Massimo Berutti punta sul Marocco: “Opportunità per logistica e nuovi mercati”

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L’ex sindaco di Tortona ed ex senatore è entrato nel network dell’Organismo del Commercio e dell’Industria del Marocco in Italia. L’obiettivo è favorire nuove collaborazioni tra imprese italiane e marocchine, con particolare attenzione a logistica, import-export e sviluppo internazionale.

Da circa sei mesi Massimo Berutti, ex sindaco di Tortona e già senatore della Repubblica, fa parte dell’Organismo del Commercio e dell’Industria del Marocco in Italia. La sua presenza è indicata all’interno della Commissione “Invest in Sahara Marocchino”, una delle articolazioni dell’organismo. Il Senato conferma il percorso istituzionale di Berutti, eletto in Piemonte e componente della XVIII Legislatura.

L’organismo si presenta come un ente no profit privato, supervisionato e autorizzato dal Regno del Marocco, con sedi a Roma e Modena e una struttura composta da professionisti impegnati nello sviluppo dei rapporti economici e istituzionali tra i due Paesi.

«Creare ponti per le imprese»

Il ruolo di Berutti si concentra soprattutto sulle opportunità legate alla logistica e ai processi di importazione ed esportazione. L’obiettivo, spiega, è creare collegamenti concreti tra il sistema produttivo italiano e quello marocchino, in una fase nella quale sono numerose le aziende interessate a esplorare nuovi mercati e nuove modalità di collaborazione.

«Il Marocco è una realtà stabile e seria, con prospettive importanti», osserva Berutti. Secondo l’ex parlamentare, il Paese nordafricano rappresenta oggi il principale riferimento dell’Italia nel continente africano e occupa una posizione strategica nel Mediterraneo, anche per la vicinanza all’Europa e ai mercati internazionali.

Il rapporto commerciale tra Italia e Marocco è già significativo. Nel 2025 l’interscambio ha raggiunto circa 4,75 miliardi di euro: l’Italia ha esportato beni per 2,995 miliardi e importato prodotti marocchini per 1,757 miliardi. Tra le principali esportazioni italiane figurano macchinari, prodotti metallurgici, tessili, sostanze chimiche e apparecchi elettrici; dall’altra parte, l’Italia importa soprattutto mezzi di trasporto, prodotti alimentari, tessili e apparecchiature elettriche.

Tangeri porta d’accesso ai mercati

Uno dei punti di forza del Marocco è rappresentato dall’infrastruttura logistica. Il complesso portuale di Tanger Med è diventato uno dei principali hub del Mediterraneo e dell’Africa: nel 2024 ha movimentato 10.241.392 container, con una crescita del 18,8 per cento rispetto all’anno precedente, oltre a 142 milioni di tonnellate di merci.

Il porto costituisce un nodo strategico per le imprese che intendono operare tra Europa, Africa e Atlantico. La sua posizione consente di collegare rapidamente le produzioni marocchine ai mercati europei e, allo stesso tempo, di offrire alle aziende italiane un possibile punto di ingresso verso il continente africano.

«Le condizioni fiscali del Regno e la vicinanza all’Europa possono essere interessanti per le imprese che guardano a un’espansione internazionale», sottolinea Berutti. Un’espansione che, nella sua prospettiva, non dovrebbe coincidere necessariamente con la delocalizzazione.

Non solo delocalizzazione

L’idea proposta dall’ex sindaco di Tortona è piuttosto quella di aprire filiali, creare partnership e sviluppare presenze commerciali stabili. «Parliamo più di aprire filiali che di delocalizzare», è il ragionamento. In questo modo, le aziende italiane potrebbero mantenere in Italia competenze, ricerca e valore aggiunto, utilizzando il Marocco come base operativa o come collegamento verso nuovi mercati.

Berutti riferisce di essere già in dialogo con imprenditori di diverse regioni italiane, compresa la provincia di Alessandria, interessati a valutare possibili percorsi di investimento e collaborazione. I settori coinvolti sono soprattutto la logistica, la manifattura, l’agroalimentare, l’elettronica e i servizi collegati all’internazionalizzazione.

Anche le imprese marocchine guardano all’Italia. In particolare, quelle attive nel comparto food e nell’elettronica potrebbero trovare nel mercato italiano un interlocutore commerciale, tecnologico e distributivo.

Il valore del made in Italy

Secondo Berutti, il marchio italiano continua a godere di una forte reputazione in Marocco. «Il made in Italy è adorato e richiesto», afferma, indicando nella qualità, nella riconoscibilità e nella capacità manifatturiera italiana alcuni degli elementi sui quali costruire nuove sinergie.

La prospettiva riguarda anche il settore agricolo e agroalimentare. L’eventuale sviluppo di attività produttive in Marocco, sostiene Berutti, dovrebbe essere basato su un rapporto equilibrato con i territori e con le comunità locali: «Facciamo il nostro bene facendo il loro bene». Un’impostazione che, nelle sue parole, vuole allontanarsi da logiche di sfruttamento e puntare invece su investimenti, occupazione, competenze e crescita condivisa.

Nuovi sbocchi per le Pmi

Alla base dell’interesse verso il Marocco c’è anche la pressione che grava sulle imprese italiane. Berutti parla di un sistema appesantito dal livello della tassazione e osserva che molte aziende, con pragmatismo, sono costrette a guardare oltre i confini nazionali per restare competitive.

L’obiettivo dell’attività nella Commissione “Invest in Sahara Marocchino” è quindi individuare nuovi canali, mercati e sbocchi sul Mediterraneo, aiutando soprattutto le piccole e medie imprese a costruire relazioni internazionali più solide.

Per il sistema produttivo alessandrino, fortemente legato alla logistica, alla manifattura e all’agroalimentare, il Marocco potrebbe rappresentare un’opportunità da analizzare con attenzione: non una scorciatoia, ma un possibile tassello di una strategia più ampia di internazionalizzazione.


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