La mappa degli invisibili: dove dormono i senzatetto di Alessandria

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Alessandria affronta un’emergenza abitativa crescente, con circa 25 persone senza fissa dimora che dormono all’aperto ogni notte, più decine in rifugi precari come fabbriche dismesse e occupazioni abusive. Queste poche righe non mirano a creare sensazionalismo, ma a tracciare una “mappa” dei luoghi noti alle associazioni e alle istituzioni, ma meno ai cittadini. Per fotografare una realtà drammatica e stimolare riflessione e sentimenti (anche contrastanti) su povertà e immigrazione in espansione.

Punti caldi delle presenze notturne

Da ex concessionarie abbandonate alla vecchia centrale del latte con annesso spaccio. Ogni luogo non custodito è utile per trovare un riparo per la notte, soprattutto in questo periodo freddo.

Non solo persone irregolari, ma anche poveri, senza fissa dimora e poveri lavoratori che non riescono a racimolare abbastanza per un tetto dignitoso.

Le segnalazioni di occupazioni – soprattutto notturne – sono sempre più frequenti, segno di una situazione sempre più difficile da controllare anche per le associazioni e per quegli enti che negli anni si sono dedicate (più o meno in modo volontario) del fenomeno di chi vive all’addiaccio.

Si calcola che le persone che vivono in alloggi abusivi, solai, cantine siano una cinquantina. Per non parlare di chi bivacca nei pressi della stazione ferroviaria e tra i giardini pubblici, persino lungo gli argini del Tanaro e della Bormida.

Aggregando i dati delle segnalazioni, dei dormitori Caritas (maschili e femminili), si può contare un centinaio di individui che trascorre le notti in rifugi di fortuna.

Il fenomeno è legato anche alla povertà diffusa (quasi 100 sfratti pendenti) e immigrazione irregolare, aggravati da inflazione e crisi post-pandemia; sono italiani in difficoltà o migranti senza documenti. Caritas nota un aumento del 20-30% annuo nei dormitori, durante l’emergenza freddo.

Ripercussioni sociali su tutti

Inutile far finta cdi niente e che il problema non ci tocchi da vicino: non c’è solo un problema sanitario di igiene , malattie. la vita ‘alla giornata’ può portare a furti di sopravvivenza se non furti e rapine. Nascono tensioni sociali legati all’immigrazione non gestita ad ogni livello, oltre che a un ‘sovraccarico’ per gli enti di volontariato e per l’aumento dei costi legati ai servizi sociali e di prima necessità.

Questa fotografia invita a politiche integrate: housing, formazione, lavoro e controlli mirati, prima che la marginalità diventi emergenza cronica

https://www.google.com/maps/d/u/0/edit?mid=148RAr6HrpSuXmak06ZtleJMQwxlRkGs&usp=sharing


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