Cinque poesie dell’autore Yari Lepre Marrani tratte dalla silloge “I canti di un pellegrino”

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Israele

Sulle rive insanguinate dei tuoi fiumi

e sul colle di Sion

grida ancora Isaia d’animo inquieto

per i tuoi figli perseguitati e persecutori.

Egli cantò come Omero il poema del suo popolo,

sfogò come Dante la sua nobilissima passione

patriottica,

dischiuse le porte del cielo come Milton

e scandagliò come Shakespeare i misteri del

cuore.

Oggi la sua voce si dissolve in polvere

né potrai vedere negli occhi dei secoli

schiuso il mistero del tuo popolo

che ancor racchiude pianti e sangue

nel seno di un destino arcano.

Nel cuore dolente di Mosè e Aronne sei nato

né il malvagio cuore ti ha leso o soggiogato

e a nuovi lutti ti condanna un ignoto fato.

Ma le tue insanguinate rive di sangue ancor

sazie non sono

e i profeti oggi chiamano il tuo popolo a nuove

virtù già incise

sul petto d’Elia il selvaggio uomo

né pace avevi o avrai

perché il cielo ti darà guerra se chiederai pace

e guerra se chiederai guerra

allora, ieri, oggi o domani:

questo è il ricatto che dà alla tua sventura

una linfa vitale tanto lunga.

La giostra solitaria

Si cammina per svago sotto le calde perle

dell’estate, dimentichi delle rigide vanità

dell’autunno, senza mete che non siano

gli scogli

disabitati da voci umane.

Mi fu caro dimenticar l’estate solo quel giorno

di rigido autunno quando la gente mi lasciò

solo

in quel parco solitario d’alberi rattristati e

spogli.

Fu l’apoteosi della vita nelle stagioni tristi

quel mio incedere tra stradine appartate

cosparse di foglie arricciate, calde, luminose

ove il tempo sembra essersi fermato

in una clessidra di strana malinconia.

I rami d’autunno volteggiavano nell’aria secca

e vidi una giostra dai colori spenti,

le luci disattivate,

il fanciullo spirito soffocato.

Guardare e sorridere o

osservare e piangere?

Fuggì da me qualsiasi emozione

innanzi a quella giostra spenta

nello spiazzo di quel parco che ricordava

l’estate ma non soffriva l’autunno.

La giostra era sola, i fanciulli

ne avevano un tempo

cavalcato la festosità:

ovunque non avrei voluto trovarmi

se non davanti a quella giostra malinconica

quella sera,

ad osservarla nella sua diversa,

infinita bellezza.

Vane illusioni

Giurando a me stesso

di non permetter più ai sogni

d’elevarsi sino a murare viva la ragione

giurai di non innamorarmi più

su questa terra o in altre.

La ragione non muore

quando sboccia un amore

né si è mai stati certi

che la solitudine morirà

quando scoppierà una passione

come il fuoco che arde la legna

di un cuore eremita.

Il fuoco può uccidere un ulivo solitario

ma non potrà non esser spento

dall’acqua degli uragani,

assalitori che portano il vento

dell’indifferenza.

Ho osservato troppe volte le tinte inebrianti

dei sogni sino a non capire che di reale

non avevano

nemmeno quei colori capaci di commuoverti,

che i sogni li han generati

su questa terra o in altre.

La cera dei sogni si sciolse nella solitudine

così alla solitudine ho consegnato

cuore e anima

né sarà mai alcun altro abbaglio

tanto brillante

a sorgere

ch’io sia ancora ingannato

che quell’abbaglio non

muterà presto, prestissimo in sterile pietra.

La tomba

Desolato è il dolore

nel silenzioso camposanto,

i cipressi guardano le tombe

e le circondano come angeli

che suonano cetre e trombe

per non lasciare soli

uomini e donne che riposano nell’aldilà.

Desolato è il dolore

di chi ha perduto il primo amore,

la vita,

e riposa nel silenzioso camposanto.

Riposano le anime che hanno sofferto tanto

riposano nell’oscurità di questa notte

dove tutto può accadere

e l’uomo defunto riprendersi e risuscitare,

lasciando vuoto il suo sepolcro.

C’è paura che serpeggia

nel silenzioso camposanto:

i demoni notturni attendono

che scenda la mezzanotte per tornare

a invadere il cimitero con il vento turbinoso

che a questa tomba grigia vogliono donare.

È tomba del mio amico questa,

colui che c’era e più non c’è,

anch’egli sparito da questo misterioso mondo

dove vivi, invecchi e muori

senza che alcuno se ne duoli.

Ma io soffro per te, amico caro,

la tua tomba è una seconda casa per me

e il vento notturno che attraversa il silenzioso camposanto

è un regalo per te che rivivi la brezza della vita

anche se il tuo corpo è spento

poiché eri un eremita

e sei morto di vecchiaia e di dolore

ma senza alcun rancore!

Riposi qui, tra i cipressi verdi

che mutano l’angoscia in speranza

e allontanano da me l’enorme riluttanza

che questo luogo di morte mi ispira.

I demoni notturni attendono che me ne vada

e io, impaurito, ricerco questa piccola strada

che riporta alla vita.

La tomba riposa in pace

e tutto tace anche per te,

amico eremita,

che in una notte simile,

travolto dal dolore,

abbandonasti la tua cupa vita.

Le rose sarmentose

La luna mi ha detto che eri arrabbiata

come un lupo errante in cerca di vendetta,

tu lontana senza la mia protezione e dimora.

Non seppi se tingermi di nero

o intingere il mio cuore in un tizzone ardente

o nel mio pianto.

Il sole mi ha promesso la certezza dei miracoli

e lasciò al suo canto e alle rose sarmentose

il suo verdetto.

Ho gettato lacrime a quell’ombra che

ti sostituiva,

ho scavato nella terra per cercar

le rose miracolose

ma ho trovato solo spine dolorose.

La luna e il sole si sono riuniti

per te che eri lontana

così mentre tu innaffiavi le tue rose

sarmentose

il cielo annaffiava la tua

folta chioma bruna

e come le rose crebbero e germogliarono

così la tua chioma germogliò un puledro

esuberante che è corso a me

per riportarmi a te, lontana.

Forse quel cavallo ardimentoso

non era che il figlio della luna e del sole.

https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani

Nota biografico: “Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG (Notizie Geopolitiche). Collabora con il quadrimestrale dell’AMI (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano.

Da settembre 2023 è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani


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