Nastri d’oro, autorizzazioni di latta: ad Alessandria si compra prima e si verifica dopo

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Ad Alessandria succede anche questo: si spendono 270 mila euro per due nastri trasportatori destinati a rivoluzionare la gestione dei rifiuti, ma solo dopo l’acquisto ci si accorge che serve verificare l’impatto acustico.

Prima si comprano le macchine, poi si scopre che fanno rumore.

Un capolavoro di programmazione amministrativa che lascia cittadini e contribuenti con una domanda semplice: possibile che nessuno abbia pensato prima alle autorizzazioni necessarie?

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Impianti pagati, annunciati, celebrati e ancora fermi.

Dovevano partire entro novembre 2025, poi entro l’inizio di maggio 2026, e adesso si parla genericamente di “qualche settimana”.

Tradotto: altra attesa, altro rinvio, altra figuraccia.

Intanto il tempo passa, i rifiuti restano a terra e la tanto sbandierata efficienza rimane sulla carta.

Colpisce poi un altro dettaglio: solo ora si decide che i nastri non funzioneranno di notte per non disturbare i residenti.

Decisione sacrosanta, certo, ma possibile che il problema del rumore emerga soltanto a giochi fatti?

Se il tema era così rilevante, perché non affrontarlo prima di investire centinaia di migliaia di euro?

E ancora: se i nastri dovranno lavorare con orari limitati, la promessa di velocizzare il servizio resterà davvero intatta o sarà inevitabilmente ridimensionata?

A questo punto si aprono anche altri interrogativi che meritano risposte chiare.

La Provincia effettuerà i rilievi fonometrici a titolo gratuito oppure ci sarà un costo da sostenere?

Sarà Amag Ambiente a farsene carico oppure la spesa finirà indirettamente sulle tasche dei cittadini attraverso il servizio rifiuti?

E se esiste un costo per lo studio acustico e per le verifiche sul rumore prodotto dai nastri trasportatori, a quanto ammonta esattamente?

Chi lo ha autorizzato e con quali criteri?

Domande legittime, soprattutto quando si parla di denaro pubblico e di un impianto che, nonostante l’investimento già effettuato, non è ancora entrato in funzione.

Si parla di 100 viaggi in meno verso Castelceriolo, di 5 mila tonnellate trattate fino a 12 mila in prospettiva, di raccolta porta a porta al 70%.

Tutto bello, tutto futuribile, tutto condizionato però da autorizzazioni non ancora arrivate e da scadenze già saltate due volte.

Il problema non è l’innovazione, che sarebbe necessaria e utile. Il problema è il metodo: prima la propaganda, poi la burocrazia.

Prima i comunicati, poi i controlli. Prima la spesa, poi le verifiche tecniche.

E nel mezzo restano i cittadini, che pagano il conto e assistono all’ennesima opera annunciata come imminente ma bloccata ai box.

In una città che avrebbe bisogno di certezze, efficienza e tempi rispettati, la vicenda dei nastri trasportatori rischia di diventare il simbolo perfetto di una gestione improvvisata: comprare subito, pensare dopo.

Fabio BOLDRIN


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