Il 41-bis a San Michele: “Alessandria lasciata sola davanti a una scelta che cancella decenni di lavoro”

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Il trasferimento dei detenuti sottoposti al 41-bis nel carcere di San Michele ha acceso una battaglia politica ad Alessandria. Il sindaco Giorgio Abonante parla di una scelta imposta senza preparare la comunità; Gli esponenti dell’opposizione spostano il fuoco su altro.

La decisione del Governo

Tra sabato e domenica sono stati trasferiti circa cento detenuti legati a mafia o terrorismo nel carcere di San Michele, trasformato in un polo dedicato al regime di massimo controllo; secondo le prime indicazioni, gli arrivi complessivi potrebbero arrivare tra 150 e 200 persone. L’operazione ha coinvolto 250 agenti della Polizia penitenziaria e 50 mezzi.

Il sindaco Abonante ha definito l’operazione «insensata», sostenendo che il Governo non ha preparato la comunità locale e che la riconversione ha già danneggiato progetti educativi, formativi e professionali attivi da decenni nel carcere.

La replica di Buzzi Langhi

Il consigliere Davide Buzzi Langhi ha respinto l’allarme sul 41-bis, sostenendo che i detenuti saranno sorvegliati con corpi specializzati e investimenti significativi nella struttura. Per il consigliere regionale e comunale di Forza Italia, la presenza di detenuti in regime differenziato non rappresenta di per sé un rischio per la sicurezza quotidiana della città.

La sua critica principale riguarda invece il carcere circondariale Don Soria: secondo Buzzi Langhi, lì esistono problemi più concreti legati a recidiva, continui ingressi e uscite di detenuti e sicurezza quotidiana.

La risposta di Como

Lodovico Como, capogruppo della Lista Abonante per Alessandria, è intervenuto duramente contro Buzzi Langhi. Gli ha rinfacciato di essere tornato a occuparsi di Alessandria solo per la polemica, tra «una festa di paese e una visita alla SPA», e di fingere di ignorare che il Ministero della Giustizia gestisce tribunali e carceri.

Como ricorda che da mesi Abonante esprime la contrarietà della città al 41-bis a San Michele e porta nei diversi tavoli anche le richieste dell’amministrazione carceraria e del Tribunale. Il messaggio politico verso Forza Italia è netto: se il partito ha subito l’imposizione della scelta da Fratelli d’Italia, deve rivolgersi al Ministero; se invece la condivide, secondo Como, dovrebbe evitare di giustificarsi con toni ambigui.

La voce di Locci

Emanuele Locci, capogruppo di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione nazionale ANCI su Legalità, beni confiscati e Giustizia, difende la riorganizzazione penitenziaria come una scelta di sicurezza nazionale. A suo avviso, concentrare detenuti particolarmente pericolosi in strutture specializzate rafforza la lotta alle mafie e non deve essere subordinata al consenso delle singole amministrazioni locali.

Locci contesta anche la lettura del PD, che aveva definito «autoritaria» la decisione del Governo. Secondo il consigliere, il 41-bis prevede controlli più severi e limitazioni drastiche dei contatti con l’esterno; inoltre, la presenza di sezioni specializzate richiede personale formato e presìdi aggiuntivi, con possibili risorse ulteriori per Alessandria.

La sua accusa più politica riguarda il dialogo: Locci sostiene che Abonante lamenti la mancanza di interlocuzione con il Governo, ma non abbia mai chiesto di attivare il canale della Commissione nazionale ANCI che lui presiede, nonostante il sindaco sia componente del Consiglio nazionale dell’Associazione.

Il nodo politico

Lo scontro mischia due piani diversi: la legittimità della scelta statale in materia di sicurezza e la qualità del confronto con il territorio. Abonante e i suoi sostenitori chiedono informazioni, garanzie e tutela dei progetti di reinserimento; Buzzi Langhi e Locci difendono la decisione nazionale e spostano l’attenzione sulle criticità del Don Soria e sull’uso degli strumenti istituzionali disponibili.

Con le amministrative in avvicinamento, la questione carceraria è diventata anche un terreno di confronto tra maggioranza e opposizione.


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