Chiusure domenicali, ok della Cisl se i sindacati dettano le regole

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Per la Cisl è un buon segnale che il Parlamento voglia ridiscutere la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi e dei centri commerciali nelle giornate domenicali e festive.“Si può trovare una soluzione alternativa e condivisa da tutti alla liberalizzazione selvaggia dell’apertura di negozi e centri commerciali che non ha sortito l’effetto sperato, né sugli aumenti di fatturato delle imprese, né sull’aumento dei posti di lavoro. La strada migliore per noi e’ quella di riaffidare questa competenza alla contrattazione territoriale tra Comuni, aziende e sindacati in modo da garantire la giusta flessibilità negli orari, turnazioni regolari, una maggiore retribuzione per i lavoratori e, soprattutto, la volontarietà della prestazione domenicale e festiva, distinguendo anche tra zone turistiche e luoghi fuori dal contesto urbano“, rimarca Marco Ciani, Segretario generale Cisl Alessandria-Asti.“La materia delle aperture commerciali e del lavoro domenicale deve essere necessariamente ricondotta ad un confronto concertativo ed alla contrattazione tra aziende e Sindacati maggiormente rappresentativi, d’intesa con le amministrazioni locali, attraverso accordi sindacali che tutelino i diritti fondamentali dei lavoratori e la volontarietà di una prestazione che deve essere sempre retribuito in maniera dignitosa.  E’ quello che cerchiamo di conciliare in tanti accordi sindacali nazionale ed aziendali, specie nel settore del commercio e turismo, ma questo non avviene in tutti i luoghi”, rimarca Cristina Vignolo, Segretaria generale Fisascat Cisl Alessandria-Asti. “Lo sosteniamo da sempre, anche in occasione della nostra mobilitazione avvenuta ad aprile 2017, che ha portato ad aver intrapreso una strada verso il miglioramento delle condizioni di lavoro di migliaia di addetti all’interno dell’Outlet di Serravalle Scrivia: pensiamo che si possa fare a meno di una giornata di shopping anche come segno di rispetto per gli altri, senza per questo danneggiare l’economia”.

Se vogliamo aumentare i consumi bisognerebbe far crescere i salari e le pensioni, abbassare le tasse per le imprese che investono in formazione, innovazione e ricerca, offrire ai giovani le condizioni per un lavoro stabile e non precario“, sottolineano i sindacalisti. L’auspicio è che si possa avviare al più presto un tavolo di confronto tra il Governo ed i Sindacati di categoria maggiormente rappresentativi per valutare una soluzione condivisa.

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