Decine di migliaia di euro alla squadra del recupero crediti (del 2025) del Comune di Alessandria. E’ la ‘quindicesima’ di agosto per alcuni dipendenti di Palazzo Rosso che sono riusciti a scovare i furbetti di Imu e Tari.
La legge infatti consente di destinare una parte delle somme recuperate dall’evasione al potenziamento degli strumenti degli uffici tributari o come bonus ai dipendenti interessati. Indovinate dove sono andati a finire i soldi?
La trasparenza, ancora una volta
Dalla lettura della determina 1546 datata un giorno prima di Ferragosto a firma del dirigente Antonello Paolo Zaccone emergono alcuni profili criticabili sul piano della trasparenza, della motivazione e della coerenza contabile.
Non c’è niente di illegale, beninteso, però ancora una volta il cittadino comune non può avere sotto mano tutti gli elementi per giudicare l’attività comunale, soprattutto quando si parla di premi di produzione non ben delineati.
La determina richiama uno stanziamento complessivo di 96.000 euro, ma la liquidazione ammonta a 61.775,21 euro. La determina non chiarisce in modo esplicito se questa somma resterà semplicemente non utilizzata, se sarà oggetto di un successivo provvedimento o se verrà disimpegnata.
Mancano i dati sul recupero effettivo
L’atto afferma che la rendicontazione dell’incassato 2025 si basa sulle somme relative a tre capitoli di entrata, ma non indica quanto è stato effettivamente incassato per IMU e Tari, quale sia stato il maggior gettito rispetto a prima, come sia stato calcolato e con che percentuale il fondo incentivi.
Bisognerebbe cercare scartoffie su scartoffie, incrociare dati, richiedere atti e far di conto; invece di avere un documento unico con allegati accessibili per valutare in un solo momento. Quale percentuale del recuperato corrisponda ai 61.775,21 euro liquidati?
La legge richiamata nella determina consente di destinare agli incentivi una quota del maggiore gettito accertato e riscosso, entro determinati limiti. Però, non presenta il calcolo numerico che collega gli incassi ai compensi riconosciuti al personale.
La regola dà anche facoltà di acquistare beni strumentali con i bonus antievasione, ma Palazzo Rosso ha preferito girare tutti i premi ai dipendenti e nulla per acquistare ‘cose’ che sarebbero finite nel cespite della PA e non nelle tasche della squadra ‘recupero crediti’.
Gli allegati essenziali non sono pubblicati
E ancora: la determina afferma che l’Allegato A è parte sostanziale e integrante del provvedimento, ma precisa anche che gli allegati sono “non pubblicabili – posti agli atti”. Proprio questi documenti conterrebbero i punteggi, i giorni lavorati e gli importi spettanti ai singoli dipendenti. Si tutelano i dipendenti e la loro riservatezza a scapito della trasparenza dell’impiego delle risorse pubbliche?
È comprensibile non pubblicare nominativi e importi individuali se ciò comporta una diffusione non necessaria di dati personali. Tuttavia, si potrebbe rendere noti almeno una versione anonimizzata o aggregata, indicando punteggi e fasce di importi percepiti.
La formula utilizzata dal Comune impedisce invece al cittadino di verificare concretamente come sia stata distribuita la somma. Non è illegittima, lo ribadiamo per i lettori che siano arrivati fino a qui, ma è poco trasparente.
A pensar male si direbbe che sia volutamente fumoso e bizantino.
La determina stabilisce che gli incentivi spettano ai dipendenti che hanno partecipato “a vario titolo” all’attività di recupero dell’evasione, includendo anche personale assegnato a settori diversi. Non vengono però spiegati nel testo chi come in che misura e quale sia stato l’apporto alla lotta all’evasione.
Anche in questo caso il mandrogno medio non può essere in grado di comprendere dalla sola determina perché quelle somme spettino proprio a quei dipendenti e in quale misura.
In altri documenti comunali quando si vuole citare un dipendente senza nome e cognome si scrive la sua matricola. Qui perché è tutto top secret?
Non sono indicati gli obiettivi raggiunti
La determina parla di “obiettivi di recupero evasione IMU e TARI”, ma non indica quali fossero i target fissati per il 2025 né se siano stati raggiunti e come. Servirebbero più dati sugli importi riscossi, le posizioni esaminate, il numero degli accertamenti. Impossibile valutare il risultato degli uffici.
La determina richiama genericamente la disciplina comunale e il contratto decentrato, ma non indica gli estremi dell’eventuale accordo sindacale con cui sarebbe stata definita la distribuzione.
La determina parla di “liquidazione tecnica”
Nel punto 5 si legge che viene effettuata una “liquidazione tecnica” dell’importo complessivo di 61.775,21 euro, dopo il parere contabile regolare. La formulazione può generare un dubbio interpretativo: si tratta della liquidazione definitiva delle somme ai dipendenti oppure di un passaggio tecnico propedeutico al pagamento?
Da un punto di vista contabile, il totale torna: 47.049,04 + 11.197,68 + 3.528,49 = 61.775,21 euro. Tuttavia, la distinzione tra compensi lordi, oneri e imposta dovrebbe essere spiegata con maggiore chiarezza ai non addetti ai lavori.
La determina richiama il fatto che il Comune di Alessandria è sottoposto a una procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Questo non impedisce automaticamente la liquidazione degli incentivi, se la spesa è prevista e legittimamente finanziata.
Tuttavia, proprio per la situazione finanziaria dell’ente, sarebbe stato ragionevole motivare meglio l’opportunità e i risultati della spesa: quale beneficio economico netto ha prodotto il recupero dell’evasione rispetto al costo complessivo degli incentivi?
Il provvedimento lascia senza risposta alcune domande essenziali, tra burocratese e diritto alla riservatezza, sebbene siano in ballo soldi pubblici.
Il documento è pertanto difficilmente verificabile dall’esterno perché rinvia a prospetti non pubblicati e non quantifica il risultato concreto dell’attività antievasione.
E non sembra che alcun consigliere comunale abbia chiesto lumi su questi premi di produzione. Il documento è passato in cavalleria perché pubblicato in pieno periodo di ferie?
E poi ci lamentiamo che il “cittadino medio” non ha fiducia delle istituzioni…
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