L’afa trasforma il sorgo in cianuro: morte 50 pecore nell’alessandrino

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Un’ondata di caldo eccezionale ha trasformato un pascolo di emergenza in una trappola mortale per un gregge di circa mille pecore nelle campagne dell’Alessandrino: oltre cinquanta capi sono morti in pochi minuti dopo aver ingerito sorgo selvatico, diventato altamente tossico a causa dello stress climatico. L’episodio, avvenuto il 10 luglio, riaccende l’allarme sui rischi indiretti del cambiamento climatico per gli allevamenti, in particolare legati alle trasformazioni chimiche delle piante foraggere come il sorgo.

La dinamica dei fatti

Il gregge stava pascolando in un campo di grano da poco mietuto, scelto dai pastori come area di ristoro dopo settimane di caldo estremo. Tra le erbe spontanee cresciute tra i solchi era presente anche il sorgo selvatico (Sorghum halepense), noto come sorghetta. Poco dopo l’ingestione, alcuni animali hanno manifestato sintomi violenti: difficoltà respiratoria, schiuma alla bocca, collasso improvviso. In pochi minuti oltre 50 pecore sono morte, mentre l’intervento rapido dei conduttori ha permesso di allontanare il resto del gregge, evitando una strage ancora più grave

Sul posto sono intervenuti i Servizi veterinari dell’Asl di Alessandria e i tecnici dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (IZSPLV), che hanno curato gli animali colpiti in forma più lieve e avviato gli accertamenti. Le necroscopie e le analisi sulle piante hanno confermato l’ipotesi iniziale: le morti sono state causate da un’intossicazione acuta da cianuri liberati dal sorgo.

Quando il sorgo diventa veleno

Il sorgo, specie nelle prime fasi di sviluppo o in condizioni di forte stress ambientale, accumula nei tessuti un glicoside cianogenetico, la durrina, che rappresenta un meccanismo di difesa della pianta. Quando le foglie e i germogli vengono masticati dagli erbivori, i tessuti si lacerano e il glicoside entra in contatto con enzimi che ne favoriscono la degradazione, liberando acido cianidrico e ioni cianuro. Nel rumine dei ruminanti, l’azione dei microrganismi accelera ulteriormente il processo, portando a una rapida assorbimento del veleno.izsler+2

Il cianuro si lega alla citocromo-ossidasi mitocondriale, bloccando la respirazione cellulare: l’ossigeno, pur presente nel sangue, non può più essere utilizzato dai tessuti e si arresta la produzione di energia sotto forma di ATP. Ne derivano ipossia acuta, agitazione, aumento della frequenza respiratoria, tremori, convulsioni e morte in tempi molto brevi. Proprio questa rapidità rende decisiva la tempestività dell’intervento veterinario, con eventuali protocolli antidotici a base, tra l’altro, di tiosolfato di sodio, efficaci solo se somministrati immediatamente.

Il ruolo del caldo estremo e della siccità

In condizioni di normalità, le piante adulte di sorgo sono considerate relativamente sicure, mentre germogli, foglie giovani e ricacci sono più pericolosi perché concentrano maggiori quantità di durrina. Ma il quadro cambia quando entrano in gioco fattori di stress come siccità prolungata, ondate di calore, gelate seguite da rialzi termici, irrigazioni abbondanti dopo periodi secchi o alcuni trattamenti con erbicidi e fertilizzanti azotati. In questi casi, anche piante non giovanissime possono registrare livelli anomali di glicosidi cianogenetici.

Nel caso dell’Alessandrino, le analisi hanno evidenziato concentrazioni di tossici quasi doppie rispetto a quelle riscontrate durante la siccità del 2022 in Piemonte, quando a essere colpiti furono diversi bovini nel Cuneese. Già allora gli istituti zooprofilattici avevano lanciato l’allarme sull’uso del sorgo in condizioni di forte stress idrico, raccomandando controlli analitici sulla durrina prima della somministrazione e invitando gli allevatori a evitare che gli animali avessero accesso al sorgo come unico foraggio, soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo della pianta.

Un campanello d’allarme per gli allevatori

La strage di pecore nell’Alessandrino rappresenta un nuovo campanello d’allarme per il comparto zootecnico. In un contesto di cambiamento climatico, con estati sempre più lunghe e siccitose, il rischio non riguarda solo la scarsità d’acqua o di pascoli, ma anche la trasformazione chimica delle piante utilizzate come foraggio o presenti spontaneamente nei campi. Il sorgo, foraggio prezioso in condizioni controllate, può diventare letale se non se ne valutano specie, stadio vegetativo e condizioni ambientali.


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