A livello regionale e alessandrino si proclama l’anno della svolta nella sanità. Ma al pronto soccorso di Alessandria mancano pure le sedie per le (lunghissime) attese
Giovanni Barosini: “Il Governo stanzi più soldi, la sanità deve adeguarsi alle esigenze del territorio”
Mentre la Regione Piemonte si autocelebra parlando di anno di svolta e di impiego addirittura dell’intelligenza artificiale per migliorare il centralino prenotazioni perennemente occupato, nei Pronto Soccorso i cittadini continuano a fare la fila anche per una sedia.
Basta passare qualche ora in quello di Alessandria per capire quanto sia stonata la musica dei comunicati trionfali: da una parte l’assessore Federico Riboldi e il presidente Alberto Cirio che snocciolano numeri e slide sulle “migliorie”, dall’altra pazienti ammassati per ore, corridoi pieni e persino la mancanza di lettighe e posti a sedere.
I numeri da conferenza stampa
Secondo la Regione, il 2025 è stato un “anno di svolta” per la sanità piemontese: riduzione delle liste d’attesa, prestazioni aggiuntive serali e nei weekend, nuove assunzioni, un CUP “più moderno”.
Si parla di decine di migliaia di visite ed esami extra e di oltre 100.000 prestazioni recuperate, con l’assessorato che rivendica il “rispetto dei tempi per le urgenze” e il progressivo rientro dei ritardi post‑Covid.
Tutto bellissimo, sulla carta. Peccato che la realtà quotidiana al Pronto Soccorso di Alessandria racconti altro.

Alessandria: terzultimi in Italia e 5 ore e 40 di attesa “media”
L’Agenas ha messo nero su bianco che il Pronto Soccorso dell’Ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria è terzultimo in Italia per percentuale di accessi con permanenza pari o superiore alle otto ore: il 18,2% dei pazienti sta lì almeno così tanto, superato in negativo solo da Palermo e Napoli.
L’Azienda ospedaliera prova a ridimensionare il dato, contestando il metodo, ma conferma un numero che, da solo, racconta tutto: il tempo medio di attesa è di 5 ore e 40 minuti.
Cinque ore e quaranta di media significa che moltissime persone – soprattutto anziani e fragili – stanno lì ben più a lungo. E non in un ambiente confortevole: se mancano lettighe e sedie, come testimonia chi frequenta il Pronto Soccorso, quelle ore diventano un calvario fisico, prima ancora che sanitario.
È curioso che, di fronte a questa classifica, la reazione ufficiale non sia stata un mea culpa sull’organizzazione, ma la “frustrazione” per come vengono letti i numeri.
Per chi sta in sala d’attesa, il problema non è l’indicatore: sono le ore con il braccialetto al polso, la stanchezza, la sete, l’ansia di non sapere se e quando qualcuno si occuperà davvero di lui.
La retorica che non vede barelle e sedie
Se devi misurare quanti pazienti puoi assistere, la prima cosa che conti sono gli spazi e i supporti fisici. E quando i pazienti superano di molto lettini e sedie, non è più “attesa”, è abbandono mascherato da emergenza cronica.
Finché la Regione continuerà a raccontare “un anno di successi” e i cittadini continueranno a contare le ore su una barella (quando c’è), la distanza tra propaganda e realtà resterà il vero, enorme buco del sistema sanitario piemontese.
La stessa Azienda ospedaliera che si appresta in pompa magna a diventare istituto di ricerca a carattere scientifico – una eccellenza – chiude nel silenzio delle istituzioni il Centro di cure gratuita di palatoschisi e labbro leporino. Per fortuna i medici che operano pro bono hanno trovato un’altra ‘casa’, ma fa specie che da una parte si esaltino le qualità mediche e dall’altra si dimostri così poca sensibilità verso i pazienti più deboli. Forse perché operavano gratis?
Il gruppo di lavoro di Azione Alessandria si è subito espresso chiedendo “Chiarezza e informazione su questo fatto assurdo”. Con buona pace del motto della Città (Alessandria esalta gli umili) e della storia cittadina del sindaco Nicola Basile che creò le mense gratuite per i bambini.
“Troppe ombre sulla sanità”
Il vicesindaco di Alessandria con delega alla sanità, Giovanni Barosini commenta: “Luci ed ombre nella sanità, ma purtroppo tante ombre. Pronto soccorso, liste d’attesa, carenza di tutto il personale sanitario, in grave sovraccarico: questi i primissimi urgenti temi da aggredire, ma con concretezza e realismo. Integrazione ospedale e il territorio, altra sostanziale priorità. Certamente porremo questi temi in cima alle agende di tutti le Istituzioni, ognuno per proprie competenze ovviamente, perché la salute (è persino banale rimarcarlo!) va al di sopra di ogni altro argomento. Il Governo stanzi innanzitutto più denari!”.

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