«Non serve la rivoluzione, ma l’innovazione»: è questa la ricetta indicata da Cia Piemonte e Valle d’Aosta agli Stati Generali del Vino, svoltisi venerdì 30 ottobre all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Produttori, tecnici e istituzioni hanno chiesto una riprogrammazione del comparto, capace di coniugare qualità, sostenibilità economica e nuovi mercati.
Un comparto sotto pressione
Il quadro disegnato durante l’incontro è quello di una viticoltura italiana ancora leader mondiale per produzione ed export in volume, ma investita da una contrazione strutturale di consumi e produzione a livello globale. A crescere sono invece i vini bianchi, gli spumanti e le produzioni a indicazione geografica, mentre aumenta la pressione competitiva sulla fascia media.
Per il Piemonte, seconda regione italiana per valore economico delle Indicazioni Geografiche con circa 1,8 miliardi di euro, le leve individuate sono enoturismo, vendita diretta, esperienzialità e una comunicazione più efficace verso i giovani consumatori. Secondo Ismea, la riduzione della produzione dovrà essere «governata» e accompagnata da strategie, non subita passivamente.
Innovazione, non rottura
Il messaggio centrale è arrivato da Domenico Mastrogiovanni, responsabile nazionale di settore di Cia: «Non serve la rivoluzione, ma l’innovazione». Per Cia, la sfida è far evolvere il sistema per attrarre nuovi consumatori, valorizzare l’enoturismo e utilizzare gli strumenti offerti dalla riforma delle Indicazioni Geografiche.
Un ruolo chiave è attribuito alle Tecniche di Evoluzione Assistita (Tea), indicate come risposta concreta alla crisi climatica per rendere i vigneti più resilienti. Michele Fino, docente dell’Università di Pollenzo, ha inoltre messo l’accento sui vini dealcolati e a bassa gradazione, proponendo un’educazione al consumo consapevole riassunta nel principio del «bere meno ma meglio».
Regione: arriva l’Osservatorio
Sul fronte istituzionale, Paolo Balocco della Direzione Agricoltura della Regione Piemonte ha annunciato la nascita di un Osservatorio regionale sulla viticoltura. Lo strumento integrerà dati provenienti da diversi enti per offrire analisi e modelli previsionali utili alle decisioni delle imprese.
Il presidente regionale di Cia Piemonte e Valle d’Aosta, Gabriele Carenini, ha ribadito che il centro dell’azione devono restare gli agricoltori e la sostenibilità economica delle aziende. «Oggi disponiamo di dati e strumenti di analisi che permettono una programmazione molto più efficace rispetto al passato», ha detto, invitando a costruire reti tra istituzioni, ricerca, industria, distribuzione e mondo agricolo.
Mercati da conquistare
Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land, ha indicato nei mercati emergenti una delle strade obbligate: Brasile, Thailandia, Vietnam e Filippine. Restano però nodi delicati come la situazione dell’Asti all’estero, il calo del consumo quotidiano nelle famiglie italiane e la gestione dei diritti di impianto nelle denominazioni in crescita.
Claudio Conterno, rappresentante di settore di Cia Piemonte, ha chiesto una riflessione autocritica sul comparto, indicando burocrazia, rigidità normativa e orizzonti troppo brevi come ostacoli da superare. Ha inoltre richiamato il ruolo delle cooperative e delle cantine sociali nel governo delle produzioni.
Europa e comunicazione
A chiudere i lavori, il presidente nazionale di Cia Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, ha chiesto di difendere le risorse dell’Ocm Vino e di valorizzare il ruolo della futura Politica Agricola Comune. Il vino, secondo Fini, va raccontato attraverso il suo legame con territorio, cultura, qualità ed enoturismo, senza rinunciare alle opportunità dei vini a bassa gradazione e delle Tea.
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