Israele
Sulle rive insanguinate dei tuoi fiumi
e sul colle di Sion
grida ancora Isaia d’animo inquieto
per i tuoi figli perseguitati e persecutori.
Egli cantò come Omero il poema del suo popolo,
sfogò come Dante la sua nobilissima passione
patriottica,
dischiuse le porte del cielo come Milton
e scandagliò come Shakespeare i misteri del
cuore.
Oggi la sua voce si dissolve in polvere
né potrai vedere negli occhi dei secoli
schiuso il mistero del tuo popolo
che ancor racchiude pianti e sangue
nel seno di un destino arcano.
Nel cuore dolente di Mosè e Aronne sei nato
né il malvagio cuore ti ha leso o soggiogato
e a nuovi lutti ti condanna un ignoto fato.
Ma le tue insanguinate rive di sangue ancor
sazie non sono
e i profeti oggi chiamano il tuo popolo a nuove
virtù già incise
sul petto d’Elia il selvaggio uomo
né pace avevi o avrai
perché il cielo ti darà guerra se chiederai pace
e guerra se chiederai guerra
allora, ieri, oggi o domani:
questo è il ricatto che dà alla tua sventura
una linfa vitale tanto lunga.
La giostra solitaria
Si cammina per svago sotto le calde perle
dell’estate, dimentichi delle rigide vanità
dell’autunno, senza mete che non siano
gli scogli
disabitati da voci umane.
Mi fu caro dimenticar l’estate solo quel giorno
di rigido autunno quando la gente mi lasciò
solo
in quel parco solitario d’alberi rattristati e
spogli.
Fu l’apoteosi della vita nelle stagioni tristi
quel mio incedere tra stradine appartate
cosparse di foglie arricciate, calde, luminose
ove il tempo sembra essersi fermato
in una clessidra di strana malinconia.
I rami d’autunno volteggiavano nell’aria secca
e vidi una giostra dai colori spenti,
le luci disattivate,
il fanciullo spirito soffocato.
Guardare e sorridere o
osservare e piangere?
Fuggì da me qualsiasi emozione
innanzi a quella giostra spenta
nello spiazzo di quel parco che ricordava
l’estate ma non soffriva l’autunno.
La giostra era sola, i fanciulli
ne avevano un tempo
cavalcato la festosità:
ovunque non avrei voluto trovarmi
se non davanti a quella giostra malinconica
quella sera,
ad osservarla nella sua diversa,
infinita bellezza.
Vane illusioni
Giurando a me stesso
di non permetter più ai sogni
d’elevarsi sino a murare viva la ragione
giurai di non innamorarmi più
su questa terra o in altre.
La ragione non muore
quando sboccia un amore
né si è mai stati certi
che la solitudine morirà
quando scoppierà una passione
come il fuoco che arde la legna
di un cuore eremita.
Il fuoco può uccidere un ulivo solitario
ma non potrà non esser spento
dall’acqua degli uragani,
assalitori che portano il vento
dell’indifferenza.
Ho osservato troppe volte le tinte inebrianti
dei sogni sino a non capire che di reale
non avevano
nemmeno quei colori capaci di commuoverti,
che i sogni li han generati
su questa terra o in altre.
La cera dei sogni si sciolse nella solitudine
così alla solitudine ho consegnato
cuore e anima
né sarà mai alcun altro abbaglio
tanto brillante
a sorgere
ch’io sia ancora ingannato
che quell’abbaglio non
muterà presto, prestissimo in sterile pietra.
La tomba
Desolato è il dolore
nel silenzioso camposanto,
i cipressi guardano le tombe
e le circondano come angeli
che suonano cetre e trombe
per non lasciare soli
uomini e donne che riposano nell’aldilà.
Desolato è il dolore
di chi ha perduto il primo amore,
la vita,
e riposa nel silenzioso camposanto.
Riposano le anime che hanno sofferto tanto
riposano nell’oscurità di questa notte
dove tutto può accadere
e l’uomo defunto riprendersi e risuscitare,
lasciando vuoto il suo sepolcro.
C’è paura che serpeggia
nel silenzioso camposanto:
i demoni notturni attendono
che scenda la mezzanotte per tornare
a invadere il cimitero con il vento turbinoso
che a questa tomba grigia vogliono donare.
È tomba del mio amico questa,
colui che c’era e più non c’è,
anch’egli sparito da questo misterioso mondo
dove vivi, invecchi e muori
senza che alcuno se ne duoli.
Ma io soffro per te, amico caro,
la tua tomba è una seconda casa per me
e il vento notturno che attraversa il silenzioso camposanto
è un regalo per te che rivivi la brezza della vita
anche se il tuo corpo è spento
poiché eri un eremita
e sei morto di vecchiaia e di dolore
ma senza alcun rancore!
Riposi qui, tra i cipressi verdi
che mutano l’angoscia in speranza
e allontanano da me l’enorme riluttanza
che questo luogo di morte mi ispira.
I demoni notturni attendono che me ne vada
e io, impaurito, ricerco questa piccola strada
che riporta alla vita.
La tomba riposa in pace
e tutto tace anche per te,
amico eremita,
che in una notte simile,
travolto dal dolore,
abbandonasti la tua cupa vita.
Le rose sarmentose
La luna mi ha detto che eri arrabbiata
come un lupo errante in cerca di vendetta,
tu lontana senza la mia protezione e dimora.
Non seppi se tingermi di nero
o intingere il mio cuore in un tizzone ardente
o nel mio pianto.
Il sole mi ha promesso la certezza dei miracoli
e lasciò al suo canto e alle rose sarmentose
il suo verdetto.
Ho gettato lacrime a quell’ombra che
ti sostituiva,
ho scavato nella terra per cercar
le rose miracolose
ma ho trovato solo spine dolorose.
La luna e il sole si sono riuniti
per te che eri lontana
così mentre tu innaffiavi le tue rose
sarmentose
il cielo annaffiava la tua
folta chioma bruna
e come le rose crebbero e germogliarono
così la tua chioma germogliò un puledro
esuberante che è corso a me
per riportarmi a te, lontana.
Forse quel cavallo ardimentoso
non era che il figlio della luna e del sole.
https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani
Nota biografico: “Il dott. Yari Lepre Marrani è scrittore, giornalista culturale e analista geopolitico. Scrive su numerose testate sfruttando le proprie competenze storico – giuridiche. Sull’Avanti! (organo ufficiale del PSI) cura una rubrica di carattere storico ed è analista geopolitico per il quotidiano online NG (Notizie Geopolitiche). Collabora con il quadrimestrale dell’AMI (Associazione Mazziniana Italiana), Il Pensiero Mazziniano, con il quale Marrani collabora da anni con articoli o brevi saggi ispirati al pensiero repubblicano.
Da settembre 2023 è inserito tra i poeti contemporanei di WikiPoesia: https://www.wikipoesia.it/wiki/Yari_Lepre_Marrani

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