Lupi paracadutati in Val Borbera e agnolotti alessandrini di gatto. Come sono cambiate le ‘bufale’ con l’avvento dei social

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Paolo Toselli, studioso alessandrino di leggende contemporanee e ufologia, ha pubblicato nel 2026 Coccodrilli albini e conigli zombie, un volume che ricostruisce la biografia delle leggende metropolitane in Italia, dall’era pre‑internet ai social. Il libro, edito nella collana Think Deep del CICAP, analizza come queste narrazioni collettive nascano, si trasformino e talvolta diventino “vere” per effetto della ripetizione e della condivisione di massa.

Chi è Paolo Toselli (Cercavolc)

Paolo Toselli è nato ad Acqui Terme (Alessandria) nel 1960 e dalla metà degli anni Ottanta si occupa in modo informale di leggende contemporanee. Nel 1990 ha dato vita al CeRaVoLC (Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee) di Alessandria, un archivio unico in Italia dedicato alla documentazione e allo studio delle leggende metropolitane. È inoltre socio fondatore e dirigente del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici) e ha collaborato con testate come Focus e con programmi televisivi e radiofonici.

Toselli è noto al grande pubblico soprattutto per il libro del 1994 La famosa invasione delle vipere volanti, che ha reso celebre in Italia il tema delle leggende metropolitane, prendendo spunto dalla diffusa diceria del lancio di vipere (o serpenti) da elicotteri o aerei. Da allora ha pubblicato diversi volumi sull’argomento, tra cui Storie di ordinaria falsità (2004) e 11 settembre. Leggende di guerra (2002), oltre a saggi brevi e curatele.

L’ultimo libro: Coccodrilli albini e conigli zombie

Il volume più recente, Coccodrilli albini e conigli zombie. La biografia delle leggende metropolitane (CICAP, 2026), è presentato come una sorta di “biografia” del fenomeno: non una semplice raccolta di storie, ma un’analisi di come le leggende nascano, circolino e si adattino ai contesti storici e tecnologici. Il titolo stesso evoca due immagini tipiche del genere: animali esotici o inquietanti (coccodrilli albini) e figure perturbanti (conigli zombie), che funzionano da “ganci” narrativi per trasmettere paure e morali implicite.

Nel libro Toselli ricostruisce la storia di diverse leggende, mostrando schemi ricorrenti: ambientazione contemporanea, tono di cronaca, dettagli verosimili e una morale o un avvertimento implicito (non fidarti degli sconosciuti, diffida delle istituzioni, proteggi i bambini, ecc.). L’obiettivo non è solo smascherare il falso, ma capire perché certe storie attecchiscono e come rispondano a bisogni psicologici e sociali.

Come internet e i social hanno cambiato le leggende

Con l’avvento di internet, le leggende metropolitane non si sviluppano più solo nei grandi centri urbani o attraverso il passaparola faccia a faccia, ma viaggiano in rete a velocità globale. I social media hanno amplificato la platea: basta un’immagine, un meme o un post di poche parole perché una storia falsa faccia il giro del mondo in ore. Non serve più un racconto strutturato: un creepyasta, una foto ritoccata o un video decontestualizzato possono innescare intere narrazioni.

Toselli documenta questa evoluzione dalle email a catena di vent’anni fa ai creepypasta e alle “notizie horror” nate online. Un esempio spesso citato è quello dello Slender Man, figura nata da un concorso di foto modificate con Photoshop e poi diventata protagonista di film, libri e persino di tragici fatti di cronaca. In questo senso, il confine tra leggenda, fiction e realtà si fa sempre più labile.

Leggende locali: dal Piemonte ad Alessandria

Una delle peculiarità del lavoro di Toselli è l’attenzione alle leggende contemporanee locali, radicate in territori specifici e spesso legate a paure o tensioni del luogo.

  • I lupi lanciati dagli elicotteri in Val Borbera: una variante piemontese della più nota leggenda delle vipere paracadutate. Secondo la versione locale, i lupi verrebbero sganciati con paracaduti dotati di imbragature di “budello”, per poi essere liberati e lasciati vagare in autonomia. La storia mescola elementi di realtà (la presenza del lupo in alcune zone, i dibattiti sulla reintroduzione) e folklore verosimile, rendendola credibile per molti.
  • Alessandria, anni ’80: i negozi di pasta fresca e le scatolette di cibo per gatti: in città circolava la diceria che due attività fossero state chiuse perché nel retrobottega erano state trovate scatolette di cibo per gatti, usate – si diceva – come ripieno della pasta. Si trattava di una bufala, ma le due attività vissero momenti difficili a causa del danno d’immagine.

Questi casi mostrano come le leggende si aggancino a contesti concreti (un territorio, un tipo di attività commerciale) e a paure diffuse (contaminazione alimentare, perdita di controllo sul territorio).

Quando il fake diventa “vero”

Toselli sottolinea che alcune storie, nate come leggende o barzellette, col tempo sono diventate pratiche reali o fatti di cronaca.

  • La raccolta dei tappi di plastica: inizialmente inventata come giustificazione simbolica del consumismo e come forma di ambientalismo “a sforzo zero” (raccolgo tappi che avrei comunque buttato), è diventata una raccolta differenziata reale, perché i tappi in plastica sono effettivamente un materiale pregiato e riciclabile.
  • La moglie dimenticata in autogrill: per decenni è stata una barzelletta da “Settimana Enigmistica”, fino agli anni Novanta, quando a Roma–Orte un marito con figlia piccola dimenticò davvero la consorte in autogrill, accorgendosene solo a Cantù. Da quel momento la leggenda ha acquisito un caso reale di riferimento.

Questi esempi illustrano il meccanismo per cui, “a forza di discutere”, si cementa la convinzione che una storia sia vera, fino a produrre comportamenti o eventi che la confermano retroattivamente.

Perché abbiamo bisogno delle leggende

Una delle frasi più citate di Toselli riassume la funzione sociale di queste narrazioni: «Come i bambini hanno bisogno delle favole per crescere, noi adulti abbiamo bisogno delle leggende contemporanee per sopravvivere». Le leggende non sono solo (o necessariamente) errori da correggere: sono narrazioni collettive che rispondono a paure, aspettative e bisogni di spiegazione di fronte al mistero o all’incertezza.

In un’epoca di informazioni sovrabbondanti, fake news e teorie cospirative, il lavoro di Toselli e del CeRaVoLC offre uno strumento per riconoscere gli schemi delle leggende, comprenderne le radici e, senza negare il fascino del racconto, mantenere uno sguardo critico sulla realtà, anche contro il dilagare delle falsificazioni che non tutti riconoscono tali in mancanza di regole certe, confezionate con intelligenza artificiale.


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