Le piccole e medie imprese alessandrine reggono l’urto di un quadro internazionale sempre più incerto, strette tra due conflitti globali, il nuovo rialzo dei tassi della Banca Centrale Europea e un clima politico nazionale già condizionato dalla campagna elettorale. A fotografare la situazione alla vigilia dell’assemblea soci Confapi Industria Alessandria del 18 giugno è il presidente Antonino Giustiniani, che individua nelle Pmi del territorio «una forte capacità di adattamento» e parla di imprese «resilienti», pur con margini sempre più compressi.
Pmi alessandrine: poche casse integrazioni, margini in calo
Un indicatore concreto dello stato di salute del tessuto produttivo è la cassa integrazione. Nel perimetro Confapi le richieste sono rimaste limitate, segno che le aziende, almeno finora, hanno scelto di non fermare la produzione e di mantenere l’occupazione. La tenuta non significa però assenza di difficoltà: la marginalità, spiegano dall’associazione, si è ridotta per l’aumento dei costi e per un contesto di domanda debole, ma le imprese hanno fin qui dimostrato di sapersi adattare a mercati mutevoli e a shock imprevisti.
Il quadro settoriale è molto differenziato. Moda e automotive restano in sofferenza evidente: nel primo caso pesano la flessione dei consumi e la competizione globale, nel secondo le incertezze di una transizione energetica gestita a colpi di stop-and-go normativi. In entrambi i comparti problemi strutturali irrisolti da anni si stanno scaricando sul presente, frenando investimenti e piani di crescita.
Tassi BCE e rischio “recessione endemica”
Sul fronte macroeconomico la preoccupazione principale riguarda la politica monetaria. L’ultimo rialzo da 0,25 punti dei tassi BCE, con il tasso sui depositi portato al 2,25% e quello principale al 2,40%, viene letto dal mondo Confapi come una scelta sbagliata, capace di incidere negativamente sul costo del credito per imprese e famiglie. Il rischio indicato è quello di una sorta di “recessione endemica”: non necessariamente profonda, ma ricorrente, che rende più difficile programmare investimenti di medio-lungo periodo.
A questo si sommano le tensioni internazionali. Se la guerra in Ucraina resta un fattore di instabilità ormai “strutturale”, il fronte Usa–Iran, pur percepito come potenzialmente a termine, aggiunge ulteriori elementi di incertezza su energia, forniture e clima di fiducia. Per un sistema produttivo come quello alessandrino, fortemente integrato nelle catene del valore europee, il combinato disposto di conflitti e tassi in salita rappresenta un freno oggettivo.
Politica industriale sospesa in attesa del voto
Sul terreno delle politiche nazionali, Confapi segnala il ritardo dell’iper-ammortamento, evocato a inizio anno ma non ancora operativo, e più in generale una fase di stallo legata all’avvicinarsi delle elezioni politiche, previste ad aprile del prossimo anno. La lettura è che un governo in pre-campagna elettorale, quale che sia il suo colore, tenda fisiologicamente a limitarsi alla gestione ordinaria, rinviando le scelte più impattanti su imprese e investimenti.
Le richieste del mondo delle Pmi restano quelle di sempre ma ancora in gran parte inevase: vera semplificazione burocratica, incentivi stabili sotto forma di crediti d’imposta per innovazione, digitalizzazione ed efficienza energetica, e un quadro di regole prevedibile. Sul fronte fiscale, Confapi rilancia la necessità di spostare gradualmente il peso della tassazione dal lavoro ai patrimoni, in risposta a una forbice tra ricchi e poveri che si allarga e a un ceto medio sempre più sotto pressione.
Tra AI, difesa e crescita “non zero virgola”
Guardando al futuro, l’intelligenza artificiale è vista come un fattore chiave di competitività: uno strumento per incrementare produttività, qualità e capacità di analisi, a fronte però di un potenziale costo sociale che andrà gestito con politiche di formazione e ricollocazione. Il giudizio sul posizionamento europeo è critico: mentre Stati Uniti e Cina si contendono la leadership tecnologica globale, l’Unione tende a muoversi in ritardo, più sulle regole che sulla capacità di presidiare i mercati.
Anche il tema delle spese per la difesa viene letto in chiave economica oltre che geopolitica. L’aumento degli investimenti militari, pur divisivo nell’opinione pubblica, viene considerato inevitabile in un contesto in cui la protezione garantita da Usa e Nato appare meno scontata rispetto al passato. Se ben orientate, quelle risorse potrebbero tradursi in filiere industriali avanzate, posti di lavoro qualificati e ricerca applicata, con ricadute anche sul tessuto produttivo civile.
Dentro questo scenario, le imprese associate a Confapi Industria Alessandria mostrano un atteggiamento di prudente ottimismo: la priorità è evitare una stagnazione prolungata, puntando a una crescita “non dello zero virgola ma almeno dell’uno virgola”, sufficiente a sostenere investimenti e occupazione. In attesa di segnali più chiari da mercati, banche centrali e governo, la sensazione è quella di un sistema produttivo che tiene la barra dritta, facendo leva ancora una volta sulla capacità tipicamente alessandrina di resistere, adattarsi e – quando possibile – ripartire.
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