Omicidio Loredana Ferrara: “Succederà ancora, se non cambiamo tutto”

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La Casa delle donne e il centro Me.dea antiviolenza commentano l’uccisione a Vignale

“Loredana Ferrara non è un caso. È l’ultima vittima della violenza sistemica contro le donne e questa cosa va detta. Sempre. Queste notizie non ci lasciano sgomente – scrivono dalla Casa delle donne – Sono il prodotto di un sistema basato sul controllo delle donne, della loro libertà, della loro possibilità di scegliere e di autodeterminarsi. Un sistema che porta un uomo a pensare di poter interrompere la vita di una donna perché quella donna ha deciso di viverla senza di lui”.

Manca educazione e fondi

Prosegue il commento della CdD: “L’educazione sessuo-affettiva viene impedita e ostacolata, i percorsi nelle scuole restano frammentati e non strutturali, i centri antiviolenza continuano a lavorare senza fondi stabili. Chi da anni si occupa di prevenzione viene delegittimato e il femminismo viene raccontato come un problema invece che come parte della soluzione”.

E poi: “In tutti gli articoli sul femminicidio di Loredana c’è lo stesso passaggio, frutto evidentemente della comunicazione con le forze dell’ordine: “non risultano denunce”, “non c’erano segnalazioni riconducibili al Codice Rosso. La verità è che la violenza di genere è evitabile, ma solo se si smette di negarla, di ridurla a fatto privato, di raccontarla come eccezione”.

Società patriarcale

Anche il Centro antiviolenza parla di incapacità degli uomini a gestire il rifiuto: “Per chi, come noi di me.dea, ogni giorno, da 17 anni, accoglie, ascolta, segue, aiuta le donne questo femminicidio toglie il fiato, genera dolore, eppure aumenta il bisogno e la forza per generare un cambiamento, che passa dalla nostra società, ancora intrisa di cultura patriarcale, di egoismo, di incapacità di accettare un rifiuto, tutte espressioni di un egoismo che nega il rispetto e la vita.

Quel rispetto che, almeno, a Loredana deve essere garantito adesso, evitando quella pornografia del dolore, con immagini del corpo coperto da un telo bianco, che nulla aggiungono all’informazione.

E’ morta una donna, che lavorava per garantirsi una sua autonomia, che voleva essere libera.

Un femminicidio non può essere ridotto a semplice “tragedia”, ma è una chiamata al coinvolgimento di tutte e tutti: il centro antiviolenza me.dea è in prima linea, e lo sarà ogni giorno, perché fare rumore serve, ma contano le azioni, la prevenzione, l’educazione sessuo-affettiva, la protezione. Serve, anche, prendere per mano una amica o una conoscente e aiutarla a entrare in luoghi dove essere capita e aiutata”.


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