L’ultimo saluto a Luciano Mariano apre alle voci della sua successione in Fondazione Cral
Non c’è pace tra le nebbie di Alessandria, né tantomeno silenzio nei corridoi della Fondazione CR Alessandria. Mentre si dà l’ultimo saluto al notaio Luciano Mariano – mancato improvvisamente lasciando un vuoto umano e di potere – la politica e la finanza locale si sono già tuffate nel gioco più vecchio del mondo: la spartizione della spoglie.
Al centro della scena, manco a dirlo, svetta la figura ingombrante di Fabrizio Palenzona. Per gli amici (e per i nemici che lo temono) semplicemente “Furbizio”. L’uomo che ha collezionato poltrone come fossero figurine Panini sembra aver messo gli occhi sulla Fondazione di casa propria. Un ritorno alle origini, un “buon ritiro” o l’ennesima mossa sulla scacchiera del potere? Era tornato a mettere un piede in provincia grazie alla carica di presidente emerito di un’altra fondazione, quella di Slala, la sua creatura tanto amata ed odiata.
Il piano, però, presenta più di un’incognita e qualche ostacolo decisamente indigesto:
L’ombra del MEF: Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, guidato con rigore sabaudo non sembra affatto propenso a stendere tappeti rossi al Palle. Le nuove regole e la vigilanza sulle Fondazioni si scontrano con la bulimia di incarichi di chi, come Palenzona, ha attraversato indenne decenni di Prima, Seconda e Terza Repubblica. Da Roma giungono segnali di freddezza: il Ministero storce il naso di fronte a ipotesi di ‘restaurazione’ vecchio stile.
L’inchiesta molesta: A zavorrare l’ascesa del ‘Camionista di Tortona’ c’è poi quell’indagine per corruzione che, pur non avendo ancora prodotto verdetti definitivi, funge da perfetto pretesto per chi, nel sottobosco alessandrino, vorrebbe finalmente girare pagina senza dover baciare il suo anello.
Il valzer dei pretendenti: Mentre Palenzona ci pensa (e fa pensare), la giostra dei nomi per la successione al notaio Mariano gira a pieno ritmo. Si cerca un profilo che sia ‘di garanzia’, che in gergo mandrogno significa solitamente qualcuno che non disturbi troppo i manovratori ma che piaccia abbastanza a Roma per evitare il commissariamento.
Nomi? Il vice Egidio Rangone ma anche l’ex ministro Renato Balduzzi, in quota centrosinistra, come pure Maura Leddi. E poi c’è il delfino di Palenzona, l’avvocato Cesare Rossini presidente Slala.
Meno probabili i nomi che circolano giusto per parlare: Paolo Arrobbio, banchiere Bpm e ex presidente Gruppo Amag. e poi Antonio Maconi, con un passato da consigliere Cral che però dovrebbe rinunciare all’Irccs (ospedale universitario) per incompatibilità. Il suo nome è inflazionato anche dalla politica, come candidato di centrodestra alla poltrona da sindaco. Ma probabilmente sta bene dover sta, nel suo castello dorato costruito attorno a sè.
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