Aia Syensqo, il rinnovo divide: stop al cC6O4 dal 2027, ma i comitati chiedono “zero Pfas subito”

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Sotto accusa la Provincai di Alessandria e i suoi “ritardi”

La Conferenza dei Servizi ha chiuso ieri, 5 agosto, l’istruttoria per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) dello stabilimento Syensqo (ex Solvay) di Spinetta Marengo. Un provvedimento che introduce nuove e più stringenti prescrizioni per la riduzione delle emissioni di Pfas, ma che non placa la tensione tra chi vede un passo avanti e chi chiede uno stop immediato e totale alla produzione di sostanze perfluoroalchiliche.

Le novità dell’autorizzazione

Il nuovo quadro autorizzativo prevede la cessazione definitiva della produzione del composto cC6O4 a partire dal 1° gennaio 2027. Da quella data, l’utilizzo della sostanza sarà limitato esclusivamente alle quantità ancora presenti in sito, destinate alla realizzazione di due soli prodotti per i quali non esiste ad oggi una soluzione tecnologica alternativa: si tratta di circa l’1% dei volumi totali di prodotto finito dello stabilimento.

Per le emissioni in atmosfera, la Conferenza ha introdotto per la prima volta valori limite specifici per la sommatoria dei Pfas, nonché limiti dedicati per PFOA e PFOS, applicati fin dal rilascio del provvedimento a tutti i camini dello stabilimento asserviti agli impianti che utilizzano e/o hanno utilizzato tensioattivi Pfas. Il limite iniziale per il parametro “somma di Pfas” è fissato a 10 microgrammi per metro cubo, destinato a essere dimezzato a 5 microgrammi dal 1° luglio 2027.

Sul fronte delle acque, il gestore dovrà presentare un piano pluriennale per la gestione e riqualificazione delle reti idriche interrate, mentre per il monitoraggio ambientale è stata individuata Arpa Piemonte quale soggetto incaricato. Syensqo dovrà inoltre elaborare una Valutazione di Impatto Sanitario (Vis).

La soddisfazione di Uiltec

La Uiltec Piemonte ha espresso «soddisfazione» per il rinnovo dell’Aia, definendolo una «svolta netta per la tutela dei lavoratori, della cittadinanza e del territorio». Secondo il sindacato, «le nuove prescrizioni introdotte, sempre più stringenti, pongono lo stabilimento ai vertici dei parametri di sicurezza a livello nazionale».

«Come Uiltec sul sito di Spinetta Marengo, abbiamo sempre lavorato per far sì che la sicurezza ambientale interna ed esterna venisse sempre più implementata», dichiarano i responsabili provinciali del sindacato. «Crediamo che l’Autorizzazione Integrata Ambientale così come impostata fornisca al territorio risposte concrete fondate sulla prevenzione, garantendo la prospettiva industriale e occupazionale dello stabilimento, che per noi non potrà mai essere messa in contrapposizione con la sicurezza delle lavoratrici, dei lavoratori e delle comunità».

La protesta dei comitati: «Sei anni di attesa per prendere altro tempo»

Di tutt’altro avviso il movimento «Ce l’ho nel sangue», che da anni si batte contro l’inquinamento da Pfas nella Fraschetta. «Sei anni per decidere di prendere altro tempo», denunciano gli attivisti, ricordando che «mentre si annuncia la fine del cC6O4, si autorizza la prosecuzione delle emissioni di Pfas e composti fluorurati per anni ancora, attraverso un percorso graduale che arriverà fino al 2030».

Per il comitato, il punto irrisolto rimane proprio questo: «La Fraschetta non è una zona di sacrificio», rimarcano, ricordando come negli ultimi anni siano emerse contaminazioni di aria, acqua e suolo e come molti cittadini abbiano scoperto la presenza di Pfas nel sangue. «Continueremo a chiedere lo stop alla produzione e all’utilizzo di tutti i Pfas, la bonifica del territorio e la presa in carico sanitaria della popolazione esposta», ribadiscono.

A novembre prenderà il via il processo per disastro ambientale contro due ex dirigenti dello stabilimento, un ulteriore elemento che secondo i comitati rende insostenibile la prosecuzione delle emissioni.

AVS: «Transazione economica al posto della bonifica»

Anche l’Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) alza la voce sulla vicenda. In un recente intervento, la formazione politica ha denunciato il rischio che la transazione economica con le parti civili nel processo per disastro ambientale si trasformi in un modo per «chiudere la partita» senza garantire bonifiche reali e trasparenti. «Pretendiamo assoluta trasparenza sulle bonifiche della falda acquifera, il blocco immediato della produzione di composti Pfas (compreso il cC6O4) entro l’anno e un confronto pubblico trasparente sull’iter del rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale», ha dichiarato la portavoce Cristina Guarda.

Secondo AVS, il percorso di uscita dalle produzioni Pfas deve essere «reale e credibile», con una bonifica effettiva del territorio e la presa in carico sanitaria della popolazione esposta. La formazione politica sottolinea inoltre come la distinzione tra Pfas «buoni» e «cattivi» non sia accettabile, e chiede che gli enti coinvolti assumano decisioni chiare e definitive.

Il processo e le bonifiche

Il procedimento penale per disastro ambientale colposo vedrà sul banco degli imputati due ex direttori dello stabilimento, Stefano Bigini e Andrea Diotto, con la prima udienza fissata per il 16 novembre 2026. Intanto, la Regione Piemonte e il Ministero dell’Ambiente, che erano parti civili, hanno avviato trattative con l’azienda che potrebbero portare a un loro ritiro dal processo in cambio di impegni vincolanti sull’abbandono dei Pfas.

Nel frattempo, il piano per la bonifica esterna rimane bloccato: la Provincia di Alessandria non ha ancora completato il piano di caratterizzazione, un ritardo che i comitati definiscono «scandaloso».


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