Vive da 2 anni in una roulotte: “Mi sono salvato la salute, ora cerco una donna”

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ALESSANDRIA – Nel parcheggio del centro commerciale Panorama ad Alessandria si nasconde una storia, quella di Lino, un uomo quasi ottantenne, che da due anni vive in due roulotte parcheggiate ai margini della quotidianità cittadina.

Una scelta che lui stesso definisce in parte obbligata e in parte voluta dopo uno sfratto arrivato, secondo il suo racconto, nonostante fosse in regola con i pagamenti, senza buonuscite né alternative concrete.

Una vicenda che apre interrogativi sulla gestione abitativa e sulle fragilità sociali, ma che si trasforma anche in una dichiarazione di indipendenza personale, perché Lino rivendica con forza di aver scelto di non dipendere da nessuno e di vivere fuori dagli schemi, nonostante controlli e verifiche da parte delle forze dell’ordine che però non hanno portato a divieti formali, anche grazie a un rapporto apparentemente positivo con la direzione del supermercato che, a suo dire, avrebbe apprezzato la cura e la pulizia dell’area.

Mentre il racconto si intreccia con aspetti più personali e controversi, tra problemi di salute che lo hanno costretto a lunghi ricoveri tra Torino, Alessandria e Casale e una convinzione sorprendente, ovvero che proprio questa vita all’aria aperta abbia migliorato le sue condizioni fisiche riducendo stress e pressione, fino a definirsi oggi in equilibrio, pur nella solitudine dichiarata e nella distanza volontaria da una possibile rete familiare, una solitudine che però non esclude il desiderio di compagnia, tanto da lanciare un appello per trovare una donna con cui condividere un progetto di vita, il tutto accompagnato da dichiarazioni colorite e giudizi personali sulla società che lo circonda.

Mentre continua a vivere tra discrezione e riservatezza senza voler rivelare troppo delle sue attività passate e recenti, sostenendo di voler lavorare e rispettare gli altri, in una condizione sospesa tra marginalità e scelta consapevole che solleva una domanda di fondo: si tratta di una storia di disagio o di una forma estrema di libertà?

Fabio BOLDRIN


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