Si terrà il prossimo 23 aprile, alle 19.30, a palazzo Robellini ad Acqui Terme, la presentazione del Patto per il Nord sul territorio della provincia di Alessandria, alla presenza del segretario federale Paolo Grimoldi. Sarà l’occasione, spiegano i promotori, per illustrare valori, obiettivi e prospettive politiche di un movimento che si propone di raccogliere l’eredità del progetto originario di Umberto Bossi, riportando al centro il federalismo e la cosiddetta “questione settentrionale”.
Ad aprire i lavori sarà il segretario alessandrino, Maurizio Scalabrin (nella foto), cui seguirà l’intervento del segretario provinciale Pier Luigi Arnera, mentre sono annunciati il segretario regionale piemontese Walter Togni e le sezioni del territorio. Sono state invitate tutte le forze politiche attive a testimonianza della volontà di aprire un confronto a tutto campo dopo appena nove mesi di attività organizzata sul territorio.
Qualche esponente del centrodestra (non della Lega, per ora) ha già dato la propria adesione, giusto per osservare e mantenere buoni rapporti di vicinato, che non si sa mai.
“Riprendiamo il filo di Bossi: la Lega è diventata una nuova DC”
Maurizio Scalabrin (ex Italexit) sottolinea che Patto per il Nord nasce per riprendere “il vecchio discorso di Bossi”, quello che Salvini avrebbe progressivamente abbandonato trasformando la Lega in un partito, “da Democrazia Cristiana, che dice una cosa e ne fa un’altra”, provoca.
Il riferimento è a una Lega sempre più nazionale e governativa romana e sempre meno legata ai temi fondativi di autonomia, federalismo e difesa dei territori produttivi del Nord.
“Siamo i fondatori di un progetto voluto da Bossi per riportare in mano il federalismo e far ripartire i lavori che avevamo iniziato trent’anni fa e mai completati”. Non più solo “autonomia”, dunque, ma un vero disegno federalista, che per il Patto per il Nord deve valere sia per l’Italia sia per l’Europa: un’Unione europea federale, basata sulla sovranità popolare e non soltanto sui poteri economici.
Immigrazione, integrazione e politiche concrete
Tra i temi che verranno affrontati ad Acqui Terme ci sarà anche l’immigrazione, argomento tradizionalmente esplosivo nei dibattiti del Nord. La posizione illustrata dalla nuova formazione punta a superare la logica degli slogan: non “chiudere le frontiere”, ma costruire decreti legge e politiche strutturate, spiega Arnera, già sindaco di Sezzadio.
L’immigrazione viene comunque riconosciuta come necessaria per il lavoro, ma – sostiene – manca totalmente una strategia di integrazione, prevenzione e gestione che eviti tensioni sociali e sfruttamento.
L’idea è quella di voltare pagina rispetto a una narrazione solo emergenziale, chiedendo uno Stato che programmi flussi e integrazione, invece di limitarsi a interventi a caldo e campagne propagandistiche.
Acqui laboratorio, Alessandria e Valenza ancora da costruire
Sul piano locale, il gruppo di Acqui viene indicato come il nucleo più solido erede della “vecchia Lega” e quasi pronto per presentarsi alle comunali. Su Alessandria città, spiegano i promotori, parlare di liste è ancora prematuro: prima “bisogna avere una squadra giusta e coesa”. A Valenza, invece, non ci sarebbe stato materialmente il tempo per organizzarsi, ma l’obiettivo dichiarato è “consolidare il gruppo piano piano”.
Arnera, veterano contro la degenerazione della politica
Il segretario provinciale Pier Luigi Arnera si presenta come un veterano dell’eredità bossiana, alla quarta esperienza politica, con le idee chiarissime sul perché abbia scelto di legare il proprio nome al Patto per il Nord. Lasciò la Lega nel 2013, dopo quella che definisce la “defenestrazione di Bossi”, e a settembre dello stesso anno fu tra i fondatori di Padania Libera, nata contro una certa degenerazione della politica. Il riferimento è alla Lega di Salvini.
Arnera racconta una sensazione diffusa di impotenza che incontra parlando con le persone: “Non c’è più nulla dell’idea originaria, completamente disattesa”. Le accuse di “ce l’avete con i meridionali?” vengono rispedite al mittente: la “questione settentrionale” viene presentata come prioritaria non per ostilità, ma perché “al Nord c’è il cuore pulsante delle attività produttive, bistrattate e non attenzionate”. Se si spegne il cuore, si ferma il corpo: l’obiettivo dichiarato è riportare in alto l’attenzione sulle imprese del Nord, con una politica “della gente, per la gente” e non ridotta a gestione di potere.
Oggi il Patto per il Nord in provincia di Alessandria conta già cinque sezioni operative, con l’obiettivo dichiarato di aprirne altre e di inserirsi in una rete che, a livello nazionale, può contare su una sessantina di segreterie provinciali. Un fermento che i promotori leggono come segno di disincanto verso la politica tradizionale e di spazio per “un tipo di politica più umana”, che parte dalle strade rotte, dalle tasse e dagli ospedali, per tornare a parlare di Nord e di federalismo là dove – sostengono – altri hanno smesso di farlo.
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