Cittadella, declino imminente. “A nessuno interessa più, ogni giorno è sempre peggio”

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La Cittadella di Alessandria poteva diventare uno dei poli culturali e turistici più importanti del Piemonte, con ricadute economiche significative per l’intero territorio. Oggi, invece, resta il simbolo di un’occasione mancata.

A sottolinearlo è anche Ileana Gatti Spriano, esponente del FAI, che da anni segue da vicino le vicende del complesso monumentale: «Non si può più fare niente, non interessa a nessuno. I Bersaglieri, i Carabinieri, il bar cercano di tenere viva la Cittadella con i suoi 74 ettari, ma purtroppo si è arrivati a chiudere per evitare problemi, nella speranza che non accada mai un incidente grave».

Il riferimento è alle condizioni sempre più critiche dell’area: di notte la Cittadella risulta di fatto abitata, mentre i bastioni, progressivamente deteriorati, restano accessibili e spesso delimitati solo da una semplice catenella. Una situazione che negli anni ha sollevato più di una preoccupazione sul fronte della sicurezza.

Eppure, il destino avrebbe potuto essere molto diverso. «Io l’ho aperta nel 2011 – ricorda Gatti Spriano – e in quel momento riuscimmo a convogliare risorse del FAI. C’erano prospettive concrete». A quelle si aggiungevano i circa 25 milioni di euro previsti durante l’amministrazione Rossa, poi sfumati tra progetti mai decollati e iter non conclusi.

Nel frattempo, altri esempi europei hanno dimostrato cosa sarebbe stato possibile. «Basta guardare la “sorella minore” di Alba Iulia – osserva – che è riuscita a intercettare fondi europei e a trasformarsi in un modello di recupero e valorizzazione».

Ad Alessandria, invece, si è progressivamente affermata un’altra logica: «Si è preferito pensare a costruire da zero – ospedale, università – perché evidentemente così si guadagna di più», è l’amara constatazione.

Così, quella che poteva essere una leva strategica per il rilancio del territorio è rimasta sospesa tra abbandono e occasioni perse, mentre a mantenerla in vita sono oggi solo presìdi isolati e la memoria di ciò che avrebbe potuto diventare.

Vetrine e rovine

Per dieci giorni la Cittadella si è trasformata nel cuore dell’estate alessandrina, tra concerti e scenografie curate per il San Giorgio Festival. Ma bastava uscire dall’area del palco per ritrovare la realtà: tetti sfondati, vegetazione infestante, erba alta e segni evidenti di abbandono.

L’area eventi è stata resa agibile con interventi mirati – prato rasato, percorsi di sicurezza, controlli – mentre il resto del complesso continuava a deteriorarsi. Una frattura evidente tra la “vetrina” e ciò che resta fuori dai riflettori.

Sulla carta, la Cittadella resta una delle più importanti fortificazioni settecentesche d’Europa; nella pratica, gli spazi fruibili si sono progressivamente ridotti. Bastioni inaccessibili, fossati inutilizzati, edifici in condizioni critiche. Anche chi arriva da fuori, inizialmente colpito dalla struttura, cambia impressione entrando nel dettaglio.

Emblematico il paradosso della presenza della Soprintendenza all’interno del complesso, accanto a situazioni di degrado sempre più diffuse.

Bandiera a brandelli

A fotografare questa condizione è anche la denuncia del consigliere Maurizio Sciaudone: la bandiera tricolore ridotta «a uno straccio» e il monumento ai Caduti segnato da incuria e deterioramento. Un simbolo evidente di una manutenzione che non c’è.

Occasioni perdute

Sul futuro, il giudizio è amaro. Ileana Gatti Spriano, figura storica del FAI, traccia un bilancio netto: «L’ho aperta io nel 2011, riuscendo a convogliare risorse. Ma quei fondi sono stati utilizzati male e i 25 milioni previsti negli anni successivi sono andati persi. Ormai non si può più fare molto».

Secondo Gatti Spriano, la Cittadella poteva diventare un grande polo per il Piemonte, con ricadute economiche importanti. Altrove, come ad Alba Iulia, i fondi europei sono stati intercettati e trasformati in progetti concreti; ad Alessandria, invece, hanno prevalso scelte diverse, puntando su nuove costruzioni piuttosto che sul recupero dell’esistente.

Oggi a tenere viva l’area restano presenze isolate – associazioni, forze dell’ordine, attività interne – mentre si è arrivati a chiudere porzioni sempre più ampie per evitare rischi. Di notte, inoltre, la Cittadella risulta frequentata, con bastioni accessibili e delimitati spesso solo in modo precario.

Un presidio possibile

Tra le poche ipotesi che emergono, quella di un comitato civico di volontari, promosso anche da ex appartenenti alle forze dell’ordine, per garantire presidio e attenzione costante. Un’idea che nasce più dal senso di responsabilità che da reali prospettive operative.

Resta così l’immagine di un luogo che poteva essere una risorsa strategica e che oggi sopravvive tra eventi temporanei e degrado strutturale, sospeso tra ciò che è stato e ciò che non è mai diventato.


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