In un tempo segnato da tensioni, incertezze e conflitti, il messaggio della Parola di Dio risuona con una chiarezza disarmante: “Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore” (Ebrei 12:14).
Non si tratta di un invito facoltativo, ma di una chiamata profonda che coinvolge ogni credente cristiano nella propria vita quotidiana.
Quando la Scrittura parla di pace, non si riferisce semplicemente all’assenza di guerra o di conflitti esteriori.
Nel Vangelo leggiamo: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).
Qui emerge il significato più autentico della pace, lo shalom biblico: una condizione di armonia, giustizia e comunione piena con Dio e con il creato.
Questa pace trova il suo compimento in Cristo.
Egli stesso dichiara: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Giovanni 14:27).
La pace di Gesù non dipende dalle circostanze esterne, ma è una realtà interiore che sostiene anche nelle difficoltà.
È la certezza che, qualunque cosa accada, non siamo soli: “Non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Ebrei 13:5).
Alla luce di questo, atteggiamenti aggressivi, divisioni e rancori non dovrebbero caratterizzare la vita di chi si definisce cristiano.
L’apostolo Paolo esorta: “Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti” (Romani 12:18).
È un impegno concreto, che richiede umiltà, perdono e una continua conversione del cuore.
Non dobbiamo dimenticare da dove siamo stati salvati.
Senza il sacrificio di Cristo, l’uomo era perduto, ma attraverso la sua croce siamo stati riconciliati: “Egli infatti è la nostra pace, colui che dei due popoli ne ha fatto uno solo, abbattendo il muro di separazione” (Efesini 2:14).
Questa riconciliazione verticale con Dio diventa la base per una riconciliazione orizzontale con gli altri.
La pace, dunque, è un dono divino ma anche un campo da coltivare.
Come ogni dono, va custodito e fatto crescere.
Paolo lo ricorda chiaramente: “La pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù” (Filippesi 4:7).
È una pace che protegge, che trasforma, che rende testimoni credibili.
Oggi più che mai, in un mondo segnato da fragilità e smarrimento, i credenti sono chiamati a essere portatori di questa pace.
Non una pace superficiale o apparente, ma quella che nasce dalla presenza viva del Signore nella propria vita.
Essere costruttori di pace significa scegliere ogni giorno la via dell’amore, del dialogo e della fiducia in Dio.
Significa testimoniare, con la propria esistenza, che la vera pace esiste ed è accessibile a tutti coloro che camminano con il Signore.
Perché, come ci ricorda ancora il Vangelo: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).
Fabio BOLDRIN
Sara BORGOGLIO
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