Neppure la spiegazione della polizia locale ha fugato il dubbio di interpretazione
Un lettore lamenta di aver ricevuto una contravvenzione per un divieto di sosta alquanto dubbio. Ecco la sua testimonianza. Naturalmente siamo disposti a qualsiasi chiarimento da parte delle parti chiamate in causa.
Recentemente, mi sono trovato in una situazione spiacevole a Valenza, in Viale Dante, che ha sollevato non poche perplessità riguardo all’interpretazione e all’applicazione del Codice della Strada, in particolare per quanto concerne gli stalli di sosta dedicati al carico e scarico. La vicenda, che mi ha visto protagonista di una contravvenzione, evidenzia una lacuna comunicativa tra la segnaletica stradale e le direttive impartite dagli organi di controllo, un problema che, come vedremo, ha già trovato riscontro in precedenti giurisprudenziali.
Mi trovavo in viale Dante e, necessitando di effettuare una breve sosta per operazioni di carico/scarico, ho individuato uno stallo appositamente segnalato. Il cartello stradale indicava chiaramente la possibilità di sosta per un periodo limitato, con l’obbligo di esporre il disco orario. Agendo in buona fede e rispettando le indicazioni visibili, ho posizionato la mia autovettura e ho esposto regolarmente il disco orario, impostandolo sull’orario di arrivo. Al mio ritorno, con mia grande sorpresa, ho trovato una multa sul parabrezza. La motivazione? Sosta in area riservata al carico e scarico.
Confuso e convinto di aver agito correttamente, ho immediatamente contattato la Polizia Municipale per chiedere chiarimenti.
L’operatore mi ha detto che il carico e scarico è riservato agli autocarri, e io quindi, gli ho domandato a quale norma facesse riferimento e perché ciò non fosse indicato sul cartello. La sua risposta? Nessuna. Non mi sono state fornite spiegazioni più dettagliate o riferimenti normativi specifici che giustificassero tale interpretazione in assenza di un’indicazione esplicita sulla segnaletica.Questa situazione mi ha spinto a riflettere sull’articolo 158, comma 2, lettera E, del Codice della Strada, che vieta la sosta «sulle aree destinate al mercato e ai veicoli per il carico e lo scarico di cose, nelle ore stabilite». È fondamentale notare che la norma parla genericamente di “cose”, non specificando “merci” e, soprattutto, non limitando esplicitamente la possibilità di carico/scarico ai soli autocarri. Un parere del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha, infatti, chiarito che le aree di carico e scarico di “cose” possono essere utilizzate anche da veicoli diversi dagli autocarri (categoria N), purché vi sia un’ordinanza comunale e una segnaletica adeguata.
La mia esperienza a Valenza richiama alla mente un precedente significativo, la sentenza 19537/13 del Giudice di Pace di Lecce (20.11.2013). In quel caso, un’automobilista era stata multata per aver sostato in un’area di carico/scarico con disco orario. Il Giudice di Pace annullò il verbale, sottolineando che se la segnaletica verticale indicava la possibilità di sosta a tempo con disco orario (ad esempio, “20 minuti”), tale facoltà si estendeva a tutti i veicoli, comprese le autovetture, per il tempo massimo consentito. La sentenza evidenziò come un verbale troppo generico, che non specificasse se il disco orario fosse assente o se il tempo massimo fosse stato superato, fosse da considerarsi nullo. Questo precedente sottolinea l’importanza di una segnaletica chiara e di una verbalizzazione precisa, elementi mancati nella mia situazione.
La mia vicenda a Valenza evidenzia un problema di fondo: la necessità di una segnaletica stradale inequivocabile. Se un’area di carico e scarico è destinata esclusivamente agli autocarri, ciò dovrebbe essere indicato in modo esplicito sul cartello, magari con un simbolo o una dicitura specifica. In assenza di tale specificazione, e con la presenza di un’indicazione per il disco orario, è ragionevole per un automobilista ritenere che la sosta temporanea sia consentita anche alla propria autovettura per le operazioni di carico e scarico di “cose”.
Spero che la mia esperienza possa contribuire a una maggiore chiarezza interpretativa e applicativa delle norme, garantendo che i cittadini possano comprendere appieno le regole della strada senza incorrere in sanzioni ingiuste a causa di ambiguità nella segnaletica o nelle comunicazioni degli organi preposti. Non si può fare a meno di pensare che, in situazioni come questa, la mancanza di chiarezza diventi un metodo, a dir poco disgustoso, per le amministrazioni comunali di “fare cassa” sulle spalle di cittadini che, come me, cercano solo di svolgere le proprie attività quotidiane nel rispetto delle regole, per quanto poco chiare possano essere
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