C’è una regola non scritta, ma ferrea, che governa le classifiche sulla qualità della vita delle province italiane. Quando i dati sono pessimi, si corre subito a chiarire: “Attenzione, si parla di tutta la provincia, non solo di Alessandria”. Quando i dati sono buoni, invece, si tace il dettaglio e si fa sapere con orgoglio che “Alessandria se l’è cavata da sola, grazie(anche) alle buone politiche”.

È un meccanismo perfetto, quasi un sistema di difesa automatica: le classifiche negative si “allargano” per diluire il danno, quelle positive si “restringono” per concentrare il merito.
La provincia di Alessandria, dal canto suo, resta la gran protagonista di questo esercizio di prestigio mentale. È grande, popolosa, densa, con centri importanti che pesano in modo significativo: da Tortona a Casale, da Acqui a Ovada, da Novi a Valenza. E quando si parla di qualità della vita, tutti questi centri contribuiscono a disegnare il quadro complessivo.
Ma se le classifiche sono cattive, improvvisamente i grandi centri “non contano più”. La provincia diventa un’entità astratta, un contenitore di numerica da cui Alessandria si distingue per virtù propria. Nessuno spiega come mai, quando i dati sono brutti, la densità demografica e il peso dei centri grandi spariscono magicamente dai conti.
Se invece i dati sono buoni, allora sì che Alessandria vale, e vale da sola. E i suoi amministratori si premurano di comunicarlo con orgoglio, senza aggiungere troppo sui fattori che hanno contribuito al risultato: la provincia intera, la rete di comuni, i centri, le infrastrutture condivise, la presenza di servizi che gravitano su Alessandria.

È un gioco che funziona perfettamente, almeno per chi ci gioca. Perché è vero: i centri zona contano moltissimo per la popolazione, per la densità, per il PIL. E se contano per le classifiche negative, allora devono valere anche per quelle positive. E viceversa.
Non si può dire che Alessandria sia “salvata” dai suoi centri quando i dati sono buoni, e poi chiamare in causa la provincia solo quando i dati sono cattivi. I due argomenti si escludono a vicenda.
Un doppio standard che fa bene agli ego, ma non alla qualità della vita.
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