Acqui Terme, l’ospedale passa all’Azienda di Alessandria: cosa cambia per la sanità locale

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Il nosocomio termale uscirà dal perimetro ASL per essere incorporato nell’Azienda Ospedaliera alessandrina. Una svolta organizzativa che punta a razionalizzare la rete sanitaria provinciale, ma che solleva interrogativi sui servizi e sulla vicinanza ai cittadini.

Si preannuncia come una delle più significative riorganizzazioni della sanità nel territorio alessandrino degli ultimi anni. L’ospedale Mons. Giovanni Galliano di Acqui Terme sta per cambiare assetto gestionale: la struttura, attualmente in capo all’ASL, verrà infatti “sganciata” dalle strutture aziendali territoriali per essere incorporata nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria.

La notizia, confermata nelle ultime settimane e rilanciata anche dall’Ordine dei Medici della provincia, segna un nuovo capitolo nella ridefinizione della rete ospedaliera locale, un processo che vede l’ospedale di Alessandria consolidare il proprio ruolo di hub di riferimento, anche alla luce del suo prossimo riconoscimento come IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico).

Una scelta di razionalizzazione

Il passaggio formale dell’ospedale di Acqui sotto il cappello dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria non è un atto isolato, ma si inserisce in un disegno più ampio di riassetto della sanità provinciale. L’obiettivo dichiarato dalle istituzioni è quello di superare un assetto considerato ormai “superato e non adatto alle esigenze reali della popolazione”, come ha recentemente sottolineato il presidente dell’Ordine dei Medici, Antonello Santoro, durante l’assemblea annuale dell’ente.

L’integrazione dovrebbe permettere una gestione più coordinata delle risorse, del personale e dei percorsi clinici tra i due presidi. In un contesto di cronica carenza di medici e di necessità di ottimizzare la spesa sanitaria, l’idea è quella di creare un’unica grande azienda ospedaliera in grado di garantire standard di cura più elevati e una migliore integrazione tra assistenza ospedaliera e territoriale.

Le preoccupazioni del territorio

Tuttavia, la notizia non è stata accolta senza apprensione da parte della comunità acquese e dei comitati locali. Il timore principale è che questo passaggio possa rappresentare il primo passo verso una progressiva riduzione dei servizi offerti dal nosocomio termale, tradizionalmente punto di riferimento per tutta la valle Bormida e le zone limitrofe.

Le domande che circolano sono molte: quali reparti saranno potenziati e quali potrebbero essere ridimensionati? Come verrà garantita la continuità assistenziale per le patologie che oggi vengono trattate ad Acqui? E soprattutto, il passaggio di gestione non rischia di allontanare ulteriormente i processi decisionali dal territorio, rendendo l’ospedale di Acqui una semplice “succursale” di Alessandria?

La preoccupazione è che, in nome della razionalizzazione, si finisca per penalizzare la medicina di prossimità, costringendo i cittadini a spostamenti più lunghi per cure che oggi possono ricevere vicino casa. Un rischio particolarmente sentito in un’area, come quella acquese, che già soffre di un certo isolamento geografico e di un tessuto sociale che vede nell’ospedale un presidio fondamentale non solo sanitario, ma anche identitario.

La segreteria provinciale FP Cgil ha chiesto più chiarezza: “Ad oggi non si conoscono le procedure, gli atti, gli accordi che verranno messe in atto, al fine di definire il cronoprogramma e il passaggio in merito al personale, le attività, le strutture e i servizi
che verranno garantiti all’interno del presidio. Chiediamo l’apertura di una fase che preveda la massima informazione e trasparenza dell’operazione, un confronto preventivo con le RSU/RSA aziendali e con le sigle sindacali territoriali in merito alle ricadute organizzative e occupazionali, l’impatto sui servizi erogati, sulla mobilità del personale, la salvaguardia dei livelli
occupazionali e l’organizzazione del lavoro”.

Il ruolo dell’Ordine dei Medici

Sulla questione è intervenuto con forza l’Ordine dei Medici di Alessandria, che ha definito “necessario ed urgente” un ripensamento complessivo dell’assistenza ospedaliera provinciale. Secondo il presidente Santoro, il nuovo assetto che si sta creando, con l’ospedale di Alessandria che si avvia a diventare IRCCS e l’incorporazione di Acqui, richiede una revisione profonda dell’intera rete sanitaria, anche per ricercare “la migliore integrazione con l’assistenza territoriale”.

L’Ordine si è detto pronto a fare la propria parte in questo processo, auspicando un confronto aperto con le istituzioni per progettare insieme la sanità dei prossimi anni. Un invito al dialogo che arriva in un momento delicato, e che sarà cruciale per garantire che la riorganizzazione non si traduca in un semplice taglio di servizi, ma in un effettivo miglioramento della qualità delle cure per tutti i cittadini della provincia.

Cosa aspettarsi ora

Nelle prossime settimane si attendono i dettagli operativi del passaggio. Sarà fondamentale capire come verrà gestita la transizione, quali garanzie verranno offerte al territorio e come verrà coinvolto il personale sanitario nella definizione dei nuovi assetti organizzativi.

Per i cittadini di Acqui e della valle Bormida, la posta in gioco è alta. La speranza è che il cambiamento possa portare nuovi investimenti e opportunità per l’ospedale termale, senza però sacrificare la sua funzione di presidio sanitario di prossimità. La sfida per le istituzioni sarà proprio questa: dimostrare che la razionalizzazione non è un’eufemismo per il ridimensionamento, ma una reale opportunità di crescita per l’intero sistema sanitario provinciale.

Si resta in attesa di comunicazioni ufficiali da parte della Regione Piemonte e dell’Azienda Sanitaria Locale per i dettagli operativi del passaggio.


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