E’ del 27 agosto scorso la notizia secondo cui l’ormai famigerato Destiny, il migrante di cui si erano perse le tracce da settimane, starebbe bene e sarebbe tranquillamente rientrato in Nigeria.
A dare la notizia- che in realtà di tutto si tratta tranne che di una notizia in quanto non confutabile in alcun modo- la Casa di Quartiere con un annuncio social colmo di giubilo e rilanciato immediatamente dai soliti media locali chiamati a raccolta per copiaincollare il Verbo dei professionisti dell’accoglienza.
Il comunicato diffuso dalla CdQ è di poche righe: “[emoji col cuoricino] In questa settimana siamo entrati in contatto con John, il fratello di Destiny. Oggi con una videochiamata in Nigeria siamo riusciti a parlare con lui, a salutarlo. Confermiamo quello che già diverse persone dicevano: è a casa con loro.
Sembra che la sua famiglia, con le relazioni di vicinato e una forte presenza accanto a lui, possano diventare la comunità educante di cui Destiny aveva bisogno 24 ore al giorno”. Insomma, stando agli eventi Destiny avrebbe dapprima abbandonato il giaciglio nei sotterranei del parcheggio Rovereto in cui viveva abbandonato in condizioni miserevoli, sarebbe quindi scomparso nel nulla (ne sarebbero scaturiti lacrimosi appelli e pseudo ricerche), poi un mese dopo si scopre- non si sa come- che è tranquillamente tornato in Nigeria dalla sua famiglia.

Tutto molto commovente, peccato che però ci siano alcuni punti che sfidano la ragione e l’intelligenza degli alessandrini. Probabilmente chi ha redatto il comunicato dà per scontato che siano tutti stupidi, perchè non serve affatto essere Perry Mason per unire i puntini e ragionare sui vari punti: innanzitutto la fragilissima condizione psichica di Destiny, che a malapena era in grado di attraversare la strada da solo ma che oggi riesce ad intraprendere da solo il viaggio Alessandria- Lagos, per effettuare il quale occorre prenotare un volo online, avere tutti i documenti impeccabilmente in regola, andare all’aeroporto (Milano? Torino? Genova? Palermo?), fare il check-in, attendere in sala d’aspetto, imboccare il gate giusto, imbarcarsi comportandosi in maniera normale (cosa che non era esattamente il suo forte), infine sbarcare a Lagos e chissà quali altre peripezie.
Ve lo vedete Destiny che si districa tra la burocrazia e i labirinti degli aeroporti tutto solo soletto? Ve lo vedete estrarre un passaporto fiammante e documenti perfettamente in regola dopo aver pagato i 400 euro di volo col bancomat e indisturbato, vestito di stracci e ahinoi maleodorante come spesso era, imbarcarsi accolto da sorridenti hostess in tailleur?
Suona tutto francamente molto strano, una specie di favola che vede una persona in perenne stato confusionale trasformarsi improvvisamente in uno scaltro viaggiatore capace di compiere imprese epiche e mirabolanti avventure intercontinentali. Il nostro auto-remigrato Destiny aveva evidentemente un asso nella manica, un’indole da navigato giramondo di cui pochi si erano accorti.
L’altra opzione è che in questa torbida storia ad aiutarlo siano stati i parenti, giunti in Italia col Visto per poi riaccompagnarlo di persona sul volo verso la madrepatria. Altra stangata da centinaia e centinaia di euro che non si sposa molto con lo status di rifugiato che fugge dalla miseria, va da sè. Parenti che chissà, sarebbero arrivati per forza di cose in gran segreto, una “comunità educante” mossasi solo ora che la situazione è scappata di mano e mai intervenuta prima, ad esempio quando il loro pargolo viveva in un parcheggio tra i propri escrementi: se così fosse, allora perchè chi aveva modo di contattare i parenti non lo ha fatto prima, segnalando loro che Destiny viveva di stenti in un parcheggio sotterraneo in evidente difficoltà psicologica e che quindi necessitava di un rimpatrio immediato?
L’altra presa per i fondelli è poi la divulgazione di una “verità” che nei fatti, al momento, non trova un vero e proprio riscontro: i media locali che sempre sull’attenti fanno da ufficio stampa alla galassia dell’accoglienza si sono accontentati dell’oro colato in stile instagam secondo cui una foto sarebbe sufficiente per dimostrare la (scarna, scarnissima) narrazione fatta trapelare dalla fonte: copia e incolla il post, metti la foto, dai la notizia ed ecco impacchettata la versione definitiva dei fatti.
Nessuno si è degnato però di chiedersi come mai, visto che c’era tanta fretta nel testimoniare la vicinanza a Destiny e visto che c’era tanta fretta a comunicare che fosse ritornato in Nigeria, perchè non sia stato pubblicato un bel video in cui si può trovare riscontro oggettivo dei fatti riferiti.
Un bel video in cui in un batter d’occhio si mette a tacere la gentaglia di mala fede come noi che si interroga sulle discrepanze. Far tacere noi ma anche decine di cittadini che nei commenti al post hanno tempestato di domande gli interessati, ricavandone solo un enigmatico: “Le vie extraistituzionali a volte sono efficaci”.
Cosa significhi tale affermazione sibillina non è dato saperlo. Destiny si è forse avvalso della via marittima su un gommone di trafficanti di esseri umani che rientrava in Libia? (terra peraltro notoriamente infestata da torturatori e mercanti di uomini, alla faccia del suo benessere psicofisico)…
Per questo invitiamo- come sempre abbiamo ribadito- chiunque voglia chiarire in maniera civile e democratica la vicenda ai nostri microfoni, che sono aperti a tutti senza censura, e per davvero. Se non altro per dissipare con trasparenza assoluta ogni dubbio che la città si è posta riguardo ad una vicenda evidentemente molto sentita. Siamo sicuri che chiunque possa concordare sul fatto che gli alessandrini meritino una spiegazione più rispettosa, un dialogo degno di un’opinione pubblica adulta che si è stancata di essere trattata come una mandria depensante.
M.B.
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