Alessandria, dubbi sui terreni dell’ex Zuccherificio: acquistati per 905mila euro, valutati dal Comune 34mila

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Terreni acquistati da una società privata per quasi 905mila euro e destinati alla cessione gratuita al Comune di Alessandria, che li ha poi valutati poco più di 34mila euro: è il nodo della vicenda sollevata dal capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Emanuele Locci, che ha presentato interrogazione, interpellanza e richiesta di accesso agli atti.

L’operazione riguarda sei particelle catastali nell’area dell’ex Zuccherificio di Spinetta Marengo, per complessivi 20.042 metri quadrati. Il 20 maggio 2024 sarebbero stati acquistati da Valtidone S.p.A. per 741.554 euro più Iva, pari a 904.695,88 euro, nell’ambito degli accordi urbanistici legati al comparto logistico D8.

I valori che non tornano

Secondo la ricostruzione del consigliere, una perizia giurata del 2022 attribuiva a terreni comprendenti due delle sei particelle un valore di 4,20 euro al metro quadrato. Nel 2024, invece, il prezzo pattuito per l’intero compendio equivarrebbe a circa 37 euro al metro quadrato, mentre pochi mesi dopo il Comune avrebbe attribuito all’area un valore fiscale di circa 1,70 euro al metro quadrato, pari complessivamente a 34.100 euro.

Locci non formula accuse, ma chiede spiegazioni sui criteri di valutazione e sulle verifiche svolte dall’Amministrazione. «Una perizia precedente, un prezzo di compravendita e una valutazione fiscale comunale non sono automaticamente equivalenti», ha dichiarato il capogruppo, «ma proprio per questo voglio sapere quali criteri siano stati utilizzati, quali verifiche di congruità siano state svolte e quando l’Amministrazione sia venuta a conoscenza di questi valori».

Chi ha scelto le aree

Un secondo fronte riguarda l’individuazione dei terreni. La previsione di cedere gratuitamente al Comune circa 20mila metri quadrati sarebbe già presente nello schema di convenzione urbanistica approvato nel febbraio 2023, prima dell’acquisto da parte di Valtidone.

Il consigliere chiede quindi di ricostruire la catena decisionale: «Da chi è partita la proposta? Quando sono state individuate precisamente le sei particelle? Sono state valutate altre aree? E perché Valtidone ha concordato un prezzo così elevato per terreni destinati a essere successivamente ceduti gratuitamente?».

Ambiente e bonifiche

Resta aperto anche il tema ambientale. Locci aveva già contestato l’acquisizione nel dicembre 2024, temendo che il Comune potesse ricevere aree potenzialmente contaminate o da bonificare. Le deliberazioni comunali richiamerebbero le criticità della falda nell’area esterna al Polo Chimico di Spinetta Marengo e il rischio alluvionale, senza però accertare una contaminazione specifica delle sei particelle.

«La domanda è semplice: prima di scegliere quei terreni, qualcuno ha verificato concretamente le loro condizioni ambientali e i possibili costi futuri?», ha aggiunto Locci, domandando inoltre se esistano progetto, stima dei costi e risorse per il presunto Centro Studi sulle bonifiche ambientali da realizzare nell’area.

Infine, il consigliere segnala che le visure catastali continuerebbero a indicare Valtidone come intestataria dei sei mappali, nonostante il Consiglio comunale abbia approvato l’acquisizione gratuita il 17 dicembre 2024 e una determinazione sia stata adottata nel gennaio 2025 per procedere alla stipula.

«Questo dato, da solo, non dimostra che il trasferimento non sia avvenuto», precisa Locci, «ma impone di verificare il rogito definitivo, la trascrizione e gli eventuali successivi adempimenti. Il Comune è effettivamente diventato proprietario? E se non lo è diventato, perché?».

Per ottenere risposte, Fratelli d’Italia ha depositato un’interrogazione scritta con 14 quesiti, un’interpellanza per un confronto in Consiglio e un accesso agli atti con 16 richieste documentali su perizie, rogiti, convenzioni, passaggi catastali, condizioni ambientali ed eventuale atto definitivo di cessione.

«Non mi interessano risposte generiche», conclude Locci. «Voglio documenti, date, valutazioni tecniche e nomi degli uffici che hanno seguito l’operazione. Perché quando si tratta del patrimonio della città, la trasparenza non è facoltativa».


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