Tra maggio e giugno di quest’anno – ma il fenomeno si è incominciato a vedere anche da molto prima – Alessandria ha registrato un aumento significativo dei residenti provenienti dal Sud America, con una crescita di circa trenta unità in appena un mese.
Un dato che, seppur contenuto nei numeri assoluti, evidenzia una tendenza ormai consolidata: il ritorno degli oriundi, in particolare da Argentina e Brasile, alla ricerca della cittadinanza italiana.
Gli stranieri ad Alessandria città sono 18.762 con una maggioranza di albanesi (3564), romeni (3542) marocchini (2463), le comunità più numerose. Ma ci sono anche tanti nigeriani (813), cinesi (796), e ucraini (707). Sono un buon numero anche i residenti catalogati sotto la voce ‘in corso di definizione’ (situazioni di transizione per chi ha presentato domanda non conclusa di residenza o sono in corso accertamenti burocratici): 668.
I brasiliani che abitano in riva al Tanaro, al 30 giugno, sono 161 (le donne sono il doppio degli uomini), mentre gli argentini sono in totale 125, divisi equamente tra maschi e femmine. La comunità ecuadoriana resta la più numerosa con 340 rappresentanti, ma non c’è stata praticamente crescita. Sempre gli stessi. Come pure i dominicani-alessandrini, 262, aumentati solo di un paio.
L’Istat è fermo ai dati ufficiali del 2025: Nel solo capoluogo i cittadini stranieri residenti erano 15.973, pari al 17,3% della popolazione comunale.
E in provincia?
Secondo gli ultimi dati disponibili in provincia di Alessandria i cittadini stranieri residenti sono 51.386, pari al 12,6% della popolazione totale. Tra questi, i residenti provenienti dal continente americano sono 4.588, ovvero circa il 9% della quota non italiana di origine.
Nello specifico, i sudamericani rappresentano una fetta significativa: l’Ecuador è la comunità più numerosa con 1.437 residenti, seguito da Brasile (471), Colombia (454), Repubblica Dominicana (438), Perù (436) ed El Salvador (413). Argentina e Venezuela contano rispettivamente 192 e 199 residenti, mentre Messico e Bolivia registrano presenze più contenute, con 49 e appena 2 unità. A livello regionale, al 1° gennaio 2026 gli stranieri residenti in Piemonte sono 462.407, in aumento di 19.588 unità rispetto all’anno precedente.
Il recente incremento registrato tra maggio e giugno 2026 interessa soprattutto le comunità argentina e brasiliana.
Si tratta perlopiù di discendenti di emigrati italiani che, tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra, avevano lasciato il Piemonte (e non solo) per cercare fortuna in Sud America.
Oggi, a distanza di generazioni, i loro nipoti e pronipoti intraprendono il percorso inverso, spinti dalla possibilità di ottenere il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis.
Il fenomeno è particolarmente evidente nei Paesi dove storicamente la presenza italiana è stata più radicata, come appunto Argentina e Brasile. Qui, la rete familiare e culturale italiana è rimasta forte nel tempo, facilitando le pratiche di ricostruzione genealogica necessarie per avviare le richieste.
Diversa la situazione in altre zone delle Americhe, dove la crescita dei nuovi alessandrini resta sostanzialmente stabile. È il caso di Paesi come Messico, Bolivia e Venezuela, da cui non si registrano incrementi significativi nello stesso periodo.
Il passaporto italiano
Alla base di questo ritorno non c’è solo un legame identitario o affettivo, ma anche una motivazione concreta: il passaporto italiano. Ottenere la cittadinanza consente infatti la libera circolazione e la possibilità di lavorare in tutti i Paesi dell’Unione Europea, oltre a garantire un accesso facilitato a numerosi Stati nel mondo.
Per Alessandria e la sua provincia, si tratta di un fenomeno che incide non solo sul piano demografico, ma anche su quello sociale ed economico, contribuendo a rinnovare il tessuto cittadino con nuove presenze spesso giovani e motivate a stabilirsi sul territorio (non necessariamente il nostro, alla fine, però).
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