Il verdetto della Conferenza dei Servizi ha riacceso le tensioni in una delle aree ambientalmente più colpite del Nord Italia. La Provincia di Alessandria ha autorizzato formalmente il progetto presentato dalla società Silpdue S.r.l. per la realizzazione di una discarica di rifiuti speciali non pericolosi all’interno dell’ex cava di ghiaia “La Bolla”, situata nella frazione di Spinetta Marengo.
La decisione ha immediatamente scatenato la dura reazione della comunità locale e dei movimenti ambientalisti, che denunciano una pressione ecologica ormai insostenibile per il territorio.
Il progetto: scarti ferroviari e terra di scavo
L’invaso accoglierà i materiali inerti derivanti dai massicci interventi di riqualificazione e scavo del nuovo scalo merci nel quartiere Cristo di Alessandria. Secondo l’atto provinciale, l’approvazione è giunta al termine di una complessa istruttoria tecnica e amministrativa che ha visto l’adeguamento del piano iniziale per rispondere alle prescrizioni degli organi di controllo.
L’iter ha ottenuto il parere favorevole di enti di vigilanza e sanitari:
- Regione Piemonte
- Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale)
- Asl competente
Gli enti hanno assicurato che lo smaltimento avverrà in totale sicurezza (e ci manca ancora!). Ciononostante, il piano prevede lo stoccaggio di circa 85 tonnellate di materiale contenente amianto proveniente dal cantiere ferroviario, un dettaglio che ha amplificato i timori dei cittadini.
Lo scontro politico e il “No” di Palazzo Rosso
L’autorizzazione della Provincia ha scavato un solco profondo con il Comune di Alessandria. L’amministrazione comunale di Palazzo Rosso ha espresso fin dall’inizio una netta incompatibilità urbanistica e idrogeologica, decidendo simbolicamente di non presenziare alla seduta decisoria della Conferenza dei Servizi e limitandosi a inviare una dura lettera firmata dal sindaco.
Il Comune e i tecnici contrari all’opera hanno evidenziato tre enormi criticità di natura logistica e ambientale su vicinanza con i centri abitati già penalizzati da altro tipo di inquinamento e dal fatto che non si siano esplorate alternative.
La rabbia dei cittadini: “Siamo la nuova Terra dei Fuochi”
La reazione della popolazione civile è stata immediata e rabbiosa: «Spinetta, la nuova Terra dei fuochi», è lo slogan gridato dai residenti che si oppongono fermamente all’apertura del sito di via Bolla.
La frazione alessandrina convive già da decenni con la pesante eredità industriale dello stabilimento chimico ex Solvay (oggi Syensqo), situato a pochissima distanza dalla cava e storicamente al centro delle cronache per la contaminazione da PFAS.
L’associazione ambientalista Pro Natura Alessandria ha provato fino all’ultimo a bloccare il rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). I rappresentanti di Pro Natura hanno denunciato i rischi concreti legati alla dispersione di fibre d’amianto, alla vulnerabilità della falda acquifera superficiale e al pericolo alluvionale dell’area della ex cava.
Sinistra Italiana Alessandria allarga il discorso: “Il punto non è più soltanto se vogliamo o non vogliamo la discarica. Se vogliamo o non vogliamo i magazzini. Se vogliamo o non vogliamo il polo chimico. Questo territorio va guardato nel suo complesso. E noi vogliamo farlo partendo da una posizione molto semplice e molto chiara. Vogliamo investimenti, ma non siamo disponibili a firmare assegni in bianco agli investitori”.
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