Negli ultimi mesi è tornato a far discutere il fenomeno delle cosiddette “scie chimiche”, una delle teorie del complotto più longeve e diffuse dell’era digitale. Questa volta, però, il dibattito è uscito dai confini dei social network per tradursi in un’iniziativa concreta: una raccolta firme organizzata da diversi comitati cittadini e associazioni che chiede alle istituzioni trasparenza, indagini indipendenti e l’interruzione di ipotetiche sperimentazioni nei nostri cieli.
Gli obiettivi della raccolta firme
I promotori della petizione muovono da una profonda diffidenza nei confronti delle versioni ufficiali. Secondo i comitati storici del movimento, le scie lasciate dagli aerei non sarebbero semplice vapore acqueo condensato, ma un mix di metalli pesanti (come alluminio, bario e stronzio) e sostanze chimiche irrorate deliberatamente per scopi occulti: dal controllo climatico (geoingegneria clandestina) alla manipolazione psicofisica della popolazione.
La raccolta firme si pone generalmente tre obiettivi principali:
- Istituzione di commissioni d’inchiesta: la richiesta ai governi locali e nazionali di monitorare l’aria e il suolo tramite enti terzi e non governativi.
- Moratoria sulla geoingegneria: il blocco immediato di qualsiasi progetto di modificazione meteorologica.
- Trasparenza nei voli: maggiore chiarezza sulle rotte commerciali e militari e sulle sostanze rilasciate nell’atmosfera.
Per i sostenitori, la firma rappresenta un atto di “cittadinanza attiva” contro quello che definiscono un silenzio assordante da parte dei media e della politica.
La replica della comunità scientifica: solo vapore
Se dal punto di vista sociologico la raccolta firme testimonia una crescente sfiducia nelle istituzioni, dal punto di vista scientifico la teoria delle scie chimiche è considerata priva di qualsiasi fondamento.
Meteorologi, fisici dell’atmosfera e piloti aeronautici ripetono da decenni la stessa verità fisica: quelle che vediamo in cielo sono scie di condensazione (all’inglese contrails).
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