Due appuntamenti diversi, ma legati da un unico filo conduttore: trasformare la memoria in un patrimonio condiviso della comunità. Camagna Monferrato ha vissuto una giornata di grande intensità culturale e civile con la presentazione dei Quaderni di Storia Contemporanea 77-78 dell’ISRAL – Istituto per la Storia della Resistenza di Alessandria – e con la tradizionale VII Pastasciutta Antifascista, che ha registrato un nuovo primato di partecipazione.
Il pomeriggio è stato dedicato alla presentazione della rivista scientifica dell’Istituto, che raccoglie contributi originali sulla storia del territorio e della Resistenza. Tra questi figura anche la ricerca di Luca Beccaria, dedicata alla nascita del Museo di Camagna, il percorso che ha portato dalla casa natale dei fratelli Eusebio e Vitale Giambone alla creazione di uno spazio museale capace di raccontare antifascismo, Guerra di Spagna e Resistenza attraverso le vicende di uomini e donne del territorio.
Nel suo intervento, Beccaria ha anche presentato in anteprima il nuovo filone di ricerca che accompagnerà l’attività del Museo e del futuro Centro di documentazione: lo studio dei diciotto camagnesi schedati nel Casellario Politico Centrale del regime fascista. Un patrimonio documentario straordinario, conservato presso l’Archivio Centrale dello Stato, che restituisce volti, storie e percorsi di emigrati, operai, contadini e artigiani sorvegliati dalla polizia politica perché ritenuti “sovversivi”. Dalle vicende dei fratelli Cazzulino in Australia agli antifascisti emigrati in Argentina e Francia, è emersa una rete internazionale di solidarietà e opposizione al fascismo, a conferma di come la storia di un piccolo paese possa dialogare con quella del mondo.
Gli interventi istituzionali
Gli interventi istituzionali hanno dato ulteriore spessore all’incontro. Il presidente dell’ISRAL, Mariano Santaniello, ha ricordato il tributo pagato dal territorio alessandrino durante la guerra di Liberazione, richiamando la tragedia della Benedicta, definita «la più grande strage di partigiani combattenti della Resistenza italiana», costata la vita a circa centocinquanta giovani sui monti e a un numero analogo nei campi di concentramento. «In un territorio come il nostro – ha osservato – significa che non c’è famiglia che non abbia avuto un contatto diretto con quella tragedia».
Sulla stessa linea si è inserito l’intervento del consigliere regionale Domenico Ravetti, che ha rilanciato la necessità di investire con maggiore decisione nella valorizzazione dei luoghi della memoria, inserendoli in una rete museale diffusa e sostenendone la crescita anche sotto il profilo professionale. «Il volontariato da solo non basta – ha sottolineato – la ricerca rigorosa ha un costo e la sua sostenibilità deve diventare un obiettivo delle istituzioni».
Il ruolo del museo
L’incontro ha confermato il ruolo che il Museo della Resistenza del Monferrato intende assumere: non soltanto luogo di conservazione della memoria, ma laboratorio permanente di ricerca, capace di riportare alla luce pagine inedite della storia locale e di metterle a disposizione della collettività.
La serata è poi proseguita con la VII Pastasciutta Antifascista, che quest’anno ha raggiunto un traguardo significativo. Organizzata volutamente il 25 luglio, nella data esatta della caduta di Benito Mussolini e del suo arresto nel 1943, la manifestazione ha superato il già straordinario successo dell’edizione precedente, nonostante il moltiplicarsi di iniziative analoghe organizzate nello stesso periodo in molti centri del territorio.
A metà della cena è stato ricordato il significato originario della ricorrenza attraverso la lettura del celebre passo tratto da I miei sette figli di Alcide Cervi, nel quale si racconta la prima pastasciutta offerta dalla famiglia Cervi a Campegine il 25 luglio 1943. Quel piatto di pasta distribuito gratuitamente rappresentò la speranza che la guerra fosse finalmente finita e che cessassero lutti e sofferenze. Solo in seguito sarebbe iniziata la stagione più difficile della Resistenza armata, ma quella tavolata rimase il simbolo della libertà ritrovata e della condivisione.
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