Da quasi dieci anni un rifugio per donne in condizione di fragilità: il bilancio dell’Ostello Femminile

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Alessandria – È diventato un punto di riferimento importante per le donne che vivono condizioni di fragilità, grazie all’aiuto di Caritas e dell’associazione Opere di Giustizia e Carità e ai contributi economici elargiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, dal Comune di Alessandria e dal Cissaca. È l’Ostello Femminile che dal 2013 offre accoglienza quotidiana in una struttura dotata di 8 camere doppie (per un totale di 16 posti letto), ciascuna con servizi, più altre due riservate alle mamme con bimbi al seguito.
La sede di Spalto Marengo 37 è aperta tutti i giorni dalle 19:30 alle 8:30 del mattino successivo e comprende anche una cucina, una sala per la colazione (distribuita tutte le mattine dagli operatori Caritas) oltre a un locale lavanderia con lavatrice e asciugatrice. Ogni sera e per tutta la notte due operatrici sono a totale disposizione delle ospiti, che sono accolte e rifornite dei generi di prima necessità e igiene personale. L’ammissione alla struttura avviene dopo un primo colloquio al Centro di Ascolto di via delle Orfanelle 25.
Sono donne senza fissa dimora, donne sole con fragilità sociali ed economiche, ragazze vittime di tratta o donne di origine straniera in cerca di lavoro, quelle che solitamente chiedono accoglienza e hanno bisogno di un posto letto ma anche di quel genere di supporto che può portare al reinserimento sociale, anche se rimane bassa la percentuale di coloro che riescono a trovare una sistemazione definitiva.
Con l’insorgere della pandemia il numero di nuovi accessi è diminuito: basti pensare che in tutto il 2018 sono state una cinquantina le donne che hanno pernottato all’Ostello di Spalto Marengo, più di 40 nel 2019. “mentre alla fine del primo anno pandemico – ha sottolineato Fabio Bruni, operatore Caritas – gli accessi sono scesi a 31, questo perché soprattutto nel 2020 la possibilità di spostarsi è stata molto limitata”.
“Nel corso del 2021 sono state 33 le donne ospitate nel nostro Ostello – ha spiegato ancora Fabio Bruni, operatore Caritas – di cui 23 di origine straniera, per un totale di 5.253 pernottamenti. Negli anni ‘pre Covid’ il regolamento interno prevedeva fino a un mese di ospitalità, scaduto il quale era necessaria una ‘pausa’ di almeno 15 giorni prima del successivo accesso per dare modo a più persone di usufruire del servizio. La pandemia, però, ha modificato e in parte rallentato il normale funzionamento della struttura arrivando a trasformare l’ostello in una sorta di “casa” di lunga degenza, anche in considerazione del fatto che diverse ospiti sono affette da disagi psichici o patologie di varia natura, e di conseguenza hanno bisogno di essere seguite con maggiore attenzione. Per casi di questo tipo chiediamo supporto al Dipartimento di Salute Mentale”.
Prima del Covid era abbastanza consueto ricevere in Ostello donne dell’est assunte in città come badanti rimaste momentaneamente senza lavoro e quindi senza una sistemazione. “Da due anni, però – ha aggiunto ancora Bruni – questa tendenza è andata esaurendosi a seguito della chiusura dei confini. Al contrario, è aumentato il numero di ragazze africane vittime di tratta, in particolare in arrivo dalla Nigeria”.



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