La situazione della viabilità attorno a Spinetta Marengo è già oggi al limite della sostenibilità e rischia di trasformarsi, nel giro di pochi anni, in una vera emergenza quotidiana per cittadini e lavoratori.
A preoccupare non è solo l’attuale congestione delle arterie stradali, ma soprattutto l’ondata di nuovi insediamenti logistici ormai imminenti, destinati ad aumentare in modo significativo il traffico di mezzi pesanti e veicoli privati.
Tra i progetti più rilevanti spicca la realizzazione del primo hub logistico italiano di Primark, un capannone da oltre 81.000 metri quadrati che sorgerà proprio a Spinetta, scelto per la sua posizione strategica e per il collegamento con il porto di Genova.

Un investimento importante, certo, che promette circa 200 nuovi posti di lavoro, ma che porterà inevitabilmente anche un flusso continuo di camion per la movimentazione delle merci su scala nazionale.
A questo si aggiunge il polo logistico di Pam Panorama, previsto tra Spinetta e Castelceriolo, con una superficie complessiva di 90.000 metri quadrati e una prospettiva occupazionale di circa 300 addetti.
Un hub destinato a servire gran parte del nord Italia, con un traffico pesante che, secondo le previsioni, si concentrerà verso il casello autostradale, ma che inevitabilmente coinvolgerà anche la viabilità locale.
Come se non bastasse, è in fase di sviluppo una grande area di sosta per camion con oltre 350 posti, destinata a diventare un nodo strategico della rete europea dei trasporti.
Un’infrastruttura moderna, attrezzata e funzionale, ma che conferma una tendenza chiara: il territorio sta diventando un polo logistico di primaria importanza, con tutte le conseguenze che questo comporta.
Il quadro si completa con la presenza già avviata di realtà come il centro di approvvigionamento Amazon e con ulteriori sviluppi previsti nello scalo merci di Alessandria.
Una concentrazione senza precedenti di attività logistiche che rischia di mettere in ginocchio un sistema viario già oggi fragile.
Di fronte a questo scenario, la domanda sorge spontanea e non può più essere evitata: le istituzioni sono pienamente consapevoli delle conseguenze delle autorizzazioni concesse?
Dare il via libera a questi insediamenti significa accettare un aumento esponenziale del traffico, dell’inquinamento acustico e delle emissioni atmosferiche.
Le rassicurazioni tecniche sul fatto che i camion non intaseranno la viabilità urbana appaiono, alla prova dei fatti, difficili da sostenere nel lungo periodo.
Perché la realtà è semplice: più poli logistici significano più camion, più traffico, più pressione su strade già congestionate.
E allora viene da chiedersi, con amara ironia ma anche con crescente preoccupazione: i lavoratori come raggiungeranno i posti di lavoro o le proprie abitazioni?
Dovranno forse prendere un elicottero per evitare code interminabili?
In questo contesto diventa non più rinviabile la realizzazione del secondo ponte sulla Bormida e un potenziamento serio e strutturale della rete stradale.
Non si tratta di opere accessorie, ma di interventi indispensabili per evitare il collasso della mobilità locale.
Lo sviluppo economico è fondamentale, nessuno lo mette in discussione.
Ma uno sviluppo che non tiene conto dell’impatto sul territorio rischia di trasformarsi in un boomerang per la qualità della vita dei cittadini.
Spinetta Marengo è oggi a un bivio.
Continuare a crescere senza adeguare le infrastrutture significa condannare il territorio a un futuro fatto di traffico paralizzato, aria sempre più inquinata e tempi di percorrenza insostenibili.
La politica e le istituzioni hanno ancora il tempo per intervenire.
Ma il tempo, proprio come le strade della zona, sta finendo.
Fabio BOLDRIN
Scopri di più da
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Commenta per primo