Alessandria nella morsa del caldo: provincia ostaggio di un clima impazzito

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close up shot of melted ice cream on cone
Photo by Tobias Baur on Pexels.com

La pubblicazione dell’Indice di Vivibilità Climatica 2025 del Corriere traccia un ritratto della provincia di Alessandria che, nonostante un parziale recupero, invita a una profonda riflessione sulle condizioni ambientali del territorio. Il sessantottesimo posto conquistato quest’anno rappresenta senza dubbio un passo avanti rispetto al recente passato, ma osservando l’andamento degli ultimi venticinque anni emerge una preoccupante instabilità.

La provincia è passata dall’ottantaquattresimo posto del 2000 a un sorprendente trentaseiesimo gradino nel 2010, per poi sprofondare fino alla novantottesima posizione nel 2018 e risalire faticosamente attraverso l’ottantaseiesimo posto del 2023.

Questa continua altalena riflette la difficoltà cronica del territorio nel gestire gli effetti dei cambiamenti climatici globali a livello locale.

I nodi più critici ed evidenti emergono analizzando i dati relativi alla stagione estiva, che si conferma il vero punto debole della vivibilità alessandrina. Il rapporto assegna infatti un voto nettamente negativo al parametro del caldo africano, evidenziando ben venticinque giorni in cui il termometro ha superato la soglia dei 34 gradi, una condizione definita critica per la salute e il benessere dei cittadini.

Questa morsa di calore non si limita a picchi isolati, ma si estende nel tempo attraverso ondate di calore persistenti: sono stati registrati ben quaranta eventi consecutivi con temperature stabilmente sopra la media storica, un risultato che l’indagine boccia con un giudizio scarso. Di conseguenza, anche la temperatura percepita ha superato i 32 gradi per quaranta giorni all’anno, trasformando l’estate in un lungo periodo di forte disagio bioclimatico.

A peggiorare questo quadro si aggiungono le caratteristiche microclimatiche tipiche della Pianura Padana, che penalizzano la provincia anche nei mesi di transizione. L’escursione termica si ferma ad appena 10 gradi, un valore judged scarso che indica come la differenza di temperatura tra il giorno e la notte sia troppo ridotta per consentire un reale refrigerio notturno durante i mesi più caldi.

Il territorio soffre inoltre di una spiccata mancanza di luce solare diretta, con un deficit di soleggiamento e un tasso di nuvolosità media che raggiunge il 52 percento, entrambi considerati insufficienti. Non si ferma qui la lista dei fattori penalizzanti, poiché la provincia deve fare i conti anche con venti giorni all’anno di nebbia fitta, con una visibilità inferiore ai mille metri che incassa l’ennesimo voto scarso del report.

Nonostante la gravità di questi dati sul fronte termico e atmosferico, la provincia riesce a trovare alcuni punti di equilibrio grazie alla stabilità dei fenomeni invernali e alla scarsa frequenza di eventi meteo distruttivi. Sorprendentemente, le notti tropicali con minime sopra i 20 gradi sono state soltanto quindici, un dato ottimo che attenua in parte la pesantezza delle giornate estive. Anche la ventilazione non rappresenta una minaccia, dato che le raffiche di vento superiori ai 40 chilometri orari si limitano a sei giorni all’anno, garantendo una situazione ottimale.

Sul fronte delle precipitazioni e del bilancio idrico, la provincia si colloca generalmente nella media, con una buona tenuta sia contro le piogge intense concentrate in sei ore, sia per quanto riguarda gli eventi meteorologici estremi, limitati a un solo giorno all’anno.

Persino la siccità prolungata, con ventidue giorni consecutivi senza piogge significative, viene considerata un valore positivo per gli standard attuali.


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