Amag Ambiente, follower sì, differenziata no: decine di migliaia di euro spese in comunicazione

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AMAG Ambiente ha deciso di raccontarsi. E, a giudicare dalla nota diffusa per spiegare le proprie scelte di comunicazione, lo fa con un entusiasmo che quasi fa dimenticare la realtà che gli alessandrini vedono ogni giorno per strada: rifiuti abbandonati fuori dai cassonetti, differenziata da migliorare e utenti che ancora non sanno bene dove conferire ciò che buttano.

Ma niente paura: l’azienda ha i follower.

La comunicazione come fine a se stessa

Secondo la società, è emersa l’esigenza di acquisire “autonomia comunicativa” per dialogare meglio con circa 120.000 abitanti e 60.000 utenze distribuite in 24 comuni. Un obiettivo, in astratto, sensato. Il problema è che, in pratica, AMAG Ambiente sembra aver risolto l’esigenza affidandosi non a una, ma a una vera costellazione di agenzie.

C’è la società finita nel mirino del consigliere di opposizione Emanuele Locci perché la medesima che ha seguito la campagna elettorale del sindaco Abonante, c’è quella per le relazioni pubbliche, quella per il sito web, quella per seguire le pagine social e quella per i progetti nelle scuole.

Decine di migliaia di euro di spesa. Non è propriamente una comunicazione integrata.

I like non raccolgono l’indifferenziato

La nota dell’Azienda che cerca di tacitare le polemiche di pre campagna elettorale celebra i risultati: migliaia di follower su Facebook e Instagram e oltre 100.000 visualizzazioni sui post dedicati ai servizi e alla raccolta differenziata. Numeri che, in una presentazione commerciale, suonano bene. Nel bilancio di un servizio pubblico, però, valgono poco se non si traducono in comportamenti concreti.

Perché la comunicazione non è una gara di visualizzazioni. Il successo non è quando un post viene visto: è quando il messaggio viene capito, interiorizzato e messo in pratica. È l’ABC della comunicazione e del marketing. E’ quando il cittadino sa che il pannolino non va nell’organico, che l’ingombrante non si abbandona accanto al cassonetto e che la differenziata non è un optional.

Nessun dato sulla qualità della differenziata. Nessun riscontro sugli abbandoni, anche se dobbiamo dare atto del cambio di passo contro gli incivili, a suon di multe. Nessuna valutazione sulla reale conoscenza delle regole di conferimento. Solo follower, visualizzazioni e la soddisfazione di aver “rafforzato i punti di contatto” con gli utenti.

Quanto costa farsi capire?

Il punto non è nemmeno, come qualcuno potrebbe frettolosamente sostenere, la presunta vicinanza di una delle agenzie a interessi politici. Quello è un tema che merita trasparenza e risposte, ma non è il nodo principale.

Il nodo è un altro: una società che gestisce un servizio essenziale, in un territorio con criticità evidenti, spende decine di migliaia di euro distribuendo incarichi tra molteplici operatori di comunicazione. E chiede ai cittadini di credere che il risultato siano i like su Instagram.

Se dopo mesi di campagne, post, eventi, eduainment e stakeholder engagement i rifiuti continuano a finire fuori dai cassonetti e la differenziata resta bassa, allora qualcosa non ha funzionato. Non nella strategia editoriale, forse. Non nel numero di agenzie coinvolte, nemmeno. Ma nell’obiettivo stesso: comunicare per farsi capire, non per riempire un report di metriche.

Forse serve l’ottava agenzia

AMAG Ambiente dichiara di aver operato “in modalità trasparente” e di riservarsi di tutelare la propria onorabilità. Bene. Ma la trasparenza più utile non sarebbe spiegare perché sono state scelte sei agenzie: sarebbe pubblicare i risultati reali della comunicazione. Quanti abbandoni sono diminuiti? Quanto è migliorata la differenziata? Quanti utenti hanno effettivamente cambiato comportamento?

Finché queste domande restano senza risposta, la comunicazione di AMAG Ambiente rischierà di restare ciò che appare: una macchina ben oliata per produrre contenuti, follower e visualizzazioni. il comportamento dei cittadini non si cambia in sei mesi e neppure in un anno. Ci vuole tempo’ d’accordo, ma sbandierare i click come medaglia al merito per dare fiducia ai comunicatori scelti è quantomeno singolare.

E se nemmeno questo bastasse, c’è sempre una soluzione pronta: assumere l’ottava agenzia. Magari questa volta incaricata di spiegare ai cittadini perché le prime sette non sono servite.


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