Diarrea a spruzzo sulla panchina
In pieno centro di Alessandria, dove un tempo passeggiavano signori con il cappello in mano e signore con il rossetto impeccabile, oggi si celebra il trionfo della civiltà contemporanea: una panchina di piazza Genova trasformata in latrina a cielo aperto, con una diarrea a spruzzo degna di un record olimpico e contornata da una generosa manciata di carta igienica e fazzolettini usati, abbandonati a terra come trofei di una battaglia persa contro l’intestino.

Che spettacolo, cittadini! Mentre i assessori parlano di decoro urbano e di rilancio del turismo, un nostro concittadino – o forse una delegazione intera, vista la quantità – ha sentito uno stimolo così urgente da non poter attendere neppure i dieci metri che separano la piazza dal bar più vicino, optando invece per una deposizione pubblica, libera, democratica, senza alcun repudio né contegno, come se la panchina fosse la sua personale tazza del water con vista monumenti.
Evidentemente i bagni pubblici sono un optional, la vergogna un lusso borghese e la diarrea un diritto inalienabile da esercitare dove capita, possibilmente in zona pedonale per massimizzare l’impatto estetico e olfattivo. Complimenti, Alessandria: tra orinate, deiezioni canine, cicche di sigaretta e ora anche questo capolavoro scatologico, stiamo costruendo una città che non si limita a raccontare la storia, ma la defeca direttamente sopra.
Chissà se il prossimo passo sarà la classica scritta «ho cacato qui» incisa con la chiave, tanto per lasciare un ricordo indelebile ai posteri. Benvenuti nel Belpaese, dove tutto scorre, soprattutto quando non dovrebbe.
Fabio BOLDRIN
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