Roberto Vannacci ha decretato l’espulsione immediata di Luca Sforzini da Futuro Nazionale, il partito fondato dall’europarlamentare ed ex generale. La Direzione disciplinare del movimento ha rimosso formalmente il tesserato numero 18, accusandolo di aver “avvelenato e sabotato il partito dall’interno” attraverso continue sortite polemiche sui social e sulla stampa.
Lo scontro ideologico e le accuse di “integralismo”
La frattura definitiva è maturata dopo che Sforzini – imprenditore, esperto d’arte e figura di stampo liberale-repubblicano – ha duramente criticato la deriva radicale assunta dalla dirigenza di Futuro Nazionale.
In merito alla gestione interna e al posizionamento ideologico, Sforzini aveva recentemente dichiarato al Corriere della Sera: “In Futuro nazionale il clima è agghiacciante. Questo continuo richiamarsi al passato è deleterio… Un conto è proporre soluzioni, un altro è cercare… di introdurre una sorta di sharia cattolica.”
L’ex esponente del movimento aveva espresso profonda insofferenza verso quelle che ha definito “nostalgie naziste, saluti romani e derive illiberali” portate avanti da figure vicine al generale, invocando invano una destra moderna, risorgimentale e ancorata ai valori costituzionali.
Pronta la replica di Sforzini dopo il provvedimento: “A Vannacci i grilli parlanti non piacciono… la mia espulsione diventa una medaglia al merito”.
L’imprenditore è il fondatore e presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (il think tank ufficiale della galassia politica di Vannacci), la cui cabina di regia e sede operativa è ospitata proprio all’interno del Castello di Castellar Ponzano ne tortonese.
Il partito è comunque in fase di costituzione anche senza il castello, con Marco Botta responsabile provinciale.
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