Scomparsa di Destiny, chi si prendeva cura realmente di lui?

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Ancora nessuna notizia di Destiny, il migrante che viveva in condizioni di abbandono assoluto nel Parcheggio Rovereto
scomparso da Alessandria circa un mese fa.
In molti ricorderanno infatti il “caso” che si scatenò lo scorso luglio quando il ragazzo -affetto con ogni probabilità da gravi
problemi psichici- fece perdere le proprie tracce praticamente da un giorno all’altro senza che nessuno se ne accorgesse –
compresi coloro che in teoria avrebbero dovuto tutelarne la sicurezza e la dignità personali, e cioè le cooperative che
dell’arte dell’accoglienza migranti ne han tratto un mestiere più che redditizio.

Destiny sparì nel nulla dopo anni di vagabondaggio per la città, dopo chissà quanti mesi di “soggiorno” nei meandri del parcheggio Rovereto circondato dai propri escrementi e dai propri rifiuti, dopo innumerevoli nostre segnalazioni – rigorosamente ignorate – affinchè qualcuno intervenisse per dare risposte ad una situazione che definire raccapricciante era un eufemismo.

Il “caso”, dicevamo: appena circolata sui social la notizia della scomparsa di Destiny, alla città di Alessandria toccò infatti
assistere alla discesa in campo delle truppe cammellate dell’Accoglienza che, a reti unificate sui principali media locali
manco fossimo in Korea del Nord, piangevano lacrime di coccodrillo con accorati appelli per ritrovare il figliol prodigo. E
poi naturalmente mega carrellate di foto sui social: Destiny che riceve abbracci e sorrisi, Destiny che suona il pianoforte,
Destiny che si deterge i piedi in una bacinella, Destiny che “tranquillo siamo qui noi” come nella canzone degli 883,
Destiny accolto e circondato di affetto come per dire a tutti: visto, ecco la prova inconfutabile che noi ce ne siamo
occupati.

Da qui i primi scricchiolii nell’opinione pubblica alessandrina: ma se appunto conoscevate la situazione, perchè Destiny
dormiva in mezzo alla propria merda nei sotterranei di un parcheggio? Com’è possibile che per giorni nessuno degli
addetti ai lavori si sia accorto della sua sparizione?

Da quel momento in poi vi fu una vera e propria tempesta social che sconquassò in un colpo solo, in un evento solo,
la credibilità di tutta la retorica riguardante l’accoglienza migranti in città: come accadde soprattutto su questa pagina,
migliaia e migliaia di commenti, interrogativi ed alzate di scudi, accuse e scuse, furiosi scambi tra i cittadini attoniti
che si chiedevano come fosse mai possibile che un migrante in quelle condizioni non fosse stato preso in custodia da
nessuno a tempo debito. Aveva il permesso di soggiorno o era irregolare? Qualcuno aveva espsoto regolare denuncia
alla Questura? Dove diavolo erano coloro che, una volta scomparso, ne piangono l’assenza e si preoccupano?

Una cosa, però, nel frattempo è emersa: a occuparsi concretamente di Destiny era il nostro lettore Jamal Benyamin, che ci ha inviato foto e video insieme al ragazzo. Era lui, da privato, a fargli fare la doccia, a dargli vestiti puliti e cibo, a portarlo dal barbiere: tutta quella “manutenzione ordinaria” che, evidentemente, i professionisti dell’accoglienza avevano delegato alla buona volontà altrui, pur accaparrandosene il merito. E tutta questa opera di carità veniva portata avanti da Jamal in sordina, senza chiedere nulla a nessuno, anzi, di tasca propria. Un’opera di carità che ha gratificato spiritualmente Jamal, ragazzo islamico che crede nel paradigma della solidarietà che si legge nel Corano. Un esempio, insomma, per i professionisti che credono solo nel Dio denaro.

Fatto sta che ad oggi, e siamo a fine agosto, di Destiny non si sa ancora nulla nè dove sia finito, nè in che mani. Nessuno
ci ha più aggiornati, nessuno tra quelli che a caldo piangevano copiose lacrime di preoccupazione ha più fatto sapere a che punto sono le ricerche, se qualcuno ha finalmente avuto modo di contattarlo o se ci sono sviluppi di qualsiasi genere.
Al momento tutto tace. Passato il clamore emotivo, Destiny è finito nel dimenticatoio, in cavalleria, e noi non siamo affatto maliziosi da pensare che forse ma proprio forse possa esserci un certo interesse d’immagine nel far dimenticare questo infausto episodio alla cittadinanza, guai …

M.B.


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