Emergenza abitativa femminile: l’80% delle ospiti alla Caritas è straniera

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Sono state 39 le donne accolte nel corso del 2025 dall’ostello femminile e dal servizio “mamma-bimbo” di Spalto Marengo 37, gestiti dalla Caritas di Alessandria. Un dato che colpisce in modo particolare: circa l’80% delle ospiti è di origine straniera, a conferma di una fragilità che riguarda in modo crescente le donne migranti sul territorio.

Nella maggior parte dei casi si tratta di persone rimaste senza casa a seguito di sfratti o di gravi difficoltà personali. Donne sole o madri con figli che non dispongono di alternative e che trovano nella struttura Caritas un punto di riferimento essenziale, sia per un riparo notturno sia per un ambiente sicuro in cui accudire i propri bambini.

La struttura dispone di otto camere doppie con servizi e di due stanze dedicate al servizio mamma-bimbo, oltre a spazi comuni come cucina, refettorio e lavanderia. Due operatrici garantiscono l’accoglienza serale e notturna, mentre per il servizio mamma-bimbo è prevista una presenza anche durante il giorno.

Insieme al centro “Il pozzo di Giacobbe” di Tortona, inaugurato nel 2025, quello di Alessandria rappresenta l’unico presidio provinciale dedicato alle donne senza fissa dimora. Un servizio sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, dal Cissaca e dalla Diocesi attraverso i fondi dell’8 per mille.

I numeri restituiscono la portata del fenomeno: nel 2025 si sono registrati 2.514 pernottamenti nel dormitorio femminile, in calo del 30% rispetto all’anno precedente, e 1.160 nel servizio mamma-bimbo. Dietro alle cifre, storie segnate da solitudine, marginalità e spesso da problematiche complesse, tra cui disturbi psichiatrici o dipendenze, affrontate in collaborazione con il Centro di Salute Mentale e il Sert.

Non mancano segnali positivi, come il caso di una donna che, grazie all’intervento dei servizi sociali di Acqui Terme, ha ottenuto un alloggio di edilizia popolare. Tuttavia, permangono situazioni di forte cronicità: alcune ospiti, spesso oltre i 55 anni, vivono ormai stabilmente nella struttura, sviluppando una dipendenza dalle routine del dormitorio che rende difficile un reinserimento autonomo.

Negli ultimi anni si registra inoltre un aumento degli ingressi di donne richiedenti asilo, che dopo una prima accoglienza vengono indirizzate verso i Cas, dove possono proseguire il percorso di richiesta di protezione internazionale.

Un quadro complesso, in cui il dato dell’alta presenza straniera evidenzia la necessità di politiche di integrazione e supporto sempre più mirate, accanto agli interventi di emergenza abitativa.


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