Nocciola in crisi anche nel Monferrato. Dimezzate le rese, conviene ancora?

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La crisi della corilicoltura piemontese si sente con forza anche in Monferrato, dove la nocciola è diventata in pochi decenni un pezzo identitario del paesaggio collinare accanto a vigneti e tartufo.

Il Monferrato delle nocciole

Il cuore della Nocciola Piemonte IGP – Tonda Gentile – è il triangolo collinare tra Langhe, Roero e Monferrato, che comprende le province di Cuneo, Asti e Alessandria.
Nel solo Alessandrino la nocciola occupa circa 4.000 ettari tra impianti in produzione e giovani noccioleti, con circa 500 aziende coinvolte lungo la filiera, soprattutto nelle aree collinari del Monferrato casalese e alessandrino.

Studi precedenti indicavano già nel 2016 circa 2.000 ettari di nocciole in provincia di Alessandria; negli anni successivi c’è stata un’espansione significativa, spinta dai prezzi e dalla domanda dell’industria.

Ettari e rese: il crollo nelle colline alessandrine

Secondo Coldiretti, nell’estate 2024 la provincia di Alessandria ha registrato rese medie intorno ai 5 quintali per ettaro, contro i 15 quintali che erano la media considerata normale negli anni scorsi.
Significa un calo potenziale fino al 50% delle produzioni, con situazioni più estreme in alcune zone vocate dove la cascola dei frutti è stata generalizzata.

Al livello regionale, i dati portati in Consiglio regionale parlano di un crollo del raccolto fino al –70% in alcune aree di Langhe e Monferrato, con punte oltre il –80% nell’Astigiano.
Il Monferrato, con impianti spesso più giovani rispetto ad altre zone storiche, soffre meno dove i noccioleti sono stati rinnovati di recente, ma anche qui l’altalena climatica ha lasciato il segno.

Monferrato, paesaggio UNESCO e filiera locale

Le colline del Monferrato – parte del sito UNESCO insieme a Langhe e Roero – sono oggi punteggiate da noccioleti che in molti casi hanno sostituito altre colture, soprattutto cereali e parte della vite in aree marginali.
Il modello monferrino è fatto di aziende medio‑piccole, spesso familiari, che integrano la nocciola con vite, agriturismo e vendita diretta, e che oggi sono tra le più esposte agli shock climatici e di mercato.

I numeri chiave per l’Alessandrino

  • Superficie a nocciolo in provincia di Alessandria: circa 4.000 ettari tra impianti adulti e in allevamento, quasi tutti in area collinare monferrina.
  • Numero di aziende coinvolte: circa 500 imprese tra produttori e operatori collegati.
  • Resa storica media: 12–15 q/ha nelle annate buone, con punte superiori nelle zone più vocate.
  • Resa 2024 stimata: circa 5 q/ha, con segno meno fino al 50% e situazioni peggiori in alcune vallate.

Su scala regionale, la filiera piemontese conta 27.000 ettari di noccioleti per una produzione potenziale di circa 200.000 quintali e un giro d’affari di quasi 80 milioni di euro, distribuiti soprattutto tra Langhe, Roero e Monferrato.

Crisi climatica, vecchi impianti e prezzi “illusori”

Per il Monferrato le cause sono le stesse del resto del Piemonte, ma spesso amplificate:

  • Clima impazzito sulle colline: meno freddo invernale, fioriture anticipate, piogge concentrate, ristagni idrici in alcuni fondovalle e siccità prolungata sui versanti più esposti.
  • Parassiti e malattie: diffusione di funghi del legno, batteriosi e attacchi di cimice che peggiorano ulteriormente la cascola.
  • Impianti vecchi vs impianti recenti: dove i noccioleti hanno decenni di vita, il calo è maggiore; dove gli impianti sono stati rinnovati negli ultimi 10–15 anni, il crollo delle rese è meno marcato, ma restano problemi di costi e gestione.
  • Prezzi nominalmente alti, reddito reale fragile: i listini camere di commercio indicano per la Nocciola Piemonte IGP valori intorno ai 14,70 €/punto resa e 14 €/punto resa per la Tonda Gentile Trilobata; con rese effettive bassissime, i prezzi reali per quintale possono scendere fino a 400 €/q, troppo poco per coprire i costi.

Per molti produttori monferrini il rischio è di vedere saltare il piano economico dei nuovi impianti, pensati su rese “normali” e su un clima ormai superato.

Verso una “cru Monferrato” e una nuova fase

Proprio per valorizzare le specificità qualitative delle colline monferrine, le organizzazioni agricole stanno spingendo per ottenere una “cru Monferrato” all’interno del sistema Nocciola Piemonte IGP, in modo da proteggere produttori e consumatori e distinguere l’origine dei prodotti.
Parallelamente, si discute di un piano di rinnovo degli impianti, con contributi per sostituire i noccioleti troppo vecchi e per investire in sistemi irrigui, difesa fitosanitaria avanzata e ricerca su nuove selezioni di Tonda Gentile più resistenti.


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