Una estetista ricercatrice autodidatta di Tortona sta portando all’attenzione del mondo accademico un metodo innovativo per la cura della pelle che mette al centro il rispetto e il ripristino del microbiota cutaneo. Si chiama Giovanna Buratti e, nonostante non abbia una laurea formale, ha dedicato oltre trent’anni di studio e pratica all’estetica e alla salute della cute, arrivando a formulare preparati naturali privi di tossicità che stanno ottenendo risultati concreti anche su casi complessi.
Il suo lavoro è stato recentemente protagonista di una lezione magistrale presso la Facoltà di Biotecnologie dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, nell’ambito del corso di laurea magistrale in biologia, curriculum “Biologia cellulare applicata alla salute e all’estetica della cute”. A invitarla è stata la docente a contratto Stefany Castaldi, che insegna “Microbiota e benessere della cute”, corso attivo da due anni.
Ho invitato Giovanna Buratti dopo aver conosciuto il suo lavoro attraverso una ricerca online. Ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la capacità di andare oltre le tendenze del momento, adottando un approccio innovativo e pionieristico nel settore estetico, spiega la professoressa Castaldi. «In un contesto in cui spesso ci si concentra esclusivamente sull’aspetto superficiale degli inestetismi, lei ha scelto di approfondire le cause delle problematiche cutanee, studiandone i meccanismi e individuando strategie di intervento che rispettassero l’equilibrio della pelle. Ha intuito, ancora prima che il tema diventasse così diffuso, l’importanza del microbiota cutaneo.
Un metodo nato dalla pratica e dalla ricerca indipendente
La ricerca di Giovanna Buratti ha preso forma più strutturata a partire dal 2016, dopo una specializzazione in estetica oncologica. Utilizzando sostanze naturali derivate dalla melassa di canna da zucchero, senza sostanze chimiche né profumi di sintesi, ha sviluppato prodotti polifunzionali a base probiotica (con lattobacilli e bifidobatteri) per viso, corpo e capelli.
I tempi di trattamento sono generalmente più lunghi rispetto ai metodi tradizionali, ma i risultati si dimostrano duraturi nel tempo. Tra i casi documentati: cellulite, cicatrici da mastectomia, cicatrici da ustione, herpes, acne, dermatiti e varie alterazioni della cute. Il metodo è stato applicato con successo anche a pazienti oncologici e a persone affette da Sensibilità Chimica Multipla (MCS).
«I miei pazienti arrivano soprattutto da fuori regione e dall’estero: Svizzera, Francia, Emilia-Romagna, Toscana. Non sono profeta in patria», racconta Buratti con una punta di amarezza. Aveva infatti proposto gratuitamente di condividere dati e metodi con il Servizio Sanitario Nazionale e con i medici del territorio, ma l’interesse è stato scarso. Unica eccezione l’oncologa Paola Varese di Ovada, che ha mostrato attenzione al suo approccio.
Microbiota cutaneo: non solo estetica, ma vera salute della pelle
Nella lezione alla Federico II, Buratti ha presentato il suo metodo come concreta applicazione pratica di concetti che la docente Castaldi trasmette agli studenti.
«Il microbiota cutaneo rappresenta un ecosistema dinamico di microrganismi che vive sulla superficie della pelle e svolge un ruolo attivo nel mantenimento della salute cutanea. Non si tratta semplicemente di una presenza passiva, ma di una vera e propria barriera biologica capace di interagire con il sistema immunitario della cute», sottolinea la professoressa Castaldi.
L’approccio di Buratti si basa sull’idea che una pelle sana dipenda dall’equilibrio del proprio ecosistema microbico. I preparati utilizzati rafforzano la barriera cutanea, contrastano l’infiammazione e limitano la proliferazione di batteri patogeni, agendo in profondità piuttosto che solo in superficie.
Un’evoluzione del settore, non un conflitto
C’è chi potrebbe vedere in questo approccio “green” una minaccia per l’industria cosmetica tradizionale. Stefany Castaldi non è di questo avviso:
«Non credo si tratti di un contrasto tra approccio green e industria cosmetica tradizionale, ma piuttosto di un’evoluzione del settore. Oggi la ricerca scientifica sta dimostrando sempre di più quanto sia importante rispettare la fisiologia della pelle e il suo microbiota, privilegiando formulazioni più delicate e mirate. Anche le grandi industrie stanno investendo nello studio del microbiota cutaneo, dei probiotici e dei postbiotici, perché il consumatore è sempre più consapevole e orientato verso prodotti efficaci, sostenibili e rispettosi dell’equilibrio biologico».
L’esperienza di Giovanna Buratti dimostra come ricerca teorica autodidatta, passione e osservazione clinica possano anticipare e integrare i percorsi accademici ufficiali. Il suo caso rappresenta una bella pagina di innovazione italiana nel campo della dermocosmesi e della salute integrata della pelle.
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