“Settore in crisi strutturale”: senza un tavolo permanente l’agricoltura rischia di spegnersi entro pochi anni

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L’agricoltura piemontese, e in particolare i cereali, sta entrando in una fase di vera e propria emergenza economica: rese in calo, prezzi inchiodati sotto i costi e costi energetici e dei fertilizzanti alle stelle stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di molte aziende.

Raccolti poveri, conti in rosso

Con maggio sono partite le prime raccolte – dal fieno maggengo ai cereali da biomassa – ma i volumi sono già deludenti dopo un inverno siccitoso e una primavera rimasta fredda fino a metà mese. Il quadro conferma una tendenza nazionale: eventi estremi, siccità prolungata e anomalie climatiche stanno erodendo le produzioni agricole, con decine di episodi di danni ai raccolti registrati ogni anno.

Per il grano le aspettative sono pessime: in molte aziende i raccolti non saranno sufficienti a coprire i costi, figuriamoci a garantire un reddito dignitoso. Organizzazioni di categoria segnalano che già nel 2025, in province come Alessandria, la forbice tra prezzo riconosciuto e costi reali rendeva antieconomica la produzione sotto i 250 euro a tonnellata.

Prezzi schiacciati e importazioni che affossano il mercato

Mentre i campi producono meno, il mercato continua a pagare il grano (e non solo) a prezzi fermi o addirittura in calo rispetto ai costi di produzione. La denuncia che arriva dal mondo agricolo è netta: il prezzo riconosciuto al produttore non tiene più insieme conti aziendali, investimenti e lavoro delle famiglie.

In questo scenario l’arrivo di navi cariche di cereali dal resto del mondo rischia di essere il colpo di grazia per il grano nazionale. Le organizzazioni agricole piemontesi parlano da mesi di una concorrenza al ribasso che deprime ulteriormente i listini interni, mentre gli agricoltori devono fare i conti con costi europei e incassi da mercato globale.

Costi esplosi: gasolio, concimi e manutenzioni fuori controllo

Se i ricavi sono fermi, i costi corrono. Il conflitto in Medio Oriente ha innescato una nuova fiammata su carburanti e fertilizzanti, settori già stressati da anni di crisi energetica. Per molte aziende il gasolio agricolo è tornato a essere una voce che pesa come un macigno sui bilanci, insieme ai concimi e ai fitofarmaci.

Non va meglio sul fronte della manutenzione: pezzi di ricambio, officine e servizi tecnici hanno visto rincari importanti negli ultimi anni, che non sono stati compensati da un adeguato aumento della produzione lorda vendibile. Il risultato è una morsa che stringe le imprese su tutti i lati: meno prodotto, ricavi stagnanti, costi di produzione eccezionalmente elevati.

Allarme dal mondo agricolo: “Il settore è al collasso”

In questo contesto il grido di allarme degli Agricoltori Autonomi si fa sempre più forte: dopo due anni di denunce sulla crisi del settore, l’associazione parla ormai apertamente di “collasso” del comparto agricolo. Nelle note inviate alle istituzioni viene sottolineato come la crisi, inizialmente minimizzata, sia oggi talmente evidente da non poter più essere celata nemmeno dalle sigle tradizionali.

A conferma di questo clima, anche CIA Piemonte Valle d’Aosta, per voce del presidente regionale Gabriele Carenini, ha lanciato nelle scorse settimane un appello per un tavolo di confronto sulla crisi con tutti gli attori della filiera. Lo stesso Carenini ha parlato di “mesi difficili” e di aziende strette tra aumento dei costi e prezzi di mercato sempre meno remunerativi.

UE: aiuti straordinari, ma basteranno?

Di fronte all’esplosione dei costi, Bruxelles ha aperto la strada ad aiuti di Stato straordinari per sostenere gasolio e fertilizzanti, riconoscendo esplicitamente l’agricoltura tra i settori più esposti agli shock energetici legati alla crisi in Medio Oriente. Le nuove regole consentono ai governi nazionali di coprire una quota consistente dei costi extra, arrivando in alcuni casi fino al 70% dei rincari e fino a 50 mila euro per azienda agricola.

Per gli Agricoltori Autonomi si tratta di una parziale vittoria: da mesi chiedevano misure eccezionali proprio su carburanti e fertilizzanti, richieste che erano state bollate come irrealistiche e “insostenibili”. Ora che la Commissione UE ha ufficialmente aperto a un quadro temporaneo di flessibilità, il timore è che gli interventi arrivino tardi e con risorse insufficienti, trasformandosi in un semplice “zuccherino” incapace di invertire la rotta.

“Subito un tavolo permanente della crisi agricola”

Sul tavolo, però, non c’è solo il tema dei ristori. Da gennaio 2025 gli Agricoltori Autonomi chiedono l’apertura di un tavolo permanente sulla crisi agricola presso l’assessorato regionale, per discutere di agricoltura in modo concreto e continuativo, con una rappresentanza più ampia che includa tutte le realtà associative. Finora, denunciano, gli appelli sono rimasti sostanzialmente inascoltati, nonostante anche in sede di commissione agricoltura – nell’audizione del 15 aprile – la richiesta sia stata ribadita con forza.

Nel mirino finiscono i tavoli “vecchio stile”, quelli in cui i funzionari regionali si limitano a illustrare i fondi disponibili e le modalità di accesso, mentre le sigle agricole si accordano sulla ripartizione delle risorse. Secondo gli Agricoltori Autonomi questi meccanismi sono ormai obsoleti e non all’altezza di una crisi strutturale che sta svuotando le campagne e mettendo in ginocchio interi comparti produttivi.

Un comparto appeso a un filo

Nel giro di pochi anni il Piemonte rurale è passato dall’essere un motore da 4,5 miliardi di euro di produzione agricola a dover fare i conti con una combinazione esplosiva di crisi climatica, squilibri di mercato e instabilità geopolitica. Siccità, gelate tardive, grandinate e ondate di calore si susseguono, mentre l’esplosione dei costi energetici e logistici erode margini già ridotti all’osso.

Se a tutto questo si aggiungono prezzi schiacciati dal peso delle importazioni e da una filiera che non riconosce più il valore del prodotto italiano, il rischio è che molte aziende decidano semplicemente di chiudere. Senza un intervento immediato – fatto di sostegni economici, ma anche di scelte politiche chiare sulla sovranità alimentare e sulla dignità del lavoro agricolo – interi territori rischiano di vedere scomparire in pochi anni quel tessuto di imprese e famiglie che ha garantito per generazioni cibo, paesaggio e presidio del territorio.


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