Momenti di tensione alla manifestazione tenutasi ieri in piazza della Libertà in solidarietà a Abderrahim Fakir, il cittadino morto a Bologna dopo un fermo di polizia mentre dava in escandescenze. Un presidio all’apparenza tranquillo a cui hanno partecipato una cinquantina di persone appartenenti a sigle sindacali, centri sociali, associazioni culturali e di accoglienza migranti e appartenenti alla galassia “antifascista”.
Un nostro reporter che stava documentando l’evento è stato di fatto messo in sicurezza dalla Digos dopo che un gruppo di manifestanti gli si è dapprima avvicinato intimandogli di “mostrare il tesserino”, poi accusandolo di “provocare”; come si può osservare dal filmato, tre persone lo accerchiano con fare minaccioso, i toni si sono presto accesi, nè è partito un diverbio e poco ci è mancato- probabilmente- che venisse aggredito anche fisicamente.
Solo l’intervento della polizia lì presente a monitorare la mobilitazione ha fatto sì che la situazione non deteriorasse ulteriormente, premurandosi di “scortare” Marcello all’interno della Prefettura. Come spesso accade in questi casi, vi è una sottile, grottesca ironia: coloro che ogni giorno decantano parole come “democrazia”, “Costituzione”, “libertà d’espressione”, “antifascismo” – coloro che si ergono a sentinelle della Verità e del Bene assoluto, che da anni sbraitano contro derive autoritarie e ritorno del fascismo (tranne che nel biennio 2020-21), beh, sono spesso i primi a cercare di silenziare- appena ne hanno l’occasione- chi non appartiene al loro schieramento o possiede una formazione culturale differente, o semplicemente legge gli eventi da una diversa prospettiva.
Siano essi comuni cittadini, giornalisti liberi ed indipendenti, esponenti politici o semplici passanti per loro poco cambia: non sei dei nostri? Sei fascista. Sei qui ma non ti conosciamo? Sei un provocatore. Non hai tatuata sulla fronte una falce e martello? Vattene. Il tutto, va da sè, viene spesso intimato cavallerescamente con la schiuma alla bocca e magari con un bel 3 o 4 contro 1.
E’ sufficiente guardare il video pubblicato da Svegliati Alessandria per appurare che da parte nostra vi è stata alcuna provocazione (saremmo i primi ad ammetterlo qualora, un giorno, ci dovessimo ridurre a provocare invece che documentare) e che stavamo semplicemente riportando, con rispetto e senso di cronaca, quello che doveva essere un normale, pacifico presidio contro… l’autoritarismo.
Ricordate la famosa denuncia del “fascismo degli antifascisti?”: a Pasolini staranno fischiando le orecchie.
M.B.
Scopri di più da
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Commenta per primo