Ex Ilva, Novi Ligure chiede tutele lunghe e un piano di ordini: “10mila tonnellate bastano per 15-20 giorni”

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“La copertura degli ammortizzatori sociali prevista fino a giugno è insufficiente a fronte di una crisi destinata a prolungarsi nel tempo”. È l’allarme lanciato oggi dal sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, durante l’audizione presso le Commissioni riunite 9ª e 10ª del Senato sul decreto-legge n. 185/2026 per la crisi del gruppo ex Ilva.

Il primo cittadino ha chiesto di programmare subito tutele del reddito a lungo termine, senza attendere l’avvicinarsi della scadenza, e di estendere la copertura completa degli ammortizzatori anche alle imprese e ai lavoratori dell’indotto. Una richiesta che nasce dalla convinzione che il termine di giugno 2027 possa rivelarsi “ottimistico” rispetto alla durata reale della crisi siderurgica.

Infrastrutture e contratti di sviluppo

Sul capitolo degli investimenti, Muliere ha confermato la disponibilità a collaborare con la Regione per l’impiego delle risorse legate all’articolo 6 del decreto, che introduce una procedura accelerata per i contratti di sviluppo connessi al Piano di rilancio industriale delle aree ex Ilva.

Il sindaco ha però sollecitato la rimozione del divieto di destinare tali risorse alle infrastrutture, considerate una leva decisiva per attrarre attività, sostenere l’occupazione e rilanciare l’economia del territorio.

Il rischio del fermo a Novi

Il nodo più urgente resta la continuità produttiva dello stabilimento di Novi Ligure. Muliere ha ricordato che la proposta di rifornire l’impianto acquistando materia prima da fornitori terzi era stata presentata già un anno fa alla stessa Commissione, ma senza trovare seguito.

Con l’esaurimento delle scorte previsto entro il 20 novembre, i lavoratori rischierebbero di entrare in cassa integrazione e l’impianto di fermarsi completamente. Il contingente di 10.000 tonnellate di coils promesso dai commissari, secondo il sindaco, garantirebbe appena 15-20 giorni di attività: “Quella non è ripresa industriale”, ha detto Muliere, chiedendo invece un piano di ordini strutturato, almeno di medio termine.

Il valore del tavolo Piemonte-Liguria

Il sindaco ha inoltre difeso il tavolo di crisi permanente tra Piemonte, Liguria, enti locali e forze sociali, definendolo uno strumento politico indispensabile per accompagnare la transizione del sistema siderurgico.

Dopo la decisione della Corte di Cassazione sugli impianti di Taranto, Muliere ha escluso che la filiera dell’“area a freddo” possa rimanere ferma per anni. La prosecuzione della produzione a Novi Ligure, Cornigliano e Racconigi attraverso l’approvvigionamento esterno è, per il primo cittadino, “una priorità industriale imprescindibile per la tenuta dell’intero Paese”.

L’audizione si inserisce nel percorso di conversione in legge del decreto ex Ilva, al quale il Senato sta dedicando una serie di audizioni con Regioni, comuni, enti tecnici e rappresentanze del settore.


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