Vino alessandrino e astigiano, il bicchiere è mezzo vuoto. Viticoltori allo stremo

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Il vino piemontese attraversa una fase delicata, con segnali di sofferenza che toccano da vicino soprattutto Alessandria, Asti e le aree più esposte alla pressione dei costi, alla contrazione dei consumi e alle difficoltà di mercato. In questo quadro, il comparto alterna eccellenze in crescita, come Alta Langa e Asti Docg, a una crisi strutturale che pesa su molte aziende e sulle denominazioni più piccole.

Un sistema sotto pressione

Negli ultimi mesi il dibattito si è acceso attorno a un comparto che in Piemonte resta strategico, ma che secondo i rappresentanti del settore vive una fase di forte tensione: nel 2025, i dati riportati dagli operatori hanno indicato un calo dei prezzi delle uve fino al 30% in alcune denominazioni e un aumento delle giacenze in cantina, nonostante la produzione sia scesa del 4% rispetto al dato nazionale regionale. A pesare sono la frenata dei consumi, le incertezze dell’export e un contesto climatico sempre più instabile, con eventi estremi che aggravano i costi di gestione.

La fotografia è quella di un settore che, per molte aziende, non riesce più a garantire margini adeguati, soprattutto nelle realtà di piccole e medie dimensioni. Anche le organizzazioni di categoria hanno parlato di una crisi paragonabile, per gravità, alle fasi più dure degli ultimi anni, chiedendo interventi rapidi per alleggerire il mercato e sostenere la domanda.

Le parole di Marco Protopapa

Su questo scenario interviene Marco Protopapa, già assessore regionale all’agricoltura, che lancia un monito netto: “Le denominazioni d’origine della provincia di Alessandria rappresentano uno dei pilastri più autentici e strategici del Piemonte contemporaneo. Ma oggi questo patrimonio è sotto pressione come non mai. Gli articoli usciti in questi giorni raccontano una realtà che conosco bene: viticoltori allo stremo, costi insostenibili, prezzi delle uve in calo, aziende che chiudono. È un campanello d’allarme che la politica non può ignorare”.

Protopapa richiama anche i dati sulle chiusure aziendali e sui costi di produzione, sottolineando come il settore non possa più reggersi soltanto sulla tenuta dei singoli produttori. “I costi di gestione di un ettaro arrivano a 12.994 euro l’anno, mentre molte denominazioni non riescono più a garantire una redditività adeguata. È evidente che i piccoli produttori non possono reggere da soli”.

Il consigliere regionale insiste poi sulla necessità di una strategia che non destabilizzi il mercato: “Serve una politica che sostenga davvero chi produce, che investa sulla qualità e che difenda il valore delle nostre denominazioni”. E avverte contro il rischio di una frammentazione eccessiva: “Non possiamo permettere che i viticoltori vengano lasciati soli ad affrontare costi crescenti, cambiamenti climatici e incertezze di mercato”.

Eccellenze e contrasti

Accanto alle difficoltà, il Piemonte del vino continua però a esprimere punte di forza importanti. Protopapa cita l’Alta Langa DOCG, definita “vino dell’anno 2025”, con un valore stimato di 250 milioni di euro e una potenzialità produttiva oltre i 3,5 milioni di bottiglie. Anche l’Asti DOCG resta un riferimento centrale del territorio, tanto che la Regione lo ha indicato come vino piemontese dell’anno 2026.

Nel territorio alessandrino il vino resta un asset fondamentale, ma la tenuta del comparto appare sempre più fragile. La provincia di Alessandria conta 10.328 ettari vitati idonei alla produzione di vini DOC, oltre a 1.093 ettari senza denominazione, con punte di eccellenza come Asti DOCG, Gavi DOCG, Barbera del Monferrato DOC, Colli Tortonesi DOC, Dolcetto di Ovada DOC e Brachetto d’Acqui DOCG.

In questo quadro si inserisce anche l’arrivo dell’Asti Rosé, ufficializzato nel disciplinare nel 2026, che amplia l’offerta della denominazione e conferma la capacità del comparto di innovare. Ma la crescita di alcune eccellenze non basta a cancellare le criticità diffuse nelle aree più esposte, dove il peso dei costi e la debolezza dei margini continuano a mordere.

Turismo e futuro

Il turismo enogastronomico resta una leva decisiva, con Monferrato, Langhe e Roero che nel 2025 hanno superato 1,7 milioni di pernottamenti, ma anche questo primato dipende dalla tenuta delle vigne e delle aziende agricole. “Ma senza chi coltiva la terra – avverte Protopapa – non esiste turismo del vino. Non esiste paesaggio UNESCO. Non esiste futuro”.

Tra le micro denominazioni, si distinguono:

  • Cortese dell’Alto Monferrato DOC: un bianco legato all’Alto Monferrato, con un territorio circoscritto e una produzione limitata;
  • Grignolino del Monferrato Casalese DOC: una DOC “racchiusa” in pochi comuni del Monferrato alessandrino, dedicata al Grignolino, vitigno di nicchia;
  • Gabiano DOC: una piccola denominazione che tocca alcuni comuni della provincia di Alessandria, con una produzione limitata e un mercato ristretto;
  • Dolcetto d’Acqui DOC: una DOC che vede protagonista la provincia di Alessandria, con un territorio circoscritto e volumi bassi;
  • Dolcetto di Ovada DOC: DOC in provincia di Alessandria, legata al Dolcetto, con superfici ridotte e mercato locale;
  • Loazzolo DOC: piccola DOC monferratina, esclusiva di un solo comune e di un solo vitigno, il Moscato Bianco, che ne limita fortemente la produzione;
  • Rubino di Cantavenna DOC: territorio ristretto intorno a Gabiano, dedicato a un vino a base di Barbera e Freisa, con volumi minimi;
  • Strevi DOC (anche come sottozona di Asti DOCG) e le sottozone di Colli Tortonesi DOC (Monleale, Terre di Libarna, Derthona): aree di micro-denominazione legate a vitigni specifici, come il Timorasso, con un potenziale di qualità elevato ma con una visibilità di mercato spesso limitata;
  • Brachetto d’Acqui DOCG: DOCG di produzione relativamente piccola, con 552 ettari, legata a un territorio circoscritto e a un vino aromatico di nicchia;
  • Dolcetto di Ovada Superiore DOCG: DOCG di piccole dimensioni, riservata a una zona limitata della provincia di Alessandria.


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