Le coltivazioni di cannabis legali e illegali in Piemonte: cosa dice la legge italiana

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Matthew Summerton / wikimedia

Negli ultimi tempi, grazie al cambiamento climatico in corso in Italia e soprattutto al Nord, che favorisce lunghe stagioni calde, le coltivazioni di cannabis si sono allargate a dismisura.

In Piemonte, il sistema di produzione punta proprio sulle coltivazioni locali, meno costose e più semplici da gestire per questioni di distanze. C’è chi le chiama infatti le ‘coltivazioni a chilometro zero” proprio per questa praticità.

Sono cresciuti ultimamente però i sequestri di larghe aree destinate a piantagioni di cannabis soprattutto nel Torinese, ma anche a Vercelli e in tutta la regione in generale. Peccato che queste coltivazioni siano totalmente fuori legge. In realtà, esiste un altro tipo di cannabis pienamente legale e perfettamente regolamentata che è possibile coltivare in tutta Italia, Piemonte compreso, senza conseguenze spiacevoli e senza incappare in azioni illegali collegate al narcotraffico internazionale.

La differenza fra la cannabis legale e le piantagioni di marijuana appena citate risiede nel contenuto di THC delle due piante. Il THC è il principio attivo responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, quelli che danno lo ‘sballo’ e l’assuefazione (ma che ha anche molte proprietà terapeutiche). Nelle piantagioni illegali piemontesi viene coltivata la canapa ad alto contenuto di THC, che produce quindi una sostanza considerata dalla legge come stupefacente e la cui coltivazione è quindi vietata in Italia (e in quasi tutto il mondo).

Discorso molto diverso per la cannabis legale. Essa proviene dalle infiorescenze femminili della Canapa Light Sativa, che contiene un rigoroso limite ben identificato di THC: si tratta dello 0.2% con una soglia tollerabile dello 0.6%. Questa pianta abbonda invece di CBD, un composto non psicoattivo e non stupefacente che produce una sensazione piacevolmente rilassante, senza gli effetti più pesanti del THC. Questo tipo di canapa e la sua coltivazione, oltre che il suo utilizzo, sono assolutamente legali in Italia.

La coltivazione di cannabis light è dunque possibile anche in casa, senza obbligo di preventive autorizzazioni, perché esistono sul territorio italiano numerosi negozi legalmente autorizzati che vendono unicamente i semi di cannabis con il quantitativo di THC che rispetta i limiti di legge. Stiamo parlando dei grow shop, veri e propri punti vendita dedicati a questa pianta e che offrono numerosi accessori e attrezzi per poterla coltivare e consumare sotto svariate forme, come ad esempio le creme per il corpo, gli integratori o i prodotti da fumare.

L’effetto delle due tipologie di cannabis varia notevolmente: dallo sballo che si ottiene dal consumo della classica cannabis illegale, con effetti indesiderati quali modificazioni della percezione spazio-temporale, sonnolenza, agitazione, si passa al delicato effetto rilassante della canapa light che attenua anche lo stress e l’insonnia e che si può tranquillamente assumere prima di mettersi alla guida.

Naturalmente esiste anche un terzo tipo di cannabis, che è quella terapeutica, prescritta dal medico e con un contenuto di THC controllato che può arrivare fino al 22%, esclusivamente venduta dalle farmacie dietro presentazione della ricetta medica.

Insomma, meglio non fare confusione fra coltivazioni di cannabis e distese di cannabis light: la “marijuana che non sballa” si può tranquillamente coltivare in Italia, ma forse bisognerebbe spiegare ai vari arrestati degli ultimi tempi che confonderla con quella delle enormi piantagioni di cannabis che fanno parte di narcotraffici internazionali, non è una scelta intelligente

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