Alessandria è diventata un gigantesco laboratorio a cielo aperto, dove ogni scavo sembra un esperimento sul limite di sopportazione dei cittadini. E ogni volta che si rompe un tubo o salta la luce, la risposta è sempre la stessa: “ci scusiamo per il disagio”.
Una città a secco… per colpa dei lavori
Martedì pomeriggio mezza Alessandria si è ritrovata senza acqua per ore, da corso Cento Cannoni agli Orti, passando per zona stadio e via Giordano Bruno. Non un guasto “misterioso”, ma la rottura di uno dei principali tubi dell’acquedotto in un cantiere del teleriscaldamento in via Damiano Chiesa, all’angolo con via Piave.alessandrianews.ilpiccolo+1
Il tubo, una condotta di grande portata, è stato centrato in pieno, svuotando in poco tempo i serbatoi di via san Giovanni Bosco e di Regione Aulara e lasciando a secco un pezzo importante di città. Per rimettere in pressione la rete ci sono volute ore, con i tecnici costretti a dirottare i flussi su altre linee e ad attivare tutti i pozzi, compresi quelli di riserva.

“Incidenti troppo frequenti”: la pazienza finita di Sogeri
La scena è ormai nota: cantiere, escavatore, tubazione che salta, quartieri senza acqua e cittadini che scoprono il problema solo quando aprono il rubinetto. Ma stavolta è la stessa Sogeri, gestore della rete idrica, a dire a chiare lettere che “questi incidenti stanno avvenendo in maniera troppo frequente” e che la ditta che lavorava in via Chiesa “sapeva dell’esistenza del tubo”.
Tradotto: non è un caso isolato, è un sistema che non funziona. C’è chi assegna appalti, chi scava, chi gestisce la rete, ma intanto chi resta senza acqua sono sempre gli stessi: i cittadini. E i danni, materiali e immateriali, difficilmente verranno rimborsati a chi si è trovato senza servizio in pieno pomeriggio per colpa di un cantiere “distratto”.
Spesso del teleriscaldamento che per via dei larghi e lunghi tubi da posare, deve sventrare non poco dove passa.
Valmadonna e le vie senz’acqua “per lavori urgenti”
Perché non si vive di soli grandi guasti: c’è anche la stillicidio dei disservizi annunciati all’ultimo minuto come “interventi urgenti”. A Valmadonna le vie della Manza e Costa San Giorgio sono rimaste senza acqua per tutta la giornata, mentre in via Piave – sempre lei – è stata programmata un’interruzione della fornitura nel pomeriggio, nel tratto tra corso Lamarmora e spalto Gamondio
Anche qui la narrazione è la stessa: lavori alla rete, necessità tecniche, disagi temporanei. Ma tra guasti imprevisti e cantieri programmati, l’impressione è quella di una rete idrica spremuta al limite, gestita con schemi da anni Ottanta in una città che nel frattempo è stata sventrata, asfaltata, rialzata e ribassata a colpi di progetti e microcantieri.
Blackout: quando la luce diventa un optional
Se l’acqua va e viene, la corrente non sta molto meglio. Nell’ottobre 2025 diverse zone di Alessandria – dagli Orti alla Pista fino all’area della stazione – sono rimaste al buio dalle 22 per un blackout improvviso, durato una decina di minuti ma sufficiente a creare allarme e chiamate al 118. Nessun temporale, nessun picco di consumi: semplicemente la rete che cede, nel momento meno atteso, magari per qualche cavo tranciato o danneggiato dalle escavazioni fatte un po’ così.
Cantieri ovunque
L’estensione della rete di teleriscaldamento porta chilometri di nuove tubazioni sotto le strade e, con loro, cantieri aperti in Pista, in centro, nei sobborghi. Ogni posa comporta scavi, deviazioni, interruzioni, e ogni interruzione è un potenziale incidente in più su una rete già complessa, dove acqua, gas, fibra e luce convivono sotto un manto stradale spesso rifatto a strati.
La sensazione è che i cantieri parlino poco tra loro e pochissimo con chi gestisce i servizi: si lavora “sulla fiducia”, con rilievi che dovrebbero prevenire rotture e che invece non bastano a evitare la demolizione di una condotta da 400 millimetri. Il risultato è un cortocircuito: si investe per “modernizzare” la città, ma nel frattempo si mette in ginocchio la quotidianità di chi ci vive, tra rubinetti asciutti e interruttori che diventano puramente decorativi.
I cittadini, cavie del grande cantiere permanente
In questo scenario, l’alessandrino medio non è un utente ma una cavia: si sveglia e scopre che non c’è acqua, torna a casa e trova la scala buia, si affaccia e vede l’ennesimo cantiere spuntato come un fungo all’angolo della via. Le comunicazioni ufficiali parlano di “disagi contenuti” e “situazioni sotto controllo”, gli operatori sul campo faticano davvero per ripristinare servizi essenziali, ma il quadro complessivo è quello di un territorio in cui la programmazione è un optional e la responsabilità si perde tra un appalto e una subfornitura.
Se ogni rottura viene derubricata a “incidente”, ogni blackout a “episodio isolato” e ogni interruzione a “necessità tecnica”, allora il problema non è il singolo guasto ma una gestione che considera il cittadino un dettaglio accessorio del cantiere.
Sotto accusa sono i cantieri del teleriscaldamento, opera faraonica che non smette di far discutere.
Per fortuna la memoria di You Tube è lunga e limpida. Nel 2020 l’allora consigliere 5 Stelle Michelangelo Serra si scagliava da ‘architetto competente in impianti termotecnici’ proprio sul grande cantiere del teleriscaldamento alessandrino. Lo considerava ‘roba superata da Germania dell’Est anni ’50’, scagliandosi contro la giunta Rossa e Cuttica – in particolare contro l’assessore Giovanni Barosini, oggi suo vicesindaco e collega di giunta – per le mancate risposte.
“Ho seguito le sorti analoghe di Asti e Torino e non ha senso. Il teleriscaldamento monopolista non ha più senso”, proseguiva Serra dietro la mascherina. Per poi concludere: “Meglio il 110% che ci fa risparmiare”. Ah.
Questo nel 2020. Naturalmente il progetto era già avviato ed era impensabile fermarlo; probabilmente Serra avrà ricevuto rassicurazioni sul progetto che non fosse più in stile DDR, e sicuramente da tecnico oggi vigilerà strettamente sui cantieri per evitare i disagi lamentati già sei anni fa dai cittadini.
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