Abonante: “Alessandria ha voltato pagina: meno debiti, più servizi e crescita (oltre la logistica)”

L'intervista

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Alessandria sta attraversando un periodo felice? Per il primo cittadino c’è stato un miglioramento anno dopo anno, con tanti aspetti della vita quotidiana messi a posto. Ecco le sue risposte.

Sindaco Abonante, lei dice che dal 2012 Alessandria ha voltato pagina. In che senso?
«In questi anni la città ha preso coscienza degli errori del passato. È finita l’epoca in cui si pensava di poter spendere e sperperare facendo debito su debito. Ho vissuto politicamente tutta quella vicenda, dal dissesto in poi, e posso dire – come altri – che anno dopo anno c’è stata una crescita e un miglioramento oggettivo. La città ha capito che certi errori non si possono più ripetere».

Quali sono, numeri alla mano, i segnali di questo miglioramento?
«Intanto la popolazione: abbiamo 2.800 abitanti in più, e non si possono spiegare solo con i nuovi insediamenti logistici che hanno portato circa 400 posti di lavoro. C’è un mercato immobiliare in fermento, si percepisce un clima diverso, di maggiore fiducia. Questo non succede in un territorio che ritiene il Comune ancora inaffidabile, ma in una realtà che sente che la pagina del disastro di vent’anni fa sia stata davvero chiusa».

Le difficoltà di cassa del Comune?
«Le difficoltà di cassa ci sono, ma derivano soprattutto dal fatto che il Comune anticipa spese che devono poi essere rimborsate da Stato, Regione o Unione Europea. È una situazione comune a tanti enti locali. Se avessimo tutti i trasferimenti nei tempi giusti, non avremmo particolari problemi di bilancio. Siamo lontani anni luce dai tempi del dissesto e dei buchi fuori controllo».

La Corte dei Conti è stata spesso molto severa con Alessandria. Oggi che cosa dice?
«Proprio la Corte dei Conti ha indicato Alessandria come esempio di come si possono ristabilire i conti dopo anni di sprechi. Non è un passaggio secondario: significa che le misure di risanamento, pur dolorose, hanno funzionato. Abbiamo tenuto duro e, con il senno di poi, possiamo dire di aver avuto ragione a insistere su una gestione prudente».

«Le buche contano quanto i teatri: niente politica elitaria»

Molti cittadini però si lamentano per buche, cantieri e disagi quotidiani. Come risponde?
«Rispondo che li capisco. Alla gente interessano le buche almeno quanto i teatri. Io non ho mai avuto un approccio elitario alla politica: rispetto chi chiede strade migliori come chi chiede musei, eventi e cultura. Non cerco scuse, ma ci siamo rimboccati le maniche per quello che potevamo fare. I lavori creano disagi, è vero, ma sono tutti fondamentali».

In che cosa sono “fondamentali”, concretamente?
«Stiamo intervenendo sui sottoservizi: acqua, luce, gas, teleriscaldamento, fibra. Sono opere che non si vedono subito ma che portano benefici ambientali, di efficienza energetica e, alla fine, anche al rifacimento delle strade. È l’esatto contrario dell’idea di “grande opera inutile”: qui si lavora su ciò che serve ogni giorno ai cittadini. Più popolare di così, francamente, è difficile».

Quindi è anche un tema di comunicazione?
«Esatto. È nostro compito spiegare ai concittadini che cosa stiamo facendo e perché. Se vedi solo il cantiere ti arrabbi, se capisci che da lì passa il teleriscaldamento o la fibra che userai per i prossimi vent’anni, cambi prospettiva».

«Con i sindacati abbiamo difeso la città: i tribunali ci danno ragione»

Si è parlato di scontro ‘anomalo’ tra sindaco di sinistra e sindacati su alcune vertenze comunali. Cosa è successo?
«Io non mi sono “scontrato” con nessuno. Abbiamo fatto gli interessi della città, questo sì, e tutti i gradi di giudizio ci stanno dando ragione. Non abbiamo tagliato per sport, abbiamo corretto situazioni che non erano più sostenibili».

Per esempio?
«Penso ai servizi pubblici locali: raccolta rifiuti, parcheggi, mense. Abbiamo cambiato molte cose che non funzionavano. In certi casi non solo non si è perso lavoro, ma siamo nelle condizioni di creare qualche posto in più, altro che in meno. La linea è chiara: servizi più efficienti, conti in ordine e tutela dell’interesse generale».

«Sicurezza: meno chiacchiere, più agenti, luce e telecamere»

Sul tema sicurezza?
«Criticare o lodare il Governo al bar serve a poco: sulla sicurezza si agisce insieme. Il Cosp, il comitato per l’ordine e la sicurezza che viene convocato dal Prefetto, da anni chiede tre cose molto concrete: più agenti, più luce e più telecamere. Noi ci siamo mossi in quella direzione».

Con quali risultati?
«Quando siamo partiti avevamo 64 agenti di polizia locale, a fine mandato arriveremo a 80. Abbiamo installato nuove telecamere di videosorveglianza non solo in centro ma anche nei sobborghi, cosa che non era mai successa prima. E stiamo cambiando l’illuminazione in tutta la città, con nuovi impianti a led più efficienti e più sicuri. Questo è quello che un Comune può e deve fare.»

C’è stata una scelta netta su Amag Reti Idriche
«Sì, abbiamo spazzato via l’affidamento così come era stato blindato dalla precedente amministrazione dentro un progetto pomposamente definito “smart city”. Noi abbiamo riportato la discussione sui binari della sostenibilità economica e della tutela di un servizio essenziale come l’acqua. Non ci interessano le etichette, ma la sostanza».

E quali sono adesso le priorità?
«Ci sono ancora molte cose da fare: nuove luci in piazzetta della Lega, piazzetta Marconi e in altri punti sensibili della città. Noi facciamo la nostra parte sul fronte urbano, il resto spetta alle forze dell’ordine che apprezzo per il loro impegno. Non giudico e non voglio fare polemica, ma rivendico con forza ciò che compete al Comune – fatto – e cosa no».

«I social non sono un palco: sono un modo per restare vicini»

Lei è molto presente sui social nel senso che risponde ai commentatori. È una scelta di comunicazione o di politica?
«Tutte e due le cose. Ho un approccio popolare alla politica e i social sono semplicemente un altro modo per stare vicino ai cittadini, nel conflitto e nella concordia. Ascolto critiche, rispondo alle domande, spiego le scelte. Non sostituiscono l’incontro diretto, ma aiutano a tenere aperto un canale continuo».

La parte più difficile del fare il sindaco qual è?
«La rinuncia alla vita privata. Sapevo già che si sarebbe ridotta tantissimo: c’è poco tempo per lo sport, per gli affetti, per una vita “normale”. Ma lo sapevo e l’ho accettato. Fare il sindaco è un’esperienza stupenda: è faticosa, certo, ma mi sento fortunato a poterla vivere proprio ad Alessandria».


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