La provincia a fisarmonica: il lavoro dipendente salva i giovani, ma il welfare per bambini e anziani è al palo

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Foto Mario Chichi

Nell’ultima radiografia generazionale del Sole 24 Ore, la provincia alessandrina si scopre un’isola di stabilità contrattuale per gli under 35. A frenare lo sviluppo sono però la crisi demografica, l’immobilismo politico e un ecosistema urbano poco attrattivo per le famiglie.

Resta comunque il dato più eclatante che ‘fa notizia’: la provincia è anche a misura di giovani. Unica avvertenza uguale a quando le classifiche sono pessime: i dati sono provinciali, a concorrere ai buoni risultati non è solo il capoluogo (anche se incide molto).

C’è un’anagrafe che corre veloce verso l’invecchiamento e un mercato del lavoro che, quasi per reazione, tenta di blindare le proprie risorse. L’istantanea sulla qualità della vita per fasce d’età in provincia di Alessandria restituisce l’immagine di un’economia “a fisarmonica”: un territorio capace di offrire sponde solide ai giovani adulti in cerca di stabilità contrattuale, ma strutturalmente affaticato nel garantire servizi adeguati ai poli estremi della popolazione, ovvero i bambini e gli over 65.

Nell’indice complessivo della qualità della vita il territorio alessandrino gravita storicamente attorno alla metà della classifica nazionale (70° posto). Tuttavia, è l’analisi disaggregata per generazioni a svelare le vere forze centrifughe del modello economico locale.

La mappa del divario generazionale

Target DemograficoRanking Nazionale (su 107 province)Il fattore trainanteLa criticità strutturale
Giovani (18-35 anni)25° postoStabilizzazione contrattuale e affitti accessibiliAssenza di ricambio politico (101° posto) e bassa imprenditorialità
Anziani (Over 65)44° postoCopertura posti letto in RSA (5° in Italia)Solitudine e alto consumo di farmaci per cronicità
Bambini (0-14 anni)63° postoMetratura immobiliare a disposizione delle famiglieCarenza di verde attrezzato e palestre scolastiche

Il “paracadute” manifatturiero: stabilità a tempo indeterminato

Il dato più controcorrente emerge dalla gestione del capitale umano giovanile. In un’Italia spesso descritta come la patria del precariato strutturale, Alessandria si posiziona al 38° posto nazionale per la qualità della vita dei giovani (18-35 anni). A fare da traino è un mercato del lavoro che beneficia della vicinanza strategica ai poli industriali del Nord-Ovest, ma che conserva una forte identità manifatturiera e logistica interna.

La provincia si colloca al 45° posto per tasso di trasformazione dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato. Significa che il tessuto produttivo locale – una volta superata la fase d’ingresso dell’apprendistato o della somministrazione – tende a fidelizzare la forza lavoro. Questo fattore, combinato con un mercato immobiliare che non soffre delle bolle speculative delle vicine Milano e Torino (l’incidenza dei canoni di locazione sul reddito medio è decisamente sostenibile), garantisce una buona autonomia abitativa iniziale.

Tuttavia, si tratta di un’autonomia “da dipendente”. Il dinamismo autonomo è ai minimi termini: la quota di imprese capitanate da under 35 è asfittica e il tasso di laureati nella fascia 25-39 anni è nettamente inferiore alla media del Nord Italia. A questo si aggiunge un preoccupante sbarramento d’accesso alla classe dirigente: per presenza di amministratori comunali sotto i 40 anni, Alessandria precipita al 101° posto su 107. I giovani lavorano, ma non decidono.

L’inverno demografico e l’insufficienza scolastica

Se i giovani adulti trovano una quadra economica, le difficoltà si riflettono immediatamente sulla generazione successiva. Al 63° posto nella classifica “Bambini”, Alessandria paga lo scotto di investimenti sociali comunali sotto la media.

Se da un lato lo spazio privato non manca (le case sono mediamente ampie, posizionando la provincia al 12° posto per metri quadri disponibili per nucleo familiare), lo spazio pubblico è deficitario. Il verde attrezzato si ferma a soli 11,9 metri quadri per bambino e la carenza di infrastrutture scolastiche è cronica: solo il 32,8% degli istituti dispone di una palestra. È il ritratto di una provincia che non riesce ad attrarre giovani famiglie, scontando un tasso di natalità fermo a soli 5 nati ogni mille abitanti.

Il paradosso del welfare della Terza Età

Con circa 47 over 65 ogni 100 persone in età attiva, Alessandria è una delle province più vecchie d’Italia. Una pressione demografica che ha costretto il territorio a specializzarsi nel welfare assistenziale, portandolo al 44° posto complessivo nella categoria “Anziani”.

Il sistema di accoglienza è d’eccellenza: la provincia è quinta in Italia per disponibilità di posti letto nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), con un rapporto di 48,5 posti ogni mille anziani (contro una media nazionale di 19). Un dato che dimostra una forte capacità di risposta alla non-autosufficienza.

Tuttavia, l’indicatore economico e sociale si incrina sul fronte della prevenzione e della qualità della vita attiva. La speranza di vita a 65 anni è sotto la media (20,7 anni), l’indice di solitudine (anziani che vivono soli) vede la provincia relegata al 94° posto e la spesa per farmaci legati a patologie croniche è tra le più alte del Paese.

Il commento

Giovanni Barosini, come Vicesindaco di Alessandria e Assessore al Marketing Territoriale dice la sua

“Ritengo che i risultati dell’indagine del Sole 24 Ore siano un segnale davvero importante. di fiducia e speranza, per la nostra città. Alessandria, con il suo 25° posto nella classifica nazionale, riconquista una centralità che ci rende orgogliosi, soprattutto perché questo risultato arriva in un contesto di vivibilità, costi sostenibili e dinamismo culturale. La capacità di attrarre giovani, grazie a affitti più contenuti e una qualità della vita diffusa, è un fattore chiave per il rilancio del nostro territorio.

In particolare, mi preme sottolineare il ruolo della nostra offerta sportiva e culturale: siamo 25esimi su 107 province italiane per gli impianti sportivi disponibili ai giovani, segno di una città che investe nelle infrastrutture per le nuove generazioni. Anche il dato demografico è incoraggiante: non solo registriamo più matrimoni e una stabilità familiare rispetto ad altre realtà, ma la nostra posizione strategica permette di attrarre chi cerca un equilibrio tra qualità della vita e opportunità.

Certamente, non possiamo assolutamente dimenticare le criticità. Il numero di laureati è da incrementare, così come la presenza di imprese giovanili guidate da under 35. Dobbiamo lavorare con determinazione: investendo in formazione, accompagnando i giovani nella creazione di impresa, e favorendo una partecipazione civica più ampia.
Ma i segnali positivi ci sono tutti.

In sintesi, Alessandria si conferma una città in crescita, dove i giovani possono trovare opportunità e un ambiente favorevole per crescere. Ora sta a noi, tutti, al di là dei ruoli, continuare su questa strada, rafforzando i punti di forza e affrontando con coraggio le sfide e le opportunità.
Sono molto fiducioso”


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