IL CALCIO È LETTERATURA

Aiuta il giornalismo indipendente

Supporta La Pulce nell'Orecchio in questo periodo difficile in cui l'informazione, anche quella scomoda, fa la differenza sulle fake news e la misinformazione.

Ci sono gol che finiscono in rete e altri che, invece, finiscono nella memoria.

Sono quelli che non hanno bisogno del tabellino, né di un cronometro. Un dribbling può essere una frase di Proust, una finta un verso di Ungaretti, una traiettoria una riga di Calvino. Il pallone, per qualche secondo, smette di essere cuoio e diventa parola.

È accaduto quando Garrincha sembrava scrivere con le gambe una lingua che nessuno aveva ancora inventato. Quando Maradona prendeva il pallone e la geometria si arrendeva. Quando Baggio calciava una punizione e pareva chiedere alla sfera non dove andare, ma quale destino scegliere.

Il calcio conosce la metafora perché conosce l’attesa. Un uomo solo davanti al portiere è già teatro. Undici contro undici sono una tragedia greca con le maglie colorate. Il palo è la beffa di un romanzo; una traversa, la riga sottile tra la gloria e l’oblio. Il rigore è una pagina bianca sulla quale, in pochi passi, un uomo deve scrivere il proprio nome.

E poi ci sono i giocatori che non hanno semplicemente giocato: hanno abitato un’epoca.

Gigi Riva è stato il vento della Sardegna trasformato in sinistro. Rivera aveva la misura elegante di una frase che non ha bisogno di essere alzata di voce. Mazzola, era il lampo, l’invenzione. Sócrates aveva nei piedi la stessa insofferenza con cui altri uomini usano le parole. Scirea giocava come se anche l’eleganza potesse difendere.

Persino gli stadi, allora, sembravano appartenere alla letteratura. San Siro era una cattedrale senza religione, il San Paolo un vulcano che aveva imparato a parlare, Marassi una scatola di nervi affacciata sul mare. Ogni curva aveva la sua grammatica, ogni città il proprio accento, ogni domenica il suo romanzo.

Poi è arrivato il tempo dei numeri. I chilometri percorsi, la percentuale dei passaggi riusciti, la velocità dello scatto, il valore di mercato, l’indice di rendimento. Abbiamo cominciato a misurare persino l’imprevedibile.

Ma la poesia non ha metriche e il calcio prima di essere risultato, è stato racconto.

Forse continuerà ad esserlo finché qualcuno, in un campo qualunque, prenderà un pallone e proverà una giocata che non serve a niente.

Proprio per questo necessaria, perché non tutto ciò che è inutile è senza valore.

Enrica Gardiol


Scopri di più da

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Informazioni su La Pulce nell'Orecchio 4174 Articoli
La Pulce nell'Orecchio

Commenta per primo

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.