In provincia di Alessandria sono scomparse squadre e atleti dopo decenni di campionati storici. Resiste la ‘sede’ dei Brothers a Silvano d’Orba, ultimo filo con il diamante del Cristo.
Chissà se le imprese della nazionale di baseball italiana, capace di battere nazioni che hanno mazza e guantone nel Dna come Messico, Porto Rico e Stati Uniti, riusciranno a rinverdire l’entusiasmo per uno sport che, in Italia, non è mai davvero decollato. Eppure al quartiere Cristo di Alessandria, in via Brodolini, i Blue Sox avevano la propria casa (base) e per almeno un ventennio hanno fatto giocare decine di appassionati, trasformando quel campo in una piccola oasi di sport ‘alternativo’ al calcio.
Oggi di quella attività, non solo in città ma in tutta la provincia, non è rimasto molto. Anzi, pochissimo. Era il 2015 quando i Blue Sox consegnarono le chiavi del diamante al Comune, che lo ha poi riconvertito a campo da calcio, chiudendo simbolicamente un capitolo della storia del baseball cittadino durato circa 25 anni e già messo in discussione da anni di incertezza sulla sorte dell’impianto.
Eppure, da quelle ceneri qualcosa è rinato. Proprio alla fine del 2015 nasce infatti l’Asd Brothers Baseball & Softball Club (attuale presidente Chiara Dimarco), società che raccoglie l’eredità dei Blue Sox di Alessandria e dei Gryphons di Genova, scegliendo di continuare a vivere tra Piemonte e Liguria. La sede legale resta in provincia di Alessandria, a Silvano d’Orba, quasi un filo invisibile che tiene legata questa storia al territorio alessandrino nonostante la squadra oggi si alleni e giochi soprattutto in ambito ligure e pavese.
«Ho voluto mantenere la sede legale in provincia di Alessandria, a Silvano d’Orba, per una questione affettiva e perché la federazione piemontese si è sempre dimostrata disponibile ad aiutare le squadre minori», racconta il 36enne Stefano Garziano, anima dei Brothers. I giocatori oggi arrivano soprattutto da Liguria e Pavese, tranne uno, ma il legame con le origini resta un elemento identitario e sentimentale che il gruppo difende con tenacia.
Una passione nata per caso
La passione di Garziano per il baseball nasce quasi per caso. «Come capita da piccoli, se ne provano un po’. Prima tennis, poi calcio. Ma mi ero stancato – racconta – volevo praticare uno sport diverso dal solito. Ero indeciso tra baseball e pallamano, ma dal primo allenamento in cui andai per curiosità, dopo aver letto un semplice volantino, non ho mai più smesso». Ha trascorso anche il quarto anno delle superiori negli States: «Ero troppo scarso per giocare in una squadra locale», scherza, ma quell’esperienza ha consolidato un amore che non si è più spento.
Come succede spesso negli sport ‘minori’, è l’ambiente a fare la differenza: amicizia vera, spirito di famiglia, capacità di tenere insieme persone che macinano chilometri pur di allenarsi e giocare. Il gruppo ha resistito alle difficoltà logistiche – prima gli allenamenti a Vercelli, ora a Sannazzaro, nel Pavese – e ai costi di una stagione di serie C: «La stagione costa 7.500 euro. Ci autotassiamo per partecipare. E poi ognuno si sobbarca i costi per le trasferte», spiega Garziano.
Da Sox a Brothers, il filo conduttore è sempre lo stesso: non arrendersi. Per chi si avvicina a un’attività non ‘mainstream’ la domanda è inevitabile: cosa vi appassiona a tal punto da affrontare spese, trasferte, campi in affitto, nella speranza di contagiare qualche giovane con la stessa passione? La risposta sta anche nella natura stessa di questa disciplina.
«Uno sport eterogeneo»
«Il baseball è uno sport eterogeneo: si batte, si corre, si lancia, si riceve. Puoi essere scarso in uno di questi ruoli ed eccellere in un altro», spiega Garziano. Sembra difficile colpire quella palla veloce, ma alla fine, come in qualsiasi altro sport, è l’allenamento che fa la differenza. Nei corridoi delle scuole, nei campetti di periferia, nelle chiacchiere dopo le partite, l’idea è sempre quella: far provare, perché basta un turno in battuta ben riuscito o una presa al volo per capire perché vale la pena continuare.
Intanto i Brothers – «dal 2015 la squadra di baseball di Silvano d’Orba» – continuano il loro cammino nei campionati federali, navigando tra la serie C e, in passato, anche una storica promozione in serie B conquistata nel 2018, prima della rinuncia alla categoria per motivi economici. Senza dimenticare le iniziative giovanili tra Liguria e Piemonte, dalle under 12 Tigers Bro’s di Alessandria fino alla recente collaborazione con Sanremo che ha portato a un titolo regionale U15.
È la dimostrazione che, anche se il diamante del Cristo non esiste più, il baseball alessandrino non è scomparso: ha solo cambiato nome, colori e coordinate geografiche. Resta lì, pronto a rinascere ogni volta che qualcuno afferra una mazza, si piazza nel box di battuta e guarda verso quel punto ideale in cui, per un istante, Alessandria torna capitale di un piccolo grande sogno in diamante.
Box – I Blue Sox di Alessandria, il diamante del Cristo
Per oltre vent’anni i Blue Sox sono stati il volto del baseball alessandrino, prima arrangiandosi su un campo da calcio e poi conquistando finalmente un vero diamante in via Brodolini, nel cuore del quartiere Cristo. La società ha raccolto l’eredità della tradizione cittadina nata già nel dopoguerra – quando Alessandria fu anche protagonista nei campionati nazionali – portandola nei campionati minori con la denominazione Blue Sox e aprendo le porte a decine di appassionati, dai senior ai più giovani.
Sul diamante di via Brodolini i Blue Sox hanno disputato stagioni in serie C federale e Coppa Italia, arrivando fino ai sedicesimi di finale e ospitando squadre da tutto il Nord Ovest, dal Castellamonte al Piacenza, in partite spesso molto partecipate dal quartiere. La gestione del campo era affidata proprio alla società alessandrina, che però nel 2015, complici le difficoltà economiche e organizzative, ha dovuto restituire le chiavi al Comune, aprendo la strada alla riconversione dell’impianto in campo da calcio.
Con la chiusura dei Blue Sox si è spento l’ultimo diamante cittadino, ma non la memoria di quella esperienza: è da quelle stagioni, dalle maglie biancoblù e dalle domeniche al Cristo, che nasceranno pochi mesi dopo i Brothers, decisi a non far uscire definitivamente il baseball dalla provincia di Alessandria.
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