Per ragioni a noi mortali ancora oscure, giugno è stato decretato “il mese del Pride”: le multinazionali tingono i loro loghi coi colori dell’arcobaleno, le pubblicità si popolano di sorridenti coppie omosessuali, i media progressisti incosapevolmente sorosiani decantano “la mobilitazione civile”, i politici si inerpicano in bizzarre dichiarazioni inclusive di facciata come se fossero obbligati a prendere la medicina e le città offrono le loro strade per un weekend alle parate del movimento LGBT ed i suoi estimatori.
E’ ciò che è accaduto – per il sesto anno di fila – sabato scorso per le vie di Alessandria: i carri, le drag queen, i trans, i volti pitturati, le femministe danzanti, le uniformi eccentriche e i triti e ritriti slogan gridati contro chissà chi del tipo “love is love”, “amate chi volete tranne i fascisti”, abbasso l’omotranslesbomosexbigottofobia medievale, i diritti, le discriminazioni, le minoranze, l’immancabile Italia rimasta ancorah indietroh.
Eppure la domanda rimane sempre la stessa: quali diritti vengono negati, ad oggi anno 2026, agli omosessuali? Uno spettacolo che, francamente, è diventato più la caricatura di sè stesso piuttosto che un vero e proprio movimento di protesta credibile, solido, coerente e… utile alla causa.
Nell’osservare infatti tutti quei volti instagram felici, impegnati ad ostentare la gioia di vivereliberi – col passare degli anni – è inevitabile percepire un certo automatismo stanco, un cantarsela e suonarsela da soli che più che mai stride con le vere esigenze e problematiche del Paese, della città, della propria comunità di appartenenza: cosette come insicurezza e violenza per le strade, baby gang e maranza, potere d’acquisto ridotto all’osso, stipendi al palo dal 1990, sanità pubblica al collasso, salassi in bolletta, tassazione che dissangua e precariato dilagante.
Ma non giriamoci intorno: quelli che vanno al Pride sono “quelli de sinistra”, quelli che fanno rima con accoglienza indiscriminata per tutti perchè non esistono confini e nessuno è illegale, quelli che irridono i cristiani ma guai a fare battute sull’islam, religione tra l’altro notoriamente aperta all’omosessualità e al party-hard libertino; gente cioè che inconsapevolmente aderisce a sua volta ad una sorta di culto laico con nemici immaginari (gli italiani in generale) e che non ha contezza delle prorprie gigantesche contraddizioni.
Speriamo almeno che si siano divertiti e che abbiano passato un piacevole fine settimana, perchè altro non resterà – temiamo – di questa ennesima marcia stanca.
M.B.
(foto Pride Alessandria 2023)
Scopri di più da
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Commenta per primo