Libarna: la “piccola Pompei” del Piemonte studiata nel mondo e sconosciuta da noi. E Forum Fulvii?

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Mentre a Serravalle Scrivia il nome Libarna è noto soprattutto come società di calcio dilettantistica e meta di gite scolastiche, oltreoceano quell’antico toponimo è sinonimo di un importante cantiere di ricerca archeologica internazionale. Da quasi dieci anni, infatti, équipe statunitensi e collaboratori europei conducono a Libarna campagne di scavo e indagini che stanno restituendo un quadro sempre più ricco della città romana, con scoperte che gli stessi archeologi definiscono da “piccola Pompei”.

Il Libarna Urban Landscapes Project (LULP) e le università americane

Il cuore degli studi internazionali su Libarna è il Libarna Urban Landscapes Project (LULP), promosso dalla Boise State University dell’Idaho (USA) e realizzato in collaborazione con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo.
Il progetto è diretto dalla professoressa Katherine V. Huntley (Boise State University), archeologa e storica di età romana con esperienze anche a Pompei, e ha come direttore associato il prof. Alexis Christensen dell’Università dello Utah; al team hanno partecipato anche archeologi britannici e numerosi studenti.

L’iniziativa, avviata nel 2016 e proseguita con campagne annuali (con la pausa Covid), combina indagini geofisiche con georadar e ricognizioni con drone, per “vedere” sotto terra senza scavare; scavi stratigrafici mirati su isolati, domus e aree pubbliche; studio dei materiali e digitalizzazione dei reperti.

Grazie a queste tecniche, negli anni sono emerse parti della città fino ad allora sconosciute o solo ipotizzate: strade, isolati, interni di edifici, aree delle terme e del foro con i suoi due templi, confermando un tessuto urbano molto più esteso di quanto oggi visibile.

Gli scavi di luglio 2026: pavimenti, domus e una “piccola Pompei”

Secondo le cronache locali e i comunicati sul progetto, anche nell’estate 2026 la Boise State University ha condotto una nuova campagna di scavi a Libarna, concentrandosi in particolare su alcune domus nell’area del teatro, tra la ferrovia Torino‑Genova e la statale. Da queste indagini stanno emergendo pavimenti e strutture abitative di notevole interesse, con elementi che raccontano la vita quotidiana romana, oltre a reperti legati all’abitare (ceramiche, vetri, piccoli utensili, tessere di mosaico).

In parallelo, si cerca di valorizzare il sito anche con eventi culturali (concerti, incontri, presentazioni delle campagne di scavo), per avvicinare il pubblico a questo patrimonio ancora in gran parte da esplorare.

Libarna nel mondo vs. Libarna “da noi”

Il paradosso è evidente che a livello internazionale, Libarna è un cantiere universitario americano, oggetto di pubblicazioni, tesi, conferenze e progetti di formazione per giovani archeologi. A livello locale, per molti il nome evoca poco o niente, percepita come una tappa “minore” rispetto ad altre mete.

Eppure, come sottolineano gli stessi archeologi del LULP, Libarna è un territorio di confine tra mondo romano e popolazioni galliche, fondamentale per capire l’espansione di Roma e le interazioni culturali nell’Italia nord‑occidentale. Quello che oggi vediamo – teatro, anfiteatro, qualche tratto di strada – è solo circa un decimo della città originaria; il resto è sotto i nostri piedi, in attesa di essere letto e raccontato.

Il prossimo anno saranno di nuovo qui

Il progetto LULP è strutturato su campagne pluriennali: ogni estate si torna a scavare, a documentare e a studiare nuovi settori della città. Gli archeologi hanno più volte ribadito l’intenzione di proseguire le ricerche anche nei prossimi anni, per approfondire la conoscenza di Libarna e condividere i risultati con la comunità scientifica e con il territorio.

Forum Fulvii abbandonato

A pochi chilometri di distanza, Forum Fulvii – l’antica città romana nei pressi di Alessandria – appare oggi come un sito abbandonato: il museo chiuso, gli scavi fermi, il patrimonio lasciato a se stesso. Due nomi, due destini opposti: da una parte un cantiere di ricerca attivo, studiato e finanziato anche dall’estero; dall’altra un’area archeologica che, pur con sue potenzialità diverse, vive in una sorta di limbo, senza interventi strutturali e senza una vera programmazione, quando l’interesse per la storia antica potrebbe essere di grande interesse turistico internazionale.


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